Basta poco per chiamare, ma serve coraggio per provare

Mi piacerebbe chiamare una persona di tanti anni fa.
Abita ancora nello stesso posto, mi dice Google.
Un clic e mi ritrovo davanti a quella casa dove sono stato, con foto a 360 gradi.
Il numero e’ li e non c’e’ nemmeno la scusa del telefono e dei costi, che fra cellulari e offerte speciali posso chiamare dove voglio.

Ma cosa potremmo darci e dirci, dopo esserci persi di vista per 17 anni?
E soprattutto, quale lama nel cuore potrebbe affondare se mi dicesse che non lo sente piu’ neppure lei o magari di peggio, con tutte quelle sigarette e quel modo di guidare…
Almeno avesse una mail, sarebbe piu’ facile e meno diretto,
ma sembra che lei sul web non esista…

Da una parte vorrei provare, dall’altra non voglio rischiare.
Forse e’ meglio se resti nel baule dei ricordi, cara amica di ieri…

E’ passato anche gennaio

E’ passato anche gennaio.
E’ stato un mese caratterizzato da una sola cosa bella: un esame di controllo in famiglia andato bene. E’ la cosa piu’ bella e piu’ importante e si’ basterebbe questo a definirlo bello e a superare tutto il resto.

Poi c’e’ stata la mia scelta di lasciare una cosa iniziata con un amico, perche’ il terzo fra noi che credevo amico in tanti anni e’ rimasto uguale, ma io no, e invece di farmi avvelenare oggi preferisco lasciare.

Poi c’e’ stata una persona che, di nuovo, mi ha fatto male. E forse io a lei.

Poi c’e’ stato il mio regalarmi un anno di lynda.com e il bellissimo Construct2, per esplorare mondi diversi. Poi c’e’ stato il solito virus-senza-febbre-che-ti-mette-KO…

In sottofondo pero’ c’era sempre un buco, una sensazione che non ricordavo da parecchio tempo e che regalava flash angoscianti che non capivo ma che ho dovuto e voluto razionalizzare.
E purtroppo so benissimo cos’e’. Non che razionalizzare sani, ma la verita’ e’ che per certe cose un’epoca e’ finita. Magari e’ solo un momento, magari arrivera’ un’altra epoca, magari sbaglio pure ma e’ quello che sento e vedo. Va bene cosi’, in fondo e’ giusto, in fondo e’ tutto normale e forse pure io faccio stare le persone cosi’ a volte, pero’ non essere piu’ cercati e considerati come prima in un rapporto d’amicizia fra i piu’ preziosi fa il suo effetto.
C’e’ chi ai cambiamenti reagisce diventando appiccicoso e chi se ne sta in disparte, cercando di riempire la propria vita di pensieri, parole (non sempre giuste), impegni. Ma quel buco resta e sai che ci vorra’ del tempo per riadattarti alla nuova realta’, sempre tenendo nel cuore le cose preziose che hai avuto e aspettando a cuore aperto il domani.

Non e’ un post contro nessuno, sto parlando a me stesso per rileggermi quando ne avro’ bisogno.

Aborto: una questione mal posta?

La scorsa primavera ho avuto uno scambio di vedute con una rappresentante del Movimento per la vita su Lettera Aperta, il foglio della mia parrocchia. Lei si lamentava dei giovani che usciti dalla Messa non correvano a firmare contro l’aborto. Io ho ritenuto di dire la mia sull’importanza di una corretta educazione sentimentale e sessuale, sul certamente prezioso aiuto da dare alle donne nel momento di una simile scelta ma anche sull’insindacabile diritto delle stesse a decidere se portare avanti una gravidanza o meno.
Di questo dialogo ha parlato anche don Armando a modo suo ;)
Ci sarebbe potuto essere un seguito in un confronto diretto e sereno col presidente del MpV di Venezia ma si arrivo’ all’estate che io vissi fisicamente molto male.

Da allora io ho in cuore un pensiero e lo propongo ora con l’avvicinarsi della “Giornata per la vita”.
Il mio pensiero, che nasce dal commento di don Armando sugli opposti integrismi e i dialoghi non costruttivi, e’ che forse tutta la questione e’ posta in modo sbagliato.

