...e si può dividersi e non sparire...
se è così riabbracciami quando vuoi!

Domani, Pooh 2004

04/07/2018

Sull’immigrazione non bastano gli slogan

A chi non piacerebbe “vincere facile”, come recita un famoso spot?
Ebbene, su certi temi non e’ difficile, basta rimanere superficiali, non approfondire, fermarsi ai tweet e agli slogan. Prendiamo l’immigrazione e la situazione con le ONG, i naufragi, ecc.

Se ti limiti alla politica del tweet te la cavi in fretta: hashtag #restiamoumani, accusa a questo o quel governante di essere causa diretta della morte di migranti naufragati. Pochi dubbi, un RT e sei a posto con la coscienza: tu sei fra i buoni, che sono quelli che vanno a soccorrere i migranti in mare. Non lo fai nella realta’ ma con un clic o un tap ti distingui dai cattivi.
E ci mancherebbe di non andare a salvarli! Ma poi? Ma prima?

Ormai ci si concentra solo sul momento, sul messaggio emozionale. Non c’e’ piu’ riflessione o ragionamento. E quando provi a farli per conto tuo iniziano i guai perche’ non e’ tutto bianco e nero. Poi magari vai su Twitter a esprimere mezza parola e ti becchi subito del fascista, razzista, nazista e se ci fosse di peggio te lo direbbero.

Santo Cielo, pero’! La situazione e’ piu’ complicata.
Non c’e’ un’invasione dell’Italia. Non e’ aumentato il pericolo. In alcune citta’ c’e’ una percezione di maggior pericolo ma e’ data piu’ dagli irregolari, non certo dai rifugiati. Basterebbe impegnare le persone con corsi di formazione e lavori socialmente utili e alloggiare chi non ha casa nelle tante strutture dismesse, che contribuirebbero a risanare. Chi non ci sta e’ fuori.

Pero’ dei problemi ci sono e negarli e’ da irresponsabili e da’ forza a chi, per paura, vota determinati partiti.

Come dicevo, i salvataggi ci mostrano un determinato momento. Commentare su quelli ci porta a non ragionare sul PRIMA e sul DOPO.

PRIMA: perche’ queste persone si trovano in mare a rischio annegamento? Chi ce li mette?

A me ha fatto pensare una notizia recente e tragica. Cito dal Fatto Quotidiano:
Un gommone che trasportava circa 120 persone è affondato a sei chilometri dalla costa a est di Tripoli.

Quando ho letto il titolo mi sono fatto immediatamente una domanda: come pensavano di attraversare il canale di Sicilia con un gommone?!

Chiariamo i termini. Gommone, intanto. Non pensate a quelli sulla spiaggia, ce ne sono di piu’ grandi. Ma non cosi’ grandi da metterci centinaia di persone e attraversare uno spazio grande come il canale di Sicilia che, a dispetto del nome, non e’ un fiume ma un tratto di mare, nel quale possono presentarsi anche condizioni marittime estreme.

Poi l’altra parte della frase: “e’ affondato a 6 chilometri dalla costa est di Tripoli”.

Le acque internazionali di norma iniziano a massimo 12 miglia marine da uno Stato. 12 miglia marine sono circa 22km. Non so se la Libia ha stabilito distanze diverse, ma se non lo ha fatto, 6km dalla costa sono decisamente nel loro territorio.

Ora quindi io mi domando: e’ normale affermare, come qualcuno fa in questi giorni, che gli affondamenti di gommoni sono colpa dei governi che ostacolano le operazioni di salvataggio delle ONG (Organizzazioni Non Governative)?
Ed e’ normale che navi di stati diversi dalla Libia pattuglino il loro mare per fare opera di soccorso?

Mi si dira’ “ma sono i discorsi della destra! una volta non eri d’accordo”. Rispondo che intanto “una volta” i soccorsi avvenivano in acque internazionali e riguardavano mezzi di trasporto un po piu’ credibili di un gommone, e che poi farsi domande e’ lecito e non significa essere “di destra”.
Perche’ sia chiaro: io sono piu’ che a favore dell’accoglienza dei profughi e se ne avessi le possibilita’ fisiche aiuterei eccome le ONG. Pero’ mi pongo delle domande e rivendico il diritto a farlo.

La domanda che piu’ spesso da qualche giorno mi sto ponendo e’ se non ci stanno fregando.
Mi pare evidente che un gommone non e’ il mezzo adatto per attraversare il canale di Sicilia. Men che meno se stracarico. Se addirittura il motore esplode appena lasciata la Libia vuol dire che chi lo ha allestito e riempito di gente si aspetta di ricevere soccorso.

E chi lo ha allestito? Mica i migranti. No, loro pagano gentaglia senza scrupoli che chiede migliaia di euro a testa per iniziare questo viaggio.
Il dubbio che a me e’ venuto e’ che oggi questa gente dia per scontato che il viaggio finira’ su una nave di soccorso.

E allora il punto e’: possiamo e dobbiamo accettarlo? Dobbiamo accettare che i trafficanti di uomini ci costringano alla resa ai loro modi? E guardate che adesso che vedono il loro mercato limitato dalla limitazione alle ONG (attuata da Italia e Malta), cercheranno di forzare la mano. Partiranno altri gommoni destinati al naufragio e se non verranno soccorsi in tempo ci saranno altre vittime. Temo che il fine sia che l’opinione pubblica, sull’onda dell’emozione, forzi la mano alle scelte dei governi.

E allora che si fa? Purtroppo la situazione non e’ cosi’ semplice. Non basta dire “ci pensino i libici” come sarebbe normale in ogni altro Stato, perche’ in Libia i migranti finiscono in veri e propri lager dove vengono torturati, le donne e le bambine violentate. Ma questo in TV non lo vediamo quindi ci fanno piu’ effetto altre immagini, che sono altrettanto drammatiche ma che non sono il solo segno della sofferenza di tanti esseri umani.

Quindi non possiamo sperare che vengano soccorsi dai libici e riportati li, come invece aveva deciso si facesse il governo precedente. Quello era buono, perche’ la gente non vedeva. L’attuale e’ cattivo, fascista e razzista perche’ la gente vede.

E insomma, il prima e’ complicato: gente disperata attraversa il deserto, arriva in Libia, viene torturata, paga migliaia di euro per un viaggio disperato quasi sempre su un mezzo destinato a naufragare ed essere soccorso, sempre piu’ vicino al punto di imbarco che alla meta. Una situazione che si presterebbe piu’ alla riflessione che agli slogan, ma tant’e’.

Non e’ piu’ facile il dopo, perche’ fondamentalmente la grande e bella Unione Europea (degli egoismi) tutta questa gente non la vuole e la geografia aiuta. Arrivano in Italia? Bene, che l’Italia se li tenga. E infatti i paesi a noi confinanti hanno chiuso le frontiere e si sono macchiati di alcuni atti incivili (invasioni delle loro forze di polizia con esami forzosi, migranti incinta bloccate causandone la morte…). Curiosamente sono gli stessi che pero’ ci accusano di egoismo sul tema.

Dunque potremmo accoglierli tutti noi? Beh non si parla dei numeri da invasione evocati da alcuni, ma certo non sarebbe ne’ giusto ne’ equo visto che fino a prova contraria l’Italia e’ parte di una unione e chi arriva in Italia arriva in Europa. O no? E se la risposta e’ no, perche’ dovremmo avere gli oneri dell’appartenenza a questa unione senza avere anche il diritto di non essere lasciati soli di fronte a una emergenza che comunque e’ abbastanza ampia?

Anche perche’ dopo aver accolto qualcuno devi anche trovargli qualcosa da fare e aiutarlo a integrarsi, ovvero mediare fra la sua cultura e la nostra. Alcuni si spingono a definire l’integrazione una forma di razzismo ma e’ proprio la mancata integrazione che spesso porta agli incidenti e ai comportamenti che stimolano diffidenza e razzismo.

Io non so cosa sia piu’ giusto, ci sto ancora ragionando e potrei non trovare una risposta. Penso pero’ che puntare tutta l’attenzione sul momento del naufragio (prevedibile e forse auspicato dai trafficanti?) sia come limitare il discorso sul supporto ai poveri al fatto di dare o no la moneta a chi chiede l’elemosina, senza riflettere sul perche’ e’ li e su cosa fara’ poi.

CERTO, DOBBIAMO SALVARE VITE, ma io non sono piu’ sicuro che riempire di navi terze le coste libiche sia la strada migliore. Potrei dire che al momento non mi vengono in mente altre vie, ed e’ vero, ma ricordiamoci che cosi’ facendo stiamo aiutando chi i migranti li sfrutta e li tortura. Ah gia’ perche’ non lo fanno solo le autorita’ libiche. Anche i trafficanti si sono macchiati di orrori durante i viaggi.

Il post e’ venuto bello lungo. Molto piu’ di un facile slogan da social network. Forse perche’ il tema non si puo’ ridurre a questo e sbaglia chi lo fa, che sia a favore o contro l’immigrazione.

 

08/05/2018

Moro, 40 anni fa, il tempo, le vite

I bambini di oggi ricevono molti piu’ input dal mondo esterno. Ai miei tempi, quando ero piccolo io cioe’, non era cosi’. Sapevo comunque di Moro, che era stato rapito, e quando l’8 maggio venne ucciso mia madre me lo disse. Mi ha sempre raccontato che ero rimasto molto triste e quel giorno non avevo nemmeno voluto guardare “la tv dei ragazzi” (lo spazio che la RAI dedicava alla programmazione per i piccoli).

Incredibile siano gia’ passati 40 anni. Tanti? O “solo” quaranta?
E’ una vita fa, mi riporta a momenti lontani ma mi fa anche capire quanto l'”oggi” sia limitato e piccolo rispetto allo scorrere del tempo.

 

17/04/2018

Pagine

E’ tempo di mettere un punto e virgola a determinate situazioni.
Non un punto che chiude, un punto e virgola che cambia alcune cose.

13/04/2018

Pensa e usa il cuore

Pensa e usa il cuore, davvero.

Pensa e usa il cuore dico a chi esce dalle nostre vite senza una spiegazione, immerso/a in se’ e nei suoi pensieri/problemi/quel che e’ al punto da non preoccuparsi dei vuoti e degli interrogativi che lascia.

Pensa e usa il cuore dico a chi viene, va, viene, va, senza seguire altro che le proprie emozioni, mettendo al centro se’ e non gli altri.

Pensa e usa il cuore dico a chi ti si riavvicina quando la vita gli va bene, ricostruisce un legame, ne crea di nuovi e dopo senza spiegazioni dall’oggi al domani, recide i fili.

Pensa e usa il cuore, dico.

17/02/2018

Finco

Ho conosciuto due “Finco” (e’ un cognome) in vita mia.

Uno, mi faceva ammattire in parrocchia perche’ i nostri caratteri collidevano, pero’ alla fine abbiamo fatto un sacco di belle cose con pochi mezzi e linee lentissime rispetto a oggi. Se lo e’ portato via la leucemia.

L’altro era un collega di mia madre in ufficio a Mestre. Persona vivace, giocherellona, a me che al tempo ero piccolo faceva tanto ridere. Poi si e’ rimesso in gioco: mentre lavorava ha fatto l’universita’, ha vinto un concorso e la sua posizione in ufficio e’ cambiata. Un paio d’anni fa ho saputo che se l’e’ portato via un tumore.

Io talvolta mi domando davvero quanta gente ogni anno venga sterminata da questa malattia e quanta dell’insorgenza di questa malattia la dobbiamo all’inquinamento in cielo, a terra e sottoterra.

Quanto ci farete morire per i vostri loschi affari e per le bonifiche non fatte e gli scandali taciuti?

Cosa c’e’ sotto le nostre citta’? E sopra?

Ma a parte questo, dedico un pensiero a queste due persone che mi son tornate in mente in questa sera di esplorazione pigra di Mestre su Street View…

12/02/2018

10 anni

E oggi sono 10 anni che sei andata in cielo, nonna. E anche 10 da quella notte in casa di riposo aspettando il medico che certificasse e sentendo i lamenti di altri anziani non più lucidi, tenuti in vita a forza di flebo e dolore. E c’è chi dice che è vita da vivere fino in fondo. Anzi che la vita è un dono e ci è indisponibile. Ma cosa vorrà mai dire? Se mi fanno un dono posso decidere cosa farne. Si sforzassero di essere chiari.

Il mondo è profondamente ingiusto e lo è di più chi parla senza sapere o per dettar legge. Ma spezza il cuore vedere tua nonna, 95 anni non più lucida, pelle e ossa, tenuta al mondo con flebo dolorose, che piange di dolore ogni volta e chiede cosa ha fatto di male
E davvero uno si chiede: a che pro?

Io li ho capito una cosa: non voglio finire la mia vita a quel modo.
Frequentate una casa di riposo per persone con demenza senile e capirete molte cose.

Tornando alla mia nonna, come riassumere 95 anni in tre righe?

Nascere emigrata in povertà e perdere fratelli per stenti e malattie, perdere la madre di cancro, sopportare 2 guerre mondiali, perdere il marito perché quella merda di mussolini lo manda a morire in Russia, lavorare duro, essere una brava nonna e finire soffrendo senza contezza di sé.

Ti ho voluto bene. Il resto di questo pensiero appartiene a noi e non lo condividerò.
Spero tu abbia trovato la Pace.

05/02/2018

Complicated

La gente e’ davvero complicata ma alla fine tutto cio’ che tutti cercano e’ di non perdersi, e’ di essere importanti per qualcuno, anche quando e’ il qualcuno sbagliato.

13/12/2017

“E vanno via”

Dapprima non ci dai peso. Notizia anonima nel flusso continuo che ci accompagna.
Poi leggi che è morto. Ti dispiace, magari dici una preghiera ma ancora è una notizia lontana.
Poi esce il nome. “Oh cavolo”. Ma no sarà una omonimia. Poi escono i dettagli. Di dov’era, di dov’è, dove faranno il funerale. Troppe coincidenze. E così capisci che ad andarsene è qualcuno con cui hai condiviso qualche anno di elementari quasi 40 anni fa. Non vi siete più visti poi, hai solo frammenti di ricordi. Ma quelli sono. C’era una familiarità se non altro. Avete passato anche momenti di gioco assieme.

E inizi a pensare. Chissà se la Maestra lo sa (ma sarà ancora viva?). Chissà cosa si prova a scoprire che un proprio alunno è morto. Ma poi che ne sai, magari ne sono morti anche altri della tua classe ma non sono finiti al tg. Perché alcune morti fanno notizia ma altre no.
E ricordi frammenti. Frammenti privati che non renderai pubblici qui nel caso qualcuno unisca i puntini e capisca di chi stai parlando. Frammenti difficili e frammenti felici. Quella volta che in gita siedevi con lui e nei tunnel con la luce intermittente lui si metteva come Actarus per immaginarsi in corsa verso Goldrake per quei sentieri tortuosi dei cartoni. Te lo insegnò e ti è rimasto impresso fino a oggi. Poi se scavi ti viene in mente altro. Quotidianità a scuola, momenti, giochi, lezioni. E corri a pensare a come è finita la sua vita. E ti domandi cosa c’è stato in mezzo fra quando lo conoscevi tu e quando la sua clessidra è rimasta senza sabbia.

E fa effetto, mette malinconia, fa pensare che nulla è infinito. Come mette malinconia la dinamica della sua morte. Se ne sarà reso conto? Avrà sofferto? E dopo? Quando si è ritrovato dall’altra parte? Avrà visto il suo corpo? O dritto verso il tunnel di luce? Avrà rivisto la sua vita come dicono? Magari ha rivisto gli anni di scuola. Magari ha attraversato e rivissuto quelli che sono miei ricordi lontani. E adesso è in pace.

Ciao, Riposa in Pace. Ovunque sia e comunque sia fatto il Dopo. Veglia sui tuoi cari che lasci.

 

PS: o magari è davvero un caso di ominimia e allora se mai quella persona leggesse questo post può toccare tutto il ferro che vuole. ;)

05/12/2017

Cose belle

Cose belle degli ultimi giorni…

  • Una delle persone che più stimo al mondo mi ha detto una frase bellissima.
  • Sono riuscito a fare cose che mi ripromettevo da tempo.
  • Ho scritto una lettera con il cuore.
  • Una situazione che mi ha tormentato tutto l’anno ha avuto svolta inattesa, di quelle che davvero ti fanno dire mai dire mai!

E insomma, sono contento…

25/09/2017

Tre mesi a Natale

Fra tre mesi sarà Natale. Lo sappiamo e lo aspettiamo. Chi per andare a qualche Messa in più e sentirsi un bravo cristiano solo per questo, chi per fare dei doni al prossimo e sentirsi felice, chi per farsi o ricevere dei doni, chi per rivivere la venuta di Gesù, chi per ogni altro motivo o tutti questi messi assieme. Natale è di tutti anche se alcuni vorrebbero fosse solo loro e che solo la loro visione sia quella vera.

Io non lo so ma lo aspetto per tanti motivi diversi. Auguri in anticipo :)

08/07/2017

Gli anniversari

Strana cosa gli anniversari.
Non sono come i compleanni: tu il primo giorno della tua vita non lo ricordi. Gli altri si’ e lo festeggiano, ma tu che ne sei il protagonista vivi il presente.

Storia diversa gli anniversari. Ancora di piu’ se riguardano eventi in cui erano presenti persone che oggi hanno preso strade diverse. Puoi essere felice della strada fatta, fra piccoli passi e grandi balzi. Puoi festeggiare in grande, ma sentirai comunque un vuoto. E poco puo’ il cervello che vuole razionalizzare perche’ e per come, ma il vuoto c’e’ e lo vedi.

La vita e’ bella e complicata. Ed e’ fatta di palle gialle e blu, come quelle del film Inside out.

Ah, sono sei anni dalla nascita di una cosa che regala emozioni e felicita’. Non si puo’ chiedere nulla di piu’ e si deve solo dire grazie. Grazie alla buona stella che l’ha resa e rende possibile!

25/04/2017

A te

Questa lettera e’ per te e tu sai che tu sei tu.
Il cervello mi dice di non scriverla ma seguo il cuore come ho sempre fatto. Non sono cambiato come dici.
E non me ne sono nemmeno andato, ancora come dici, forse per proteggerti dal dolore.

Sono qui, sono sempre stato qui e se mi sono fatto da parte e’ stato solo per lasciarti studiare in pace per l’esame, dopo averti tolto fin troppa concentrazione.

Quello che e’ successo non e’ successo il primo gennaio ma e’ figlio di eventi precedenti che come l’acqua contro una scogliera, goccia dopo goccia, nel tempo, hanno danneggiato qualcosa di solido, e aperto la strada a ogni frainteso, a volte mio verso le tue parole, a volte tuo verso le mie.

Adesso ritrovarci e’ piu’ complesso perche’ siamo entrambi vittime di dolore mascherato da risentimento, ma proprio qualche giorno fa mi sono trovato a immaginarmi piu’ vecchio di vent’anni, trent’anni e a rimpiangere un legame tanto prezioso lasciato finire cosi’. E poi voglio esserci in questo tuo tempo difficile come tu ci sei stata nei miei. Ma non posso sanare da solo il nostro legame, dobbiamo farlo in due. Il passato non si puo’ cambiare, ma il presente e il futuro si’. Io sono qua, oggi, adesso. Ci chiamiamo?

28/01/2017

Acid, anzi Arab Acid

Inizio d’anno emotivamente intenso e mente da rasserenare, perche’ oltre a quello che e’ successo da poco e in parte continua a succedere, c’e’ sempre la tristezza di fondo per la morte di mia madre e anche se il tempo cura, non cancella i vuoti.

E cosi’ ora provo a fare una cosa che fece bene anche a lei.
Nel ’93, dopo aver lasciato il lavoro per mobbing, mia madre ebbe un momento di forte depressione… che curo’… ascoltando una radio locale che faceva musica acid, quella che fa tum tum tum :)
Ecco, io sto provando a fare lo stesso. So che la musica ha effetti sulla mente e forse questa musica rirmata, tutta uguale con minime variazioni, a qualcosa serve.

Ovviamente per distinguermi dalla massa io mi son andato a cercare “Arab acid” cosi’ le vicine pettegole chissa’ cosa pensano :)

Per ora, assieme a un aumento delle ore di sonno, questo ascolto sembra funzionare e in fondo non mi dispiace nemmeno. E’ come se mi “mettesse in ordine” la mente. Chissa’…

11/12/2016

Oggi la gente vive i sogni che noi facevamo 25 anni fa

E’ venuto a trovarmi il mio amico Marco. Abbiamo vissuto assieme le ere geologiche delle tlc in Italia e anche tanti momenti belli e difficili, poi ci eravamo allontanati e per merito suo ci siamo ritrovati e abbiamo coltivato e fatte di nuovo crescere la piantina della nostra amicizia. E mi ha fatto il dono di venire a trovarmi con la moglie e le loro due pesti angioletti.

E beh, sapete cosa penso? Che qualcosa di infinitamente  bello in questo mondo nuovo c’e’.
Ci pensavo mercoledi’ sera mentre parlavamo del passato in vaporetto ma quel che leggerete ha preso del tutto forma in un altro momento che non scrivo perche’ voglio che lui lo indovini ;)

In fondo oggi le persone vivono (con eccessi) quello che per noi era un sogno inimmaginabile.
Noi per comunicare dovevamo pagare un sacco. E dovevamo sederci davanti a un computer e sperare che l’altra persona venisse online. L’alternativa era una interurbana, spesso in una cabina telefonica per non gravare sulla bolletta di casa e avere un po’ di privacy.
Oggi le persone sono sempre connesse, possono scambiare pensieri ma anche voci, video e foto nei momenti lieti e in quelli dolorosi.
Salutarsi in una stazione non e’ pensare “per vederci in faccia o sentirci a voce dovremo aspettare chissa’ quanto”, perche’ sai che lo potrai fare in ogni momento, a un costo irrisorio, ovunque. Appena sveglio magari con le liste dei buongiorno o prima di andare a nanna.
Non condivido tutto di questo mondo tlc odierno, infatti non sono su Facebook e non pubblico ne’ faccio selfie (per altro romperei la fotocamera), ma e’ la realizzazione di tutti i nostri sogni piu’ inimmaginabili.

19/06/2016

Compleanno

Scrivo sempre meno qui.
Sembra che la mia vita sia altrove, un po’ su Twitter un po’ in quell’angolo di paradiso che ho creato con alcuni amici, un po’ in giro per le nuove frontiere del web.

E’ stato un compleanno sereno, sono riuscito a fare tutto cio’ che mi ero prefissato, compreso tagliare decentemente la torta che mi sono regalato. Ho ricevuto auguri attesi e inattesi, telefonate, affetto. Ci sono delle cose che vorrei e non sono ancora avvenute, ma non pensiamoci ora. E’ stato un giorno sereno. Grazie a chi quaggiu’ e lassu’ l’ha reso possibile.