Migranti

Quando ero poco piu’ che un bambino confidai a mia madre, che si commosse, che se avessi vinto la lotteria avrei usato i soldi per far liberare un bimbo che all’epoca era in mano da mesi all’anonima sequestri (si’, negli anni 70 e 80 in Italia succedevano queste cose).

Era un pensiero che proveniva dal cuore, che non rinnego a distanza di decenni. Perche’ il cuore e la testa viaggiano separati. Quando vedo le foto delle persone nelle carceri libiche, sui gommoni, in mare o sulle navi che li soccorrono, li abbraccerei tutti. Avessi avuto un altro fisico, forse avrei fatto il volontario su quelle navi. Quando chi vive la politica a slogan scrive “accoglieteli a casa vostra” io penso “magari!”. Potessi (che a malapena so occuparmi di me), certo che li accoglierei. Certo che accoglierei Maria, Giuseppe e il piccolo Gesu’, perche’ questo sono i profughi e io lo dico da ben prima del Papa.

Ma questo e’ il cuore. E il cuore ha ragione. Aveva ragione il mio cuore di ragazzino che avrebbe pagato il riscatto per quel bimbo prigioniero in Calabria e ha ragione il mio cuore di oggi che non solo accoglierebbe ma abbraccerebbe tutti.

Poi pero’ c’e’ il cervello. E il cervello si deve porre domande, perche’ se ci si ferma al cuore e si segue solo l’emotivita’ si risolve un problema oggi e ci si trova con dieci problemi domani. Me ne accorgo anche nella vita di tutti i giorni.
La tragica stagione dei sequestri in Italia e’ gradualmente diminuita, fino a terminare, quando sono state introdotte leggi che rendevano molto difficile alle famiglie dei rapiti il pagamento del riscatto. Immaginate lo strazio. Immaginate le polemiche. Ci fossero stati i social, chissa’ quanti “restiamo umani” avremmo visto indirizzare ai governanti…
Di fronte a un bambino strappato alla famiglia l’unica priorita’ dovrebbe essere liberarlo. Ma poi? Cosa succede poi? Se si dimostra che il business funziona, chi sara’ la prossima vittima?

Con i migranti si ripropone una situazione simile. Trafficanti senza cuore chiedono loro cifre da capogiro, promettono una traversata facile presentando “il canale di Sicilia” come un fiumiciattolo, quando e’ un mare spesso molto agitato. E li imbarcano su mezzi che a malapena galleggiano, certi che ci sara’ chi li soccorrera’.
E tu li vedi li’, rischiare la vita o annegare. Essere raccolti da navi che poi restano in balia della politica per settimane. E ti si spezza il cuore. E vorresti andarli a prendere e a quel paese la politica, le leggi e i politici. Ma e’ la soluzione? Ed era la soluzione pagare i riscatti per i sequestrati?

Oggi, 27 gennaio, si celebra la Giornata della memoria e c’e’ chi si spinge a fare paralleli fra la crisi dei migranti e il nazismo. Secondo me questo e’ un modo per svilire entrambe le tragedie! Ma quando hai 280 caratteri e tanta voglia di visibilita’ non puo’ che finire cosi’…

In effetti certi ragionamenti richiedono meno slogan e fretta ma piu’ spazio e tempo. Per esempio per riflettere su come siamo arrivati qui. Provo a verbalizzare il mio pensiero.

Siamo tutti un mucchio di egoisti. Non solo noi italiani, non solo noi europei, non solo noi occidentali. Tutti coloro che in questo pianeta hanno un tetto, hanno il bagno in casa, l’acqua corrente e il riscaldamento. Viviamo bene, meglio di miliardi di altri e spesso non ce ne rendiamo conto. Ho negli occhi una creatura raggomitolata in una foto di un carcere libico. Se un angelo per magia la portasse qui non si stupirebbe delle luci che controllo con la voce, bensi’ di poter aprire l’acqua e bere quando vuole e del caldo dei termosifoni. Noi abbiamo questo e miliardi di persone no. E siamo degli egoisti perche’ non lo capiamo e non dedichiamo almeno un po’ di energie a rendere migliore la vita per gli altri. Tanti lo fanno, ma con la fortuna che abbiamo avuto a nascere qui dovremmo farlo tutti.

Ma siamo anche stati raggirati da un insieme di leggi sbagliate volute dai potenti per interessi sbagliati. Prendiamo l’Italia. A suon di depenalizzazioni, oggi se commetti molti tipi di reato e vieni arrestato, ti rimettono quasi subito in liberta’, magari con un “foglio di via” che per tanti e’ carta straccia.
Cosi’, siccome in ogni popolazione ci sono le mele marce, nelle nostre citta’ la criminalita’ (che e’ spesso indigena, cioe’ italiana) ha assoldato tanti stranieri. Alcuni spacciano, altri mendicano, altri ancora rubano, ecc… e grazie a leggi sbagliate, vengono fermati e il giorno dopo oppure gia’ poche ore dopo sono di nuovo in giro. Cosi’ cresce l’insicurezza, cosi’ la gente ha paura di andare in giro, cosi’ aumentano l’insofferenza e l’intolleranza e non importa se i numeri dicono che…. La gente vede quel che succede per strada, si spaventa e i politici per la propria ricerca di potere e consenso amplificano questi timori. Invece di dire “cambiamo le leggi e se spacci vai in prigione” dicono “e’ colpa degli stranieri!”. Non ci fossero stranieri lo farebbero gli italiani, ma e’ un dettaglio.

Dovremmo ripensare il mondo. Dovremmo smettere di sfruttare l’Africa. Dovremmo pagare il giusto le materie prime con cui costruiamo i dispositivi elettronici. Dovremmo smettere di interferire e riempire di soldi e armi questo o quel dittatore. Recentemente un politico si e’ rammaricato, come altri prima di lui, che anni fa sia stato fatto cadere un dittatore crudele e sanguinario. Perche’? Perche’ se ne lamenta? Perche’ cio’ ha reso instabile il paese da cui avvengono molte partenze di migranti. C’e’ da restare allibiti ma sono discorsi che si sentono troppo spesso. Come troppo spesso vengono prese decisioni allucinanti. Paesi che chiudono le frontiere e se capita sconfinano a caccia di persone, governi di ogni colore che fanno accordi per fermare i migranti e buttarli nel deserto o in centri di detenzione dove tortura e stupri sono la quotidianita’, muri, discriminazioni, menefreghismo.