Non ci sono “pro vita” e “pro morte”, ci sono “pro vita” e “pro scelta”, ma non c’e’ nessuna ragione per cui la “scelta” debba avere come conseguenza la fine del nascituro. Oggi si’, ma domani?

Buttiamo via slogan e definizioni su cos’e’ la vita e cosa no e mettiamoci a studiare un modo per prendere l’embrione o il feto dalla donna che non vuole portare avanti una gravidanza e trasferirlo nell’utero di una delle tantissime donne che vogliono disperatamente avere un figlio e per mille motivi non possono!

Possiamo fare trapianti e sappiamo operare un bimbo ancora nella pancia della mamma, davvero non siamo in grado nell’immediato o di qui ai prossimi anni di trasferire un embrione o un feto?

Bello sara’ il giorno in cui il diritto di scelta sara’ riconosciuto naturale e altrettanto lo sara’ il diritto di “trasporto”. Non aborto, trasporto.
Certo, c’e’ chi dovra’ digerire qualcosa che va oltre la “fecondazione eterologa” ma questa soluzione non e’ forse il male minore per quanti ritengono l’aborto un assassinio?

Chiedo agli anti-abortisti: se la scienza ci portasse a questo traguardo, sareste a favore o contrari come lo siete per l’aborto?
E se siete a favore, non lasciate morire questa idea in un blog ma fatela vostra e parlatene. La mera contrapposizione e’ inutile e di fronte a possibili alternative e’ anche assurda!

Io (che andavo per le strade di quartiere)

Io che se mi riversi mille insulti cerco ancora il dialogo e ti perdono anche se mi costa.

Io che quando ci ricadi dico basta e rispondo sforzandomi di non usare arco e frecce velenose.

Io che imparo che un blocco vale piu’ di mille flame.

Io che dieci minuti dopo mi trovo a dimenticare tutto, ritrovare la voce serena e chiamare una persona che ha bisogno di una parola di conforto.

Io che mi sento piu’ vecchio e che oggi apprezzo anche i primi riflessi grigi fra i capelli.

Io che mi piaccio. E omaggio Califano con il titolo ;)

PS: alla fine l’oro nella sfida di NFS Rivals l’ho preso. E anche la serenita’ l’ho ritrovata. Perche’ a volte dire “no” a cio’ che non ci fa bene la fa trovare.

Guidare sul bagnato

Appunto queste riflessioni mentre tento per l’ennesima volta di prendere l’oro in una “risposta rapida” su Need For Speed Rivals.

Piove (nel gioco) e il terreno e’ sdrucciolevole, anzi diciamo che si scivola che e’ una bellezza. Proprio come nella vita in fondo.
Si scivola quando invece di chiamare un amico e parlarsi a voce si usa la rete che, come dice don Gianni, va bene quando i rapporti sono ok, altrimenti peggiora solo le cose.

Si scivola quando si pensa che una persona in quasi 15 anni sia cambiata da cosi’ a coli’, ci si confida, ci si sfoga magari giocosamente, ci si apre in un certo modo e… apriti cielo. Passa un giorno, ne passano due e quella persona di colpo usa tutta l’energia che ha per attaccare, offendere e peggio che mai seminare zizzania fra gente che mai si direbbe certe cose. Oh, per evitare problemi: parlo di persone che non leggono questo blog, nessuno dei lettori abituali si senta tirato in ballo ;)

Ho sbagliato io, di recente, varie volte, ad abbeverarmi in posti dove circolava troppa negativita’ che mi e’ entrata in circolo. Ora ho bisogno di ritrovare chi sono oggi, chi ho scelto di essere oggi. Un aiuto involontario me l’ha un piccolo fatto successo oggi in un negozio al quale ha reagito il Gabriele che sono oggi. Il resto me lo dara’ la funzione “blocca”. Non ero solito usarla ma ha un doppio pregio: tiene lontano da me le occasioni di negativita’ e tiene me lontano dalle suddette visto che se no continuo a pensarci.
Chi mi conosce ritrovi il Gabriele di questi anni. Chi si concede il lusso dell’insulto esca dalla mia vita. Ho faticato a trovare un po’ di serenita’ e un equilibrio precario e non voglio perderlo per chi, magari partendo da un frainteso, arriva a certi punti.

E’ ora che io usi un po’ piu’ di autodisciplina, anche nella scelta delle persone con cui stare e con cui dividere sogni e progetti. Perche’ ho tanti difetti ma nessuno puo’ permettersi di trattarmi in un certo modo.

Si puo’ anche guidare sul bagnato, ma bisogna stare molto attenti.
Ho pensato troppo e non ho preso l’oro. Adesso vado a un “posto di comando” e chiudo: per oggi ho giocato mezzora e mi basta. Le cose van fatte con moderazione :)

Emozioni in colore e suoni!

Io mi nutro di colori, di suoni, da sempre!
I colori mi danno emozioni, i suoni mi regalano colori e, alcuni, anche sapori.
E’ la sinestesia. E’ il mio cervello ove tutto e’ collegato.

Devo solo far cadere i freni, dare un senso a tutto questo e inventare qualcosa che non c’era. Gli strumenti li ho, le capacita’ anche e tutto sommato credo anche la creativita’.

Senza accorgermene il primo passo l’ho fatto oggi quando prima ho “divorato” i colori e i riflessi della citta’ nella pioggia e poi ho “scoperto” che avere una cartella con 267 sfondi e farli apparire in ordine casuale mi regala emozioni profondissime anche nell’uso quotidiano del PC…

Propositi 2014

Propositi per l’anno nuovo: fare ordine.
Fare ordine nei sentimenti, negli impegni, nelle carte nella scatola dei documenti, nelle persone che rivorrei e in quelle che vorrei nella mia vita. Fare ordine in cio’ che devo e che voglio fare, nelle cose da imparare. Nell’angoscia che deve lasciare spazio alla speranza. Avere cura di chi e’ nella mia vita e vivere pensando e ricordando che il mondo finira’, ma non domani e ci portera’ fortuna non perderci di vista mai, domani…

Arriva il Tardis!

Dalla settimana prossima in casa mia entrera’ il Tardis.
No, non ho comprato una cabina blu della polizia ne’ il Dottore verra’ a farmi visita (se non la capite cercate in Rete Doctor Who).

Tardis sara’ il nome con cui battezzero’ il mio prossimo computer.
Il primo PC che ho comprato, nel 1999, l’ho chiamato DS9, come la stazione spaziale di Star Trek. Nel 2004 sono passato a un Pentium4 che ho chiamato Stargate-SG1 in onore della serie e perche’ mi spalancava nuove possibilita’.
Nel 2009 sono passato a un i7 920 che ho chiamato Destiny, pensando alla misteriosa e potentissima nave di Stargate Universe.
Dopo cinque anni, tempo nel quale spremo abbondantemente una macchina usandola molte ore al giorno, il prossimo sara’ il Tardis, non solo perche’ da poco ho scoperto e amato Doctor Who ma perche’ sara’ piccolo fuori e… piu’ grande dentro, con un hardware che conto mi accompagni per altri 5 anni o magari di piu’ visto che e’ meglio bilanciato che in passato.

Ecco dunque le specifiche:

– L’alimentatore e’ un COOLER MASTER Serie G700 80Plus da 700W Silent, potente per cio’ che dovra’ alimentare ma silenzioso.

– Per il case avevo pensato al cosmos 2 ma era TROPPO grande… quindi Antec p280 che e’ piu’ che sufficiente e ha abbondanti prese anteriori (due usb2 e due usb3), oltre che un buon numero di baie, filtri facilmente pulibili e abbastanza ventole da 120mm. In piu’ questo case semplifica il montaggio di dissipatori per la CPU.

– Il raffreddamento e’ stato il punto debole del vecchio PC: la CPU con il dissipatore di serie e un’aerazione non perfetta scaldava troppo e quindi ho dovuto usarlo con potenza ridotta e negli ultimi tempi ho dovuto rinunciare a fare alcune delle cose per cui l’avevo scelto perche’ le temperature arrivavano a valori inquietanti (e questa estate ho avuto diversi problemi hw…). Dunque fin da subito un bel Noctua NH-L12 montato sul processore!

– E il processore quale sara’ mai? Niente, un i7 4770k quad core da 3.5ghz (che puo’ arrivare a 3.9).

– Comparto memoria: 16gb in due banchi da 8gb (vedo che si torna al dual channel dopo la fase triple channel).

– Comparto hard disk: qui si fa il salto, con un SSD da 250gb Samsung Evo 840 accompagnato da un disco di lavoro da 1tb Western Digital.

– Come scheda video ho scelto di passare da AMD/ATI a nVidia con una GeForce GTX 760 2gb ddr5. In questi anni ho imparato a mie spese che Adobe e le applicazioni OpenCL supportano meglio nVidia di AMD.

– Tutto questo si appoggia su una scheda madre e qui ho fatto il vero salto, spero buono. Da quando uso i PC ho schede madri Asus ma in questo periodo ho guardato bene molte recensioni e mi sono reso conto che la maggior parte delle cose della ASUS z87 NON mi servivano come non mi servono molte cose nella MB che ho ora (e le ho disattivate per velocizzare il boot). Quindi, visto che in molti siti parlano bene della Gigabyte GA-Z87-HD3 e che temo di avere un bel “brand bias” verso ASUS, ho scelto quella, accertandomi della qualita’ nel lungo termine. In piu’ mi piacciono il dualbios, che mi da piu’ sicurezza per gli aggiornamenti, e alcune caratteristiche hardware.

– Infine come sistema operativo ho scelto di restare con Win7 64bit Professional perche’ alcune cose che mi servono non sono garantite sull’8.

Me lo assemblano e testano da mercoledi’ e sara’ pronto sabato prossimo (o mal che vada lunedi’ 23) cosi’ ho una settimana per prepararmi al trasloco e configurero’ il mio nuovo ambiente di lavoro in giorni abbastanza tranquilli. Bene cosi’.

Come ho detto, cambio computer raramente quindi cerco di scegliere qualcosa che duri a lungo. Questa volta credo d’aver scelto meglio di cinque anni fa :)

Gente

Che senso ha impegnarsi, essere leali, pensare agli altri, donarsi agli altri nel rispetto quando il mondo e’ pieno di gente che mette se stessa davanti agli altri, davanti ai sentimenti degli altri?

Ha un senso ed e’ giusto ma certe cose fan male. Esserne testimoni oppure esserne vittime o anche solo leggerle fa oscillare, anche se poi si ritrova il senso di cio’ che e’ giusto, almeno chi lo ha, lo cerca o spera di averlo o vorrebbe averlo.

[…]

La serata ha portato un altro inatteso evento.

Io pero’ vado a letto ascoltando-mi “La cura” di Franco Battiato.

Io e la Creative Cloud

Io non amo i programmi Adobe.
I loro installer sono lenti, chi ha una licenza lecita spesso pena piu’ di chi sblocca il programma illecitamente, ci sono bug assurdi per programmi definiti professionali. Fino all’anno scorso, poi, i loro programmi costavano un sacco e dopo averli acquistati si riceveva al limite qualche bug fix ma quasi nessuna nuova funzionalita’ salvo comprare, due anni dopo, un nuovo pacchetto.

Io pero’ uso i programmi Adobe. E pure legalmente, sebbene con contratto di favore per l’ambito in cui l’ho fatto finora.
Uso dal 2007 Photoshop, Premiere, InDesign e mi riprometto sempre di imparare After Effects e Illustrator. Fermo restando quanto detto su, ritengo questi programmi molto validi o per lo meno non ho trovato alternative gratuite di pari livello. Se ce ne sono, fatemele conoscere.

Io ho criticato fermamente Adobe per il passaggio al modello software-as-a-service che di fatto ti noleggia il software invece di vendertelo. Sono convinto non sia una buona scelta e che se non altro dovrebbero consentire alle persone di continuare a usare i prodotti quando interrompono il noleggio. Non nascondiamoci dietro a un dito: farlo e’ possibile, ma non e’ legale ne’ esente da rischi, quindi magari ci sara’ chi lo fa ma dovrebbe essere un diritto garantito dall’azienda.

Io pero’, pur avendo fermamente criticato questa politica, sabato ho aderito a un’offerta speciale di Creative Cloud.
Perche’ mai, dira’ il lettore?
Beh, e’ una scelta molto ragionata frutto del fatto che negli anni e da molte esperienze ho capito che coerenza non vuol dire non cambiare mai idea e che le situazioni vanno valutate oggettivamente.

Intanto, a cosa ho aderito? Ad avere, a 12 euro/mese, Photoshop CC, Lightroom, 20gb di spazio cloud e la possibilita’ di pubblicare le mie creazioni su Behance (da solo vale 100$/anno), casomai volessi farle conoscere.

Come mai ho fatto questa scelta?
Prima di tutto perche’ a settembre 2014 mi scade la promozione dei 50gb gratuiti su Dropbox ricevuti acquistando l’S3 due anni fa. Non metto nella cloud documenti privati ma la trovo utile per fare backup di cose su cui sto lavorando (se muore l’HD accendo il portatile o il cell e recupero tutto…) e se necessario condividerle con altri.
Se comprassi spazio extra su dropbox lo pagherei 9.99$/mese, quasi come questa offerta Adobe, che pero’ mi offre un software che ormai uso per tantissime cose, dalla fotografia all’elaborazione un po’ fantasiosa di immagini, alla grafica per siti. Poi c’e’ Lightroom ma su quello mi soffermero’ in un altro post, che io e lui dobbiamo ancora conoscerci.

OK, e’ un noleggio. Ma mi sta bene alla fine, perche’ non e’ troppo diverso dal pagare ogni due anni un upgrade plan. Certo, ottengo meno programmi e non mi restano se lo interrompo (ma ho sempre le versioni vecchie, se la CS6 si puo’ definire vecchia), e su questo insisto nella critica, pero’ finche’ lo tengo potro’ avvantaggiarmi delle migliorie che stanno implementando, a partire da Generator che semplifica molto la creazione di template grafici. In piu’ questo e’ mio, non sono vincolato legalmente e moralmente all’uso in un certo contesto.

Insomma, il noleggio del software non mi piace ma e’ un’opportunita’ che ho colto al volo. E magari e’ l’occasione per trovare il coraggio di far conoscere le mie creazioni ed elaborazioni, anche se quando guardo le cose presenti su Behance mi sento piccolo piccolo…

E non so, forse e’ la mia voglia di creare che si fa piu’ pressante e mi ha spinto in questa direzione. Magari fra un anno cambiero’ idea ma al momento sono felice della scelta e del regalo di Natale anticipato che mi sono fatto.

“Andare via non ti serve a niente…”

“Andare via non ti serve a niente…”
Cosi’ cantano i Pooh in una canzone di una trentina d’anni fa sulla fuga dai dispiaceri.
E io voglio dirlo a chiare lettere: andare via non serve a niente, ma puo’ fare male. Puo’ fare male a chi resta, a chi conta su di noi, alle persone per cui siamo importanti.
Si cade, cadiamo tutti, e’ perfettamente umano essere tristi o stanchi, depressi o disperati. Ma andare via non serve a niente e anzi e’ un atto profondamente egoista. Si puo’ andare via solo se chi ci vuole bene lo capisce e ci appoggia (e qui parlo del suicidio assistito dei malati incurabili) altrimenti no.
Lo scrivo per me, a futura mia memoria: andare via non ti serve a niente.
Il resto viene da se’.

10

Non sono solo dieci anni che ho un blog. Sono anche dieci anni da quel 17 ottobre 2003 che ha segnato cosi’ tante vite.

Oggi non sento nel cuore molti discorsi, anche perche’ ti ho ricordata altrove e meglio, facendo vivere il ricordo di te in chi nemmeno ti aveva conosciuta. Oggi voglio solo riflettere su una cosa: se perdiamo una persona cui volevamo bene ci resta un buco nel cuore. Allora non buttiamo il tempo e non consideriamo numeri, magari inevitabili, i morti elencati quotidianamente dai TG. Sono vite spezzate e lasciano dolori. Preghiamo per chi va e per chi resta o doniamo loro un pensiero di speranza. E lo stesso cerchiamo di fare per chi e’ ancora con noi ma spesso non apprezziamo abbastanza. Lo dico prima di tutto a me stesso…

Anche se
va un attimo via la luna
ogni addio può essere liberta’
la realta’
moltiplica luci e ombre
ci dara’ da vivere senza noi
e si puo’
dividersi e non sparire
se e’ cosi’
riabbracciami quando vuoi…
(Domani, Pooh 2004)

Ciao, Chiara…

Manca l’acqua

Siamo vicini a un anniversario ed e’ da poco successa un’altra cosa triste, quindi una persona di buon senso dovrebbe aprire il cuore. Eppure c’e’ qualcosa che… c’e’ una persona a cui ero e sono legato moltissimo ma a cui non riesco piu’ a dire niente da tempo ormai. E’ come se una fonte si fosse rinsecchita e non ci fosse piu’ acqua. Ci manchiamo a vicenda ma se ci parliamo non sappiamo cosa dirci o almeno io non so cosa dirle. Troppi dispiaceri nell’ultimo anno? Troppe ferite? Orgoglio?

Lo so e’ stupido, 10 anni fa, a poche ore dall’ascesa di Chiara verso il paradiso scrivevo che se vuoi bene a qualcuno non devi aspettare a dirglielo… perche’ poi puo’ essere troppo tardi. E gliene voglio, ma non riesco piu’ a rapportarmici. Forse e’ un limite mio o forse e’ colpa del suo modo di essere di oggi, cosi’ diverso, indecifrabile, lontano. Non dal mio perche’ cerco di raggiungere tutti, orgogliosamente lontano da com’era. O forse no, non lo so.

E davvero non so come fare perche’ e’ un’amicizia che non vorrei perdere.
Cosi’ ne scrivo qui, tenendo il tutto abbastanza anonimo, per cercare di verbalizzare e razionalizzare e capire o almeno provare a capire.

Caro diario 2, giorni straordinari

“Buonasera don Armando sono Gabriele Favrin, posso rubarle due minuti?”
“Anche una vita intera!”
“Devo farle una proposta…”
[…]
“Per me va benissimo!”

Si’, l’ho fatto.
Si’ gliel’ho chiesto.
Si’, ho proposto a don Armando una cosa folle. E gli ho anche detto che dobbiamo farla subito. E mi ha detto SI’!

Per scaramanzia svelero’ di cosa si tratta quando sara’ fatta, o sabato o lunedi’. Qui voglio appuntarmi solo che… credo che ho fatto buona musica, citando il Facchinetti, se un sacerdote ottantacinquenne mi da’ il via libera per una cosa che non ha mai visto fidandosi delle mie parole.

Felice, davvero felice e un po’ scosso dal coraggio che ho trovato e non credevo di avere e dal SI’ ricevuto!

E come ieri (5/9) e’ stato un giorno straordinario per me, altrettanto spero che sia oggi (6/9) per una persona splendida di cui sono infinitamente orgoglioso e che affronta un prezioso test di ingresso a Bologna. E pure il 9/9 dev’essere straordinario per lei!

Caro diario…

Caro diario,
io so di non essere una persona perfetta e anzi di avere tanti difetti e so anche di avere la paura di non essere all’altezza. E quindi dovrei capire che chi vede gente brava in qualcosa che fa anche lui o lei alza le barricate per paura di diventare ininfluente, di non essere piu’ considerata. Io le alzo trincerandomi dietro alla tecnica, magari al rispetto degli standard e altre formalita’. Son parole, come limiti e protocolli. Ma alzarle pugnalando? Alzarle prendendo una frase che sai che puo’ far male e gettandola addosso a qualcuno a cui vuoi bene? Eppure quella persona, io, e’ ancora qui a specchiarsi in un’altra persona e cercare di capire.

Il fatto e’ che quest’anno e’ stato durissimo. Ho dovuto rimettere in discussione il mio ruolo in tante situazioni. Certi cambiamenti mi son caduti addosso e ho cercato di farvi fronte come potevo, altri li ho voluti io. Anche dei passi indietro ho voluto, perche’ fanno crescere e per il bene del risultato finale. E adesso che credevo d’aver trovato un equilibrio e un senso, mi rispecchio in chi muore dalla paura, tanto immotivata quanto irrazionale, di perdere quel che e’ di fronte ad altri e invece di cercare il dialogo alza barricate e punta spade. Lo capisco, ma caro diario, come far capire a chi e’ vittima di paure, che non e’ cosa sappiamo fare che conta ma chi siamo ed e’ quello che fara’ sempre la differenza?
Io ci ho messo anni a capirlo ed e’ avvenuto grazie a don Danilo, un po’ anche a don Gianni, e grazie a chi oggi vuol sbattere la porta e trovandoci me davanti mi punta la spada e colpisce.

Qualche giorno fa qualcuno lassu’ mi ha ricordato che non e’ con la violenza verbale o emotiva che si vive bene. Forse l’ha fatto perche’ io lo facessi capire a chi oggi, tremante, preferisce la fuga adirata al dialogo. Ma sono stato ferito e devo riprendermi, sono umano anch’io.
In ogni caso non bisogna mai pensare che gli altri ci faranno sparire. In un coro o un’orchestra ognuno ha una parte importante, non solo il solista o il piano. Certo bisogna coordinarsi, ma questa e’ una cosa che si deve imparare, non e’ innata. E si impara solo con il dialogo…

Incontri agostani con l’acqua

Dieci anni fa mi buttavo addosso l’acqua per sbaglio, dieci anni dopo l’ho fatto volutamente, sperimentando con successo e non poca soddisfazione il lavaggio dei capelli nel lavandino invece che a testa in giu’ sul bordo della vasca.

Bella esperienza, soprattutto molto piu’ veloce rispetto all’altro metodo che poi richiede l’attenta asciugatura della vasca. Mi sa che la rifaro’.
Certo, ci metto un po’ a imparare le cose, ma come si dice? Meglio a 15392 giorni che mai ;-)

PS per chi non l’avesse mai fatto: occhio alle craniate contro il rubinetto! Io l’ho evitata, per poco…

Restyling… festaiolo!

In una notte calda di un’estate ancora piu’ calda decido di aggiornare il blog-engine. Poi guardo la pagina, l’intestazione… e’ sempre lui, il “solito” blog coi delfini da “intuire” in un mare che sembra d’erba. Mi piaceva quando l’ho elaborata ma da tempo non mi piace piu’ di tanto e ho altro per la testa, solo che rinvio sempre, come per favrin.net.

Oggi no, oggi mi ci butto, dai.
Ho un’idea per la testa come detto. Apro PS. recupero una foto che ho scattato l’anno scorso del cielo qui sopra, taglio, elaboro, cerco colori, sperimento sfondi, sistemo proprieta’, correggo e aggiorno stili, aggiungo effettini imparati strada facendo e…

Ed ecco regalato al mio blog un nuovo tema! L’ho chiamato “dreaming” perche’ si fonda su immagini e colori che mi emozionano.
Un bel regalo, vero? Gia’, perche’ quasi non me ne ricordavo ma questo blog oggi compie dieci anni!

Il pregio di tenere un diario da cosi’ tanto tempo e’ che oggi e domani rileggero’ un po’ di me quando ero un giovane 32enne, sembra una vita fa…
Quante differenze. Non uso piu’ quel soft di blog (Greymatter), non lavoro piu’ su Ami, ho un monitor LCD, un PC, una TV LCD, Internet ovunque, persone e animali che erano nella mia vita ieri non ci sono, altre sono arrivate e andate, altre preziose sono giunte e rimaste; ma, e mi basta leggere pochi post, io credo d’essere sempre io, almeno in apparenza, almeno spero. Se sono ancora come allora di spirito, questa e’ la cosa piu’ preziosa.

Comunque torniamo a pensieri leggeri… buon compleanno blog! Spero che il nuovo aspetto piaccia e ti piaccia. A me piace anche se so che ci rimettero’ mano nei prossimi giorni da perfezionista matto quale sono!

L’avevo visto fermo!

L’avevo visto fermo!
Cosi’ mi dice ragazza -o donna-, capelli neri -forse-, occhiali -non so-, che ha appena fatto una frenata con la bici fino a un millimetro da me. Ne ho sentito solo lo spostamento d’aria e le parole. Non mi e’ uscito nulla dalle labbra. L’ho guardata e sono andato via mentre lei ripeteva urlando “era fermo!”.
Certo che ero fermo, ero davanti alle strisce e stavo guardando se potevo passare.

Potevamo farci male in due. A quest’ora potevo essere in ospedale o anche peggio. Nessuna emozione. Nessuna paura. Al momento. Poi si. Poi quella strana chiamata di mia madre un secondo dopo “non ti fai mai vivo ed ero un po’ preoccupata”. Il nostro “link” funziona, come quella volta in ospedale 41 anni fa. Io nella culla, lei assopita. Si sveglia di colpo, allunga le braccia e io le finisco fra le mani perche’ stavo cadendo.

Risultato: giornata un po’ lunatica, ma sono vivo e ho voglia di vivere e di ritrovare i fili di questa mia vita che di recente avevo un po’ lasciato allentare. E grazie a chi lassu’ mi ha salvato, ancora. Magari un motivo c’e’, magari mi serviva uno stimolo, un segno speciale per tornare a correre invece di sospingermi giorno dopo giorno.

Bilanci di fine anno

Non sono impazzito e non ho l’orologio del PC avanti di 4320 ore.
Domani compio gli anni, son 42 ed e’ l’occasione di fare un bilancio dei 12 mesi appena trascorsi.

Mesi difficili, di addii, di paure, di separazioni subite, frutto di fragilita’ mia e di chi se ne va e non doveva farlo ma ci ha tentato e tuttora ci tenta, anche se continuiamo a tentare di ritrovarci e non perdere il filo.
Mesi in cui amici con cui avevo condiviso ideali e scelte li tradiscono e ti tradiscono e fa male perche’ non puoi comunque smetter di voler loro bene. Mesi in cui persone con cui ho condiviso gioie e incavolature iniziano un’altra tappa del viaggio e mi hanno portato a riflettere sulla vita e su quanti dispiaceri potremmo evitare di scambiarci per orgoglio…

E i giorni fanno i mesi e i mesi fanno un anno. Un anno da incontri che credevo avrebbero cambiato le cose e invece no. O forse si’, ma nell’altro senso.
Un anno in cui qualche acciacco ha iniziato a farsi sentire e non solo del fisico ma soprattutto nell’anima e mi sono, pur brevemente, “lasciato indurre in tentazione” di farmi vincere dallo sconforto e pensare piu’ alle mie paure che al dolore (fisico) di chi mi e’ accanto.

Un anno in cui le mie scelte etiche e la mia pretesa di rispetto hanno segnato la fine di alcune collaborazioni preziose e hanno incrinato amicizie.

Ma e’ stato anche un anno in cui ho imparato, ho cercato di ricostruire equilibri, instabili ma almeno averli. Un anno di studio, con la paura di perdere il filo del web, un anno di cambiamenti di abitudini e anche un anno di incontri. Alcuni cercati e qualcuno arrivato per caso, da don Gianni in veste di prete prima che di organizzatore, a chi avevo perso nei ricordi del passato ed ho ritrovato quasi per caso, a chi s’e’ rivelato preziosa vicinanza, a chi non avevo mai incontrato, pur avendo a lungo pregato per lei, ma speravo di conoscere e spero di non aver asfissiato.

Che anno… ma in fondo se dovessi citare, adattandola alla mia vita, una delle canzoni di Facchinetti che amo, direi…
Credo che ho fatto buona musica / raccogliendo buoni giorni /
Ho scambiato affetto ed inquietudine / indifferenza ed emozioni / perché c’è gente da buttare via / e carissime persone.

Poi la canzone continua… Nel secondo tempo della vita mia…. Chissa’ che succedera’. 42, nel libro “La guida galattica dell’autostoppista”, e’ la risposta a tutte le domande. Spero che qualche risposta e un po’ di serenita’ arrivino ad alleggerire l’anima…

Grazie intanto a chi c’e’ stato a chi c’e’ e ci sara’ e a chi magari incontrero’, domani…

Fare un passo indietro

E cosi’ arriva anche il giorno che lasci qualcosa che hai curato con amore per 8 anni.
Perche’? Perche’ quando viene meno il rispetto, la considerazione delle competenze, il dialogo costruttivo e la collaborazione reciproca, cade tutto e di impegnarmi per qualcosa a fin di bene e ricavarne amarezze non ho piu’ voglia.
Riconosco di avere un brutto carattere ma una cosa cerco di dare e chiedo: rispetto. Quando manca, beh preferisco scendere. Di modi per far del bene ce ne sono tanti e di persone che chiedono il mio aiuto anche, a partire da don Gianni e don Armando, che si contendono il mio tempo. :)