Sbagliamo tutti, non si salva nessuno. Viviamo in un mondo egoista e iniquo che andrebbe rifondato da capo. Pero’ non basta una singola azione dettata dall’emotivita’. Tutto va ripensato, altrimenti salvare una persona oggi equivarra’ a un’altra vittima domani.

E quindi in conclusione, Gabriele, sei per accoglierli o stai con Salvini, brutto schifoso grillino alleato con i leghisti?
Questo mi stara’ domandando chi ha seguito il link di questo post su Twitter e tratta il tema a suon di hashtag, da “salvini non mollare” a “restiamo umani”, condendolo di insulti e polemiche.

E lo ripeto. Il mio cuore vorrebbe andarli a prendere tutti, e di strada mandare a quel paese Salvini (che si impegna per farsi detestare). Il mio cuore vorrebbe pure andare indietro nel tempo a pagare il riscatto e risparmiare mesi di prigionia a quel bimbo segregato in Aspromonte.
Ma il mio cervello ha dei dubbi.

Arrivato a questo punto della riflessione non posso che concludere che continuano a prenderci in giro. Anzi tutti noi, pro sbarchi e pro linea dura, ci stiamo prendendo in giro. Perche’ nessuna delle due strade e’ risolutiva. La soluzione e’ cambiare il mondo. Ma come disse non so che consigliere quando venne sollevata la questione delle armi vendute dall’Italia a paesi che le usano per stragi, “ci sono contratti”, “perderemmo soldi”, “perderemmo posti di lavoro”.

E allora, bambina incatenata che mi sei rimasta negli occhi, umidi mentre scrivo, perdonaci. Perche’ siamo nati dalla parte fortunata del mondo e mentre tu piangi e tremi per la paura di altra violenza, noi giochiamo sui social a chiederci se e’ meglio fermare il business dei trafficanti o accogliere chi scappa dalla guerra (fatta con le armi che vendiamo noi) o dalla fame (colpa anch’essa nostra in buona parte) e paga migliaia di euro per essere mandato ad affogare su una bagnarola.

Dobbiamo cambiare questo mondo. Dobbiamo cambiare le leggi nei paesi. Tutti i paesi dovrebbero accogliere ma anche e soprattutto dare un futuro a chi vive in ogni regione del mondo. Dobbiamo accogliere qui offrendo prospettive ma anche punendo severamente chi delinque. Dobbiamo evitare ogni forma di business sul dolore, da qualsiasi parte venga. Dobbiamo renderci credibili. E oggi nessuno piu’ lo e’.

Se non facciamo questo, nessuna scelta risolvera’ il problema.

Detto questo, in me prevale il cuore. Sempre.

Pensieri da un funerale

Ieri sono stato al funerale della mamma del mio ex parroco e grande amico don Danilo. Trovo bellissimo che abbiano partecipato i confratelli di mezza Mestre e molto oltre.

Sono rimasto colpito dall’immensa prova di fede nell’omelia di don Danilo.
Gliela invidio. Accettare, disporsi ad accettare, prendere tutto come un dono di Dio, il tempo della salute e poi la prova, le prove, gli anni della sofferenza, fino all’ultimo, e poi il distacco. E come li hanno vissuti nella Fede lui e la sua mamma.
Ma poi come ogni essere umano e ogni figlio, ha ceduto alle lacrime e lo avremmo abbracciato tutti

Ho trovato bellissima la chiesa di San Giovanni Evangelista. Con quelle vetrate nelle giornate di sole deve essere uno spettacolo. Un giorno ci andro’.

Ho pensato e dedicato una preghiera a una piccola -non piu’ tanto piccola – vicina che li’, da molto piccola, ha detto addio alla madre.

Ho esercitato l’arte della pazienza con due signore che chiacchieravano continuamente, manco fossero al cinema (ed e’ fastidioso pure al cinema, figurarsi a un funerale.

Ho apprezzato l’affetto degli amici che mi hanno tenuto un posto, atteso e accompagnato al ritorno vedendo che ero fortemente influenzato.

Ah e ho scoperto che per un funerale si può scegliere una lettura diversa da quella del giorno. Non lo sapevo. Si impara sempre qualcosa di nuovo.

Quanta pace mi danno le Messe. Quando mi comunico mi sento davvero parte di qualcosa di piu’ grande di me. E’ un attimo di pace. Anche durante un funerale. Sara’ che dopo Chiara ho una  percezione diversa delle cose e della morte. So, sono certo del dopo

Caro don Danilo, te lo ho detto ma lo lascio anche qui, Sono certo che tua madre e tuo padre erano accanto a te oggi, ad ascoltare orgogliosi l’immensa prova di Fede che hai dato.

E sono 15 anni…

E sono 15 anni, che sembrano pochi ma sono più dell’età di tanti ragazzi che conosco. 15 anni che in una notte è volata in Cielo una persona a cui ho voluto tanto bene e che mi ha voluto tanto bene. 15 anni in cui da lassù ha elargito doni.. ma sempre 15 anni senza Chiara…

Chiara se ne è andata per una meningite fulminante. Quando è nata, quello contro la meningite che l’ha uccisa era un vaccino facoltativo. La sua mamma mi chiese di scrivere un articolo per parlare a tanti genitori dell’importanza di fare tutti i vaccini, anche quelli facoltativi.

Ho pubblicato quell’articolo prima sulla Girandola, un noto portale degli anni duemila per bambini, insegnanti e famiglie, e poi l’ho portato con me sul Gomitolo. Con calma e pacatezza ho spiegato e consigliato, senza insulti e senza prepotenza, fra quelle righe o confrontandomi direttamente con amici che avevano figli in età da vaccini ed erano spaventati.

E’ però triste pensare che nonostante la baraonda di questi anni, che ha trasformato uno strumento di prevenzione in uno per attaccare gli avversari politici e insultare le persone via social, i vaccini contro i vari ceppi di meningite siano ancora facoltativi.

E allora io vi chiedo di leggere la pagina che ricorda Chiara, di pensare che era una persona dolcissima e sensibilissima e che è andata in Cielo soffrendo davvero tanto. Una sofferenza che non dovrebbe patire nessuno. Vaccinate i vostri figli contro la meningite e le altre malattie per cui c’è un vaccino!

Finco

Ho conosciuto due “Finco” (e’ un cognome) in vita mia.

Uno, mi faceva ammattire in parrocchia perche’ i nostri caratteri collidevano, pero’ alla fine abbiamo fatto un sacco di belle cose con pochi mezzi e linee lentissime rispetto a oggi. Se lo e’ portato via la leucemia.

L’altro era un collega di mia madre in ufficio a Mestre. Persona vivace, giocherellona, a me che al tempo ero piccolo faceva tanto ridere. Poi si e’ rimesso in gioco: mentre lavorava ha fatto l’universita’, ha vinto un concorso e la sua posizione in ufficio e’ cambiata. Un paio d’anni fa ho saputo che se l’e’ portato via un tumore.

Io talvolta mi domando davvero quanta gente ogni anno venga sterminata da questa malattia e quanta dell’insorgenza di questa malattia la dobbiamo all’inquinamento in cielo, a terra e sottoterra.

Quanto ci farete morire per i vostri loschi affari e per le bonifiche non fatte e gli scandali taciuti?

Cosa c’e’ sotto le nostre citta’? E sopra?

Ma a parte questo, dedico un pensiero a queste due persone che mi son tornate in mente in questa sera di esplorazione pigra di Mestre su Street View…

“E vanno via”

Dapprima non ci dai peso. Notizia anonima nel flusso continuo che ci accompagna.
Poi leggi che è morto. Ti dispiace, magari dici una preghiera ma ancora è una notizia lontana.
Poi esce il nome. “Oh cavolo”. Ma no sarà una omonimia. Poi escono i dettagli. Di dov’era, di dov’è, dove faranno il funerale. Troppe coincidenze. E così capisci che ad andarsene è qualcuno con cui hai condiviso qualche anno di elementari quasi 40 anni fa. Non vi siete più visti poi, hai solo frammenti di ricordi. Ma quelli sono. C’era una familiarità se non altro. Avete passato anche momenti di gioco assieme.

E inizi a pensare. Chissà se la Maestra lo sa (ma sarà ancora viva?). Chissà cosa si prova a scoprire che un proprio alunno è morto. Ma poi che ne sai, magari ne sono morti anche altri della tua classe ma non sono finiti al tg. Perché alcune morti fanno notizia ma altre no.
E ricordi frammenti. Frammenti privati che non renderai pubblici qui nel caso qualcuno unisca i puntini e capisca di chi stai parlando. Frammenti difficili e frammenti felici. Quella volta che in gita siedevi con lui e nei tunnel con la luce intermittente lui si metteva come Actarus per immaginarsi in corsa verso Goldrake per quei sentieri tortuosi dei cartoni. Te lo insegnò e ti è rimasto impresso fino a oggi. Poi se scavi ti viene in mente altro. Quotidianità a scuola, momenti, giochi, lezioni. E corri a pensare a come è finita la sua vita. E ti domandi cosa c’è stato in mezzo fra quando lo conoscevi tu e quando la sua clessidra è rimasta senza sabbia.

E fa effetto, mette malinconia, fa pensare che nulla è infinito. Come mette malinconia la dinamica della sua morte. Se ne sarà reso conto? Avrà sofferto? E dopo? Quando si è ritrovato dall’altra parte? Avrà visto il suo corpo? O dritto verso il tunnel di luce? Avrà rivisto la sua vita come dicono? Magari ha rivisto gli anni di scuola. Magari ha attraversato e rivissuto quelli che sono miei ricordi lontani. E adesso è in pace.

Ciao, Riposa in Pace. Ovunque sia e comunque sia fatto il Dopo. Veglia sui tuoi cari che lasci.

 

PS: o magari è davvero un caso di ominimia e allora se mai quella persona leggesse questo post può toccare tutto il ferro che vuole. ;)

14 years ago

Oggi sto facendo un mucchio di cose, e stanno venendo bene, ma ho capito che in fondo sto riempiendo volutamente la mente… lo dico perche’ quando poi sono capitato al 17 ottobre di 14 anni fa sono tornati tanti pensieri e quel brivido di allora, poi rivissuto un’altra sola volta…

Ma e’ stato un attimo, un attimo di malinconia seguito dalla consapevolezza del vissuto, del presente e di quanto i legami vadano davvero oltre il mondo terreno, continuo ad averne prove, ma resta sempre difficile.

Grazie di esserci stata e di esserci ancora. Scusa se a volte sono io che non ti sento, avvolto dai rumori di quaggiu’…

La bambina che cercava l’uomo piu’ intelligente del mondo

Credo fosse il 5 maggio, come oggi. Dico credo perche’ i giorni di maggio 2014 sono un po’ confusi.
Comunque credo fosse il 5 e che l’ora fosse piu’ o meno quella in cui sto scrivendo, magari qualche minuto prima.

Ero sul tram di Mestre, di ritorno dall’ospedale dove un medico mi aveva chiaramente esposto tutti i rischi dell’intervento a cui di li’ a 8 giorni sarebbe stata sottoposta mia madre. Fu il duro contatto con la realta’, la presa di coscienza che potevo perderla. Per la prima volta non riuscii a fermare lacrime silenziose sull’H2, l’autobus che allora portava dall’Angelo a Mestre. Poi scesi e salii sulla T1, assorto in mille pensieri e profondamente triste.

Salirono -o c’erano gia’ non lo so- una madre e la sua bambina. Bellissime entrambe, straniere, o almeno la madre capii da come parlava che non fosse italiana. La bambina, se non fosse stato per la pelle nerissima, poteva essere mestrina da dieci generazioni. La bimba parlava e faceva domande cucciole. La sua voce mi colpi’ perche’ era davvero molto somigliante a quella della mia amica Rosy. Mi misi ad ascoltare per distrarmi, come spesso facevo in quei giorni quando in autobus tornavo dall’ospedale.

Come tanti cuccioli che studiano l’inglese cercava di capire il significato del nome “New York”. “New” e’ facile, vuol dire “nuovo”. Nuova York, quindi c’era una vecchia York, ma cosa vuol dire “York” e’ la domanda che si fanno tutti a quell’eta’? “Dovrei trovare l’uomo piu’ intelligente del mondo per saperlo” disse alla sua mamma, la quale le rispose che essere intelligenti non vuol dire sapere tutto. Poi la bimba si mise a parlare di una gita o qualcosa in piscina che avrebbe fatto di li’ a poco con la scuola e per la quale serviva qualche euro. Nel dirlo, io scoprii che andava in quinta elementare.

Se a maggio 2014 andava in quinta elementare, a maggio 2017, adesso, va in terza media e sara’ anche lei alle prese con esami e tesina. Buona fortuna angioletto, tu non lo sai ma in un lontano giorno di maggio hai regalato un attimo di serenita’ a una persona che stava affrontando uno dei momenti piu’ difficili della propria vita. Mi hai donato discorsi normali che mi hanno ricordato la mia vita alla tua eta’, mi hai scaldato il cuore e dato un attimo di pace e di fuga dal momento che stavo vivendo.

Viviamo nella stessa citta’ (forse) e nella stessa zona (forse) ma non ci rincontreremo mai perche’ a causa della mia poca vista vedendoti non ti avrei riconosciuta il giorno dopo, figuriamoci tre anni dopo. E allora ti lancio un “grazie” virtuale da questo blog. Grazie, grazie di cuore e un abbraccio. In bocca al lupo per ogni cosa della tua vita.

PS: questo NON e’ un post triste. Racconta una cosa avvenuta in un momento difficile ma e’ un episodio che mi scalda il cuore tuttora, l’ho scritto serenamente e per conservare e condividere un dolce ricordo.

A te

Questa lettera e’ per te e tu sai che tu sei tu.
Il cervello mi dice di non scriverla ma seguo il cuore come ho sempre fatto. Non sono cambiato come dici.
E non me ne sono nemmeno andato, ancora come dici, forse per proteggerti dal dolore.

Sono qui, sono sempre stato qui e se mi sono fatto da parte e’ stato solo per lasciarti studiare in pace per l’esame, dopo averti tolto fin troppa concentrazione.

Quello che e’ successo non e’ successo il primo gennaio ma e’ figlio di eventi precedenti che come l’acqua contro una scogliera, goccia dopo goccia, nel tempo, hanno danneggiato qualcosa di solido, e aperto la strada a ogni frainteso, a volte mio verso le tue parole, a volte tuo verso le mie.

Adesso ritrovarci e’ piu’ complesso perche’ siamo entrambi vittime di dolore mascherato da risentimento, ma proprio qualche giorno fa mi sono trovato a immaginarmi piu’ vecchio di vent’anni, trent’anni e a rimpiangere un legame tanto prezioso lasciato finire cosi’. E poi voglio esserci in questo tuo tempo difficile come tu ci sei stata nei miei. Ma non posso sanare da solo il nostro legame, dobbiamo farlo in due. Il passato non si puo’ cambiare, ma il presente e il futuro si’. Io sono qua, oggi, adesso. Ci chiamiamo?

Ciao piccolo Willy

Non ci siamo conosciuti… ed e’ un bene perche’ io non amo la tua razza e la tua razza non ama me.
Pero’ ti conosco lo stesso, per le innumerevoli volte che la nostra amica comune fog mi ha chiamato mentre ti portava al parco per la tua passeggiatina, la cacca, le abbiate agli altri cani, le corse e tutte quelle cose che la facevano impazzire ma la rendevano felice e si sentiva.

Oggi mi ha scritto che e’ l’ultimo giorno della tua vita, perche’ sei malato e le tue condizioni si sono aggravate al punto che l’amore impone di evitarti sofferenza.

Ciao piccolo Willy. Nonostante le idee dei teologi, veri o autoproclamati tali, io sono convinto che ti aspetti un altro mondo dove ritroverai chi come te ha amato la nostra amica comune, per te anche mamma, per me anche figlia. Fate il tifo per lei, ne ha bisogno e lo merita al di la’ di qualunque sciocca discussione terrena fra umani che viene spazzata via da eventi simili.

2016, 2nd half

Visto che infine mi sono deciso a tornare a scrivere, è ora di riflettere un po’ sul 2016.

Il 2016 è stato un anno bello. E’ stato un anno in cui ho sperimentato un progetto di gruppo, la gioia, la sicurezza di non essere da solo a fare qualcosa. Ho avuto la spinta per andare “oltre”, per superare i limiti che io stesso mi ero posto nella programmazione. E ancora ho sperimentato una nuova amicizia e momenti di gioia, un concerto, feste trascorse insieme, giornate serene, belle.

Ma oggi penso sia anche stata una mezza illusione. Chi veleggiava con me dall’inizio non ha agito benissimo, non è stato corretto nei pensieri, ha spesso giocato alla provocazione o a porre sé nel futuro e me, se non fra i dinosauri, poco ci manca. E chi veleggiava con me strada facendo ha iniziato a pensare che io potessi solo veleggiare con lui, facendomi pesare ogni altra cosa. Ma OK, finché lo fai con me ci sta. Se però inizi a causare zizzania in altri rapporti, se però ogni volta che c’è un conflitto te ne esci con “…se no me ne vado” e se quando te ne vai ti porti via qualcosa importante per gli altri con una scusa bella e buona, perdonami ma l’unica reazione che avrai da me è assecondarti nel tuo allontanamento. perché  la mia dignità non è in vendita e preferisco imparare a fare ciò che facevi tu, pur soffrendo il peso di una certa solitudine e sapendo che da soli si va veloci ma insieme si va lontano. Sì, ma a quale prezzo? “Se ti toglie la serenità è troppo caro” dice un testo motivazionale di quelli che amo collezionare. E’ vero e li il prezzo era troppo alto.

Purtroppo in mezzo c’erano terze persone, fra cui una a cui quella frase sulla dignità ha fatto male e mi spiace, ma cosa dovevo fare? Non essere sincero, non pensare alle persone e ai progetti danneggiati da certe dinamiche? Continuare ad accettare certi comportamenti nei miei confronti?
Ho cercato di agire da signore. Non l’ho sempre fatto e quando è stato il caso me ne sono scusato, ma a rileggere certi dialoghi del 2016 mi chiedo ancora quali siano le percentuali di verità, di stima e di illusione.

Purtroppo tutto questo ha aperto una ferita anche fra me e una persona per me fondamentale ma in mezzo a due fuochi. Una ferita che finge di rimarginarsi ma è solo apparenza e fa ancora e ancora e ancora male e chissà se mai si rimarginerà ma non dipende solo da me rimarginarla… ;(

Cosa c’era di vero nel 2016? Lei era vera lo è sempre stata e sempre lo sarà, il resto non lo so, più passa il tempo meno lo so.
Ma certi momenti sono stati belli, belli davvero.

Buon compleanno mamma

Oggi non e’ stato un giorno facile. La nostalgia dei giorni scorsi si e’ un po’ attenuata ma la giornata e’ stata piena di eventi, alcuni faticosi, altri belli, altri emozionanti.

Sto bene, non posso lamentarmi, ed e’ molto merito tuo di come mi hai cresciuto e di tante frasi che oggi tornano nel mio cuore e mi danno forza. Certo darei il mondo per un minuto in piu’ insieme ma so che non sei lontana. Ho il rammarico di non avere ancora finito l’ebook con i racconti che mi facevi di tanti momenti della tua vita ma quello va a momenti del cuore… ok ok niente scuse, lo finiro’!

Per tutto il resto vale quanto ho scritto l’anno scorso!
Ah e quest’anno fra una cosa e l’altra non ho preso la torta per festeggiarti… come dici? Non serve alla mia pancia? Lo so, ma… in settimana la prendo cmq :) (e hai visto che finalmente ho trovato le canottiere della misura giusta per me? Un bel 7 e vanno benissimo!)

Grazie di avermi reso la persona che sono e buon compleanno, se lassu’ ha un significato. Di sicuro lo passi col tuo papa’ e questo lo rendera’ meraviglioso!
Ti voglio bene!

R-E-S-E-T

E’ successa una cosa non bella, di quelle in cui un confronto in un ambito ne invade altri, prende una brutta strada e ci si sentono dire cose tanto brutte. Ed e’ successa con persone che pure nel 2016 mi hanno dato tantissimo. A seconda della narrazione l’ho causata o ne sono vittima. La verita’ e’ che ci ho messo un po’ di mio nel mentre di discussioni protratte oltre il dovuto e che non sarebbero nemmeno dovute esserci, ma questa e’ un’altra storia.

Non sto postando per parlare di una situazione che non dipende da me risolvere al momento ma dell’effetto che ha avuto questo evento. Perche’ in fondo e’ servito. A un certo punto di una di quelle discussioni mi sono accorto di una cosa. Di solito io penso a come voglio essere, a come voglio comportarmi. L’altro ieri mi sono accorto di come non voglio essere, di come non mi voglio comportare, cioe’ come stavo facendo/rischiavo di fare.

Succede che a volte si inziano ad accettare compromessi. Non quelli sani per arrivare a un obiettivo condiviso, no, compromessi per tenere a se’ le persone. E gia’ questo fa spesso finire in guai emotivi. Poi succede che inizi anche ad accettare compromessi con te stesso. “Ma si’, anche se tardo 5 minuti”, “ma si’, anche se lo faccio domani”, “ma si’, anche se mi concedo di arrabbiarmi”, “ma si’, non e’ bello ma se per una volta…”.
Solo piccole cose, ma che non sono da sottovalutare perche’ piccola cosa dopo piccola cosa rischi di andare alla deriva.

Gia’ qualche settimana fa avevo intuito che servisse un cambio di rotta quando il mio amico Manuel aveva guardato i colori della mia Aura. Potete non crederci, io tendo a farlo. Fattosta’ che sebbene alcuni colori fossero molto belli ed evoluti, ce n’era uno che non mi piaceva. E ho pensato di voler cambiare le cose senza pero’ fare grossi passi concreti.
Poi e’ arrivata questa situazione e questo stimolo a farmi cambiare. A farmi tornare padrone di me stesso e responsabile di me stesso. A saper correggere una scelta sbagliata se la coscienza mi dice che lo e’ ma anche a stare attento ai compromessi per trattenere a me le persone. E ancora una volta non parlo di quelli per raggiungere un obiettivo  partendo da posizioni diverse ma di quelli che generalmente finiscono con “…se no me ne vado”.

Solo agire cosi’ per due giorni, ammettere un torto se lo faccio, rifiutare trappole emotive, essere onesto con me stesso, coerente con le conclusioni a cui arrivo e puntuale negli impegni, solo questo, gia’ questo mi fa sentire leggero, sereno. Certo come ogni umano se mi provocano mi arrabbio, ma che c’e’ da stupirsi?
E tutto questo mi ha fatto bene. Prima, cose anche piccole avevano un impatto emotivo spropositato. Adesso mi sento sereno. Succede una cosa illogica che non dipende da me come poco fa? Pace. Passiamo oltre. Potessi farci qualcosa lo farei, ma se non posso, non posso. Credo si chiami stabilita’ emotiva.

Sono sereno, mi sento sereno. Non voglio perdere il mio cuore (che in modo toccante ha descritto la mia amica Duilia ieri sera, quando finalmente ci siamo sentiti dopo i giorni in cui non e’ stata bene), voglio solo farlo andare regolarmente e senza perdere la strada come da un po’ troppo stavo iniziando a fare. Altre volte avevo cercato di ritrovare la strada. Sembra la volta buona, anche se certo e’ una cosa da verificare ogni giorno, ogni attimo. Ma se fa stare cosi’, ne vale la pena e so che le persone lassu’ (la mia mamma, la mia nonna e Chiara) vogliono che io sia la persona che posso essere.

Amici per sempre

Molti nel tempo mi hanno detto che Amici per sempre dei Pooh e’ una canzone utopica.
Ebbene, oggi ho avuto la prova che non e’ per niente utopica.

Tre amici. Con una ci conosciamo dal 2001 ma non ci siamo mai incontrati di persona per mille motivi. Con un’altra ci conosciamo dal 2004, ci siamo visti varie volte e abbiamo condiviso momenti difficili. La terza, che è il compagno della seconda, con cui nelle differenze e’ nato un rapporto di grande stima e un progetto prezioso comune. Ebbene, ci troveremo tutti e 4 e condivideremo un evento che sara’ irripetibile. Un regalo immenso che fanno loro a me e che ci facciamo tutti e 4.

Ripulire l’anima dalle cattiverie di chi vuole imporsi sugli altri

Siccome per criticare bisogna conoscere, ho provato a seguire la diretta del Family Day 2016.
A parte che da ogni ripresa e’ palese l’ampio spazio vuoto fra le persone, in un’area che ne puo’ contenere 300.000 e non 2 milioni (stima degli organizzatori), i discorsi sono violenti, prepotenti, ripetitivi e mi hanno sinceramente nauseato.

Ho quindi cercato un po’ di serenita’… e dove altro trovarla se non da quelle meravigliose bambine, Emma e Giada, intervistate a Presa Diretta domenica scorsa?

Andate al video della trasmissione sul sito RAI, saltate a 19:18 e ripulitevi l’anima dalla prepotenza di chi pretende di decidere come devono vivere gli altri, cos’e’ una famiglia, ecc.

I bambini ci salveranno. Anche le giornate inquinate dalla prepotenza di chi vuole imporsi sugli altri con un furore che ricorda piu’ crudeli teocrazie.

Grazie Emma e Giada. Io mi impegno quotidianamente per trasmettere un messaggio di educazione e rispetto a tutti e lo faccio anche perche’ bambine come voi crescano in un paese migliore di come e’ oggi.

 

Da dove vengo

Io non sono nato “per caso”.
E non sono neppure nato perche’ due persone volevano “perseguire il disegno di Dio”.

Io sono nato perche’ mia madre mi voleva e per avermi ha fatto l’impossibile in un’epoca ancora piu’ difficile di questa. Perche’ se e’ vero che oggi c’e’ chi urla in TV e dai social network su come deve essere la famiglia, alla fine ognuno vive come crede e sono migliaia le famiglie “non a norma di catechismo” ma accettate di fatto. 45 anni fa erano realta’ piu’ rare e chi ne faceva parte era tacciato di essere un poco di buono. E mia madre per una certa vicina era tale.

Quale era la sua colpa agli occhi di tal bigotta? Avere un passeggino ma non un marito. Bastava alla piccola gente per offenderla pesantemente.

Il marito non c’era e nemmeno un fidanzato. Non era previsto ci fosse. Forse qualche anno prima ci sarebbe potuto essere, ma un naufragio se l’era portato via. Come una maledetta guerra si era portata via il suo papa’ Lino, tanti anni prima. Disperso nella battaglia del Don, in Russia.

Da allora mia madre aveva tanto amore in cuore. Amore nutrito dal ricordo del padre, perduto a 5 anni, di cui era innamorata come lo era lui di lei. Amore non avuto, amore non dato. Una ferita aperta che poteva essere sanata solo in un modo: riversando tutto l’amore che aveva in cuore su una creatura che sognava di portare in grembo, partorire e allevare. Ma non c’era l’uomo giusto, e quello che sarebbe potuto esserci era morto. L’unico che forse avrebbe addirittura sposato accettando un “diritto di famiglia” all’epoca totalmente sbilanciato verso il marito e inaccettabile per una militante comunista quale era lei.

Si’, mia madre era nel PCI, anzi all’alba del 1970 rischiava di esserne espulsa avendo condiviso la nascita del Manifesto di Rossana Rossandra. Ma la sua vita stava per cambiare e tutto cio’ stava per passare in secondo piano.

La militanza nel PCI aveva aperto un mondo a lei cresciuta in una famiglia cattolica, pur non bigotta, che era stata al catechismo e che durante l’adolescenza attorno al 1950 veniva mandata al doposcuola dalle suore: “le ragazze per bene non stanno in giro”, diceva la zia che aveva accolto lei e la madre fin dal tempo della guerra.

Tramite la militanza aveva conosciuto modi di pensare e concepire il mondo diversi, in cui le donne non accettavano di essere proprieta’ degli uomini come il succitato diritto di famiglia dell’epoca prevedeva (per dirne una, il marito decideva la residenza e la moglie era obbligata a seguirlo – e non esistevano separazione o divorzio). E aveva iniziato a sognare quel bimbo, ben sapendo le difficolta’ e i problemi di quel sogno. E un giorno decise che quel sogno impossibile poteva diventare realta’.

Stava vivendo una storia con un uomo delle sue stesse posizioni politiche. Stavano bene e lui aveva i tratti che le sarebbero piaciuti in un figlio: i capelli, il colore degli occhi, l’allegria, alcuni aspetti del carattere. Ma per altre cose no, non avrebbe mai voluto che suo figlio crescesse con lui. Pero’ era l’uomo perfetto per…

Prese quindi una decisione. Normale, comune mentre vengono scritte queste righe, coraggiosa e forse folle nel 1970. La prese perche’ libera dal bigottismo del tempo e forse, chissa’, ripensando al coraggio di Mina, la sua cantante preferita, che nel 1963 aveva scelto di allevare un figlio da sola affrontando il massacro mediatico dell’Italia bigotta di allora. Piu’ volte negli anni mi ha detto “sei nato perche’ sono comunista”.

Era il 12 settembre 1970. All’epoca non c’erano test di gravidanza, si poteva solo aspettare e sperare.

Intanto come doveva essere la relazione fini’. Mia madre incontro’ quell’uomo quando la pancia si iniziava gia’ a notare, in una sera piovosa davanti a una pizzeria frequentata da entrambi, in centro a Mestre. Si erano dati appuntamento. Mia madre gli disse che non desiderava che avesse niente a che fare con lei e con me e lui non ebbe nulla da obiettare.

L’anno dopo sono nato. E dalle 15.15 di quel 18 giugno, con il mio dito di neonato che ha stretto il suo in un modo irripetibile, e’ nato un legame fortissimo, l’amore piu’ grande, dato e avuto, nonostante le difficolta’, la piccola gente, le attese davanti una sala operatoria per i miei occhi, la mia adolescenza turbolenta, ecc. Un legame durato 42 anni e simbolicamente suggellato quando alla vigilia di un suo grosso intervento mi ha detto “se va male abbiamo vissuto 42 anni felici”.

Si’, felici. E a quelli che oggi si sgolano per imporre la propria idea secondo cui un bambino ha diritto a un padre e una madre dico che un bambino ha diritto a essere amato, ad avere figure di riferimento valide, poi la figura dell’altro sesso puo’ essere chiunque: tua madre stessa se in se’ ha la dolcezza femminile e la grinta di un uomo, un insegnante, un amico, un parente, il medico che ti rida’ la vista da bambino. Puoi anche spezzettare questa figura e prendere il meglio da chi hai attorno. O puoi crescere sereno con tua madre e tua nonna e pensare al padre solo quando la madre di un tuo amichetto di scuola ti dice “sai, lui ha un papa’ che lo aspetta” (e stendiamo un velo pietoso sulle vicende personali di tale signora…).

Tanti si chiedono perche’ io difenda le unioni civili e le famiglie gay. Alcuni dicono che sono ovviamente gay. Non e’ cosi’.

Io difendo tutte le famiglie perche’ io, mia madre, mia nonna (e i nostri due gatti, Franky I e Franky II) siamo stati una FAMIGLIA e non permetto a NESSUNO di dire il contrario. E per fortuna nessuno fra le persone che conosco, religiosi compresi, ha mai detto il contrario.

E difendo la possibilita’ per due persone dello stesso sesso di crescere un bambino perche’ io sono cresciuto con mia madre e mia nonna e sono stato felice.

Io sono qui perche’ mia madre era Comunista e vedeva, voleva e sognava un mondo migliore.

Mia madre nasceva esattamente ottant’anni fa, oggi.

Sono orgoglioso di essere tuo figlio.
Grazie di avermi messo al mondo.
Te l’ho detto anche il giorno che sei partita per il paradiso, perche’ e’ li che sei adesso, ne sono certo. E un giorno li saremo ancora una famiglia.

PS: a chi dovesse offendere mia madre per le sue scelte di vita, ricordo e faccio mia la frase di Papa Francesco “chi dice una parolaccia contro mia mamma, si aspetta un pugno”.

Lettera a Sakura

Qualche giorno fa una cara amica mi ha chiesto perche’ ogni sera do’ la buonanotte a una ragazza che seguo su Twitter.
La mia risposta e’ stata semplice: perche’ mi pare le faccia piacere riceverla… ;)
E’ nella mia natura provare a dare qualcosa di buono agli altri (non sempre ci riesco).
Adesso poi che, nonostante quel che e’ successo l’anno scorso, riesco a vivere una vita tranquilla, in un tempo che per tanti tranquillo non e’, trovo quasi doveroso fare quel che posso per dare agli altri, almeno un po’ di allegria. E se a Sakura fa piacere la buonanotte o qualche attenzione alle emozioni che esprime, io sono ben felice di scriverle, cosi’ come cerco di fare anche con gli altri che mi piace leggere.
Con lei non ho altri contatti se non Twitter e purtroppo non sempre 140 caratteri bastano, quindi ho deciso di dedicarle questo post e scriverle alcune cose che poi magari serviranno anche ad altri che leggono per scelta o per caso questa pagina, come in passato e’ gia’ successo…

Ciao Sakura (so che lo preferisci al tuo nome),
ti voglio dire un paio di cose dopo averti letta per un po’. Ammetto di non sapere quasi nulla della tua vita fin qui e parlo solo per cio’ che traspare da quel che scrivi.

1. Sei una bella persona. Non mi riferisco solo alle tue foto (belle nonostante i filtri “creativi” di Instagram ;) ) ma al tuo modo di scrivere e mostrarti, educato e di una persona che non cerca la volgarita’ gratuita o l’esibizionismo nelle foto. Complimenti per questo, usi i social media meglio di tanti.

2. Non correre! La vita che conosci non sara’ stata sempre facile, magari tante cose ti appaiono o sono brutte/faticose/assurde, ma come ti ho scritto ieri, tu sei ancora un bruco. Si’, stai diventando una farfalla, ma non lo sei ancora. La tua vita sara’ diversa da quella che hai vissuto, perche’ cambierai tu e cambieranno le persone attorno a te, sia i famigliari sia gli amici di cui vorrai circondarti. Come stai cambiando tu, cambieranno loro. Non ti preoccupare, solo non guardare a cio’ che conosci come unica realta’ a cui sei condannata. Come dice la tua amica che retwitti ogni mattina, “andra’ meglio”. E aggiungo che realizzerai i tuoi desideri, compreso quello di passeggiare per Roma, che, te lo assicuro, e’ un posto piu’ ancora piu’ bello dei tuoi sogni! Anzi proprio leggerti mi ricorda che ho la fortuna di poterci tornare e dovrei approfittarne…

3. Non avere paura di crescere. Crescere non vuol dire diventare noiosi o perdere la propria parte bambina. Se la vuoi, puoi fare cose per conservarla. Io e un po’ di amici anche piu’ vecchi grandi di me abbiamo fatto questo per restare giovani e fra i giovani ;-) ma ci sono mille possibilita’ e modi per restare un po’ “piccoli” nel cuore.

4. Non sei affatto inutile e la tua vita non lo e’! Non lo e’ per le persone con cui vivi, non lo e’ per i tuoi amici e non lo e’ per gli oltre 1600 che ti leggono ogni giorno e a cui riesci a strappare un sorriso o una riflessione. Ti pare poco?
Ma soprattutto tu esisti e hai una vita davanti. Adesso e’ il tempo della crescita e della mutazione. Non giudicare un giorno dall’alba o dalle sue prime ore. Goditi i lati belli del presente e ricorda che il tuo mondo cambiera’, come cambierai tu, e se riuscirai a vivere bene questi cambiamenti, starai bene, proprio come oggi fai stare bene gli altri. Ci vuole solo un po’ di pazienza…

Per il resto, non sei sola e devi valere qualcosa se qualcuno che ti conosce appena decide di dedicarti un post ;)
E come diceva mia zia, “coraggio che el mal xè de passaggio”!
Per qualsiasi cosa, ci siamo, in tanti, io pure, e ti apprezziamo per come sei. Forza, bruchino! ;)

Mai piu’

Sta arrivando il 27 gennaio e come ogni anno si “celebra” la giornata della memoria delle vittime del nazismo. Giusto, bisogna ricordare per non ricaderci, peccato che non vada esattamente cosi’ e, per me, sia una manifestazione un po’ ipocrita e lo dico pero’ con profondo rispetto di chi la fa e la vive.

Ricordiamo lo sterminio, i lager, gli orrori subiti dagli ebrei e altre minoranze.
Giusto, ripeto. Ma dopo quel tempo e’ giunta la pace? Dopo quel tempo sono cadute le discriminazioni?

Nessuno oggi si sente SUPERIORE ad altri?
Nessuno DISCRIMINA gli altri?
Nessuno IMPONE le proprie idee?

E non avvengono piu’ orrori?
Non ci sono guerre?
Non ci sono sterminati campi profughi?
Non ci sono ESERCITI SCELLERATI che bombardano i civili e massacrano i bambini?
Non ci sono persone discriminate o magari uccise per i propri orientamenti sessuali?
Non ci sono piu’ distinguo fra uomo e donna e hanno ovunque gli stessi diritti?
Non ci sono leggi che portano frustate o la morte a chi dissente dal potere?
Non ci sono esaltati che in nome delle proprie convinzioni discriminano, fanno soffrire o magari uccidono?

No, adesso viviamo tutti in pace e possiamo dedicare un giorno a RICORDARE gli orrori del passato, senza pensare agli orrori del PRESENTE.

Io non ci sto. Sono vicino nella preghiera a tutte le vittime dei crimini nazisti ma io il 27 gennaio ricordero’ ANCHE, per esempio, le vittime civili palestinesi e ANCHE tutte le vittime nigeriane, in particolare quelle due creaturine che quelle merde di boko haram hanno usato come bombe viventi.

Troppo facile dire “mai piu'” davanti a immagini in bianco e nero di orrori di 70 anni fa. Piu’ difficile ma secondo me molto piu’ importante dire MAI PIU’ agli orrori odierni, siano perpetrati con la violenza fisica o con quella verbale.

La mia nipotina musulmana

Yasmin, che tutti chiamiamo Yuyu, e’ la figlia di una mia grandissima amica che alcuni anni fa e’ andata a vivere in Egitto con l’uomo di cui si e’ innamorata.
Io e Yuyu, che adesso ha quasi 5 anni, va a scuola e impara inglese e arabo, non ci siamo ancora incontrati ma la sua mamma le parla sempre di me ed e’ cresciuta affezionandosi a “zio Gabry” e mandandomi sempre tramite whatsapp salutini ecc che io ricambio con mille immagini degli animali che tanto adora e imita bene.
Adesso Yuyu come ogni Natale e’ in Italia con la sua mamma e passa molto tempo con i suoi cuginetti che hanno grosso modo la sua stessa eta’.
Ieri, prima dei fatti drammatici di Parigi, la sua mamma mi ha inviato un video che regala una speranza per un mondo che gli uomini di domani, i bambini di oggi, possano rendere diverso. Ci sono Yuyu e i suoi cuginetti seduti attorno a un tavolo e lei che spiega a loro con semplicita’. Cito testualmente:
“io sono musulmana, mio padre e’ musulmano e mia madre e’ cattolica”. I cuginetti l’ascoltano tranquilli e curiosi ed ecco realizzato un mondo in cui ognuno puo’ essere di una religione senza che nessuno si scandalizzi. Del resto, se vissute e comprese bene, tutte le religioni sono finalizzate al bene e vanno messe sullo stesso piano. Se a qualcuno questa frase da’ fastidio, sappia che non me ne importa niente, lo penso e continuero’ a dirlo credo di dare una gioia a dio, con qualsiasi nome lo si voglia chiamare ;)

Yuyu e’ musulmana e non e’ certo una terrorista. E’, in questo mondo di fanatici, una speranza per un futuro piu’ radioso.

Date il mondo ai bambini, sono molto piu’ intelligenti dei grandi.
Per loro non c’e’ niente di strano o di sbagliato che uno sia cattolico e un altro musulmano. Per noi si’. Ecco il problema.

PS edit del 2016: adesso Yasmin, che ha 6 anni e mezzo e fa la prima elementare, sta insegnando l’arabo ai suoi amichetti italiani, sul sito per bimbi di cui sono fra i curatori e che lei frequenta :)

43 anni domani: grazie mamma

Ho scritto questa lettera a mia madre cinque anni fa. Oggi la pubblico perche’ rappresenta al meglio molti dei miei sentimenti.

Perche’ mai nel giorno del proprio compleanno dovrebbero essere i genitori a farci un regalo? Ce l’hanno gia’ fatto mettendoci al mondo, pure con dolore e faticando nel caso della mamma! Siamo noi a dover dir loro grazie ed e’ quello che intendo fare io con queste parole.

Voglio regalare un grande ringraziamento a mia madre. Uno? Mille non basterebbero!

Grazie dunque per avermi voluto e per aver fatto l’impossibile e l’impensabile, nella societa’ bigotta in cui vivevi, per avermi e crescermi, da sola, senza un marito. Ancora oggi c’e’ chi insiste che non si fa cosi’, ma la storia ti ha dato ragione.

Grazie perche’ un bel po’ di anni fa a quest’ora, mentre io qui scrivo al PC, tu sudavi in un letto d’ospedale, senza nessuno accanto fisicamente.

Grazie perche’ da quando alle 15.35 del 18 giugno sono nato i tuoi pensieri, il tuo cuore, il tuo amore sono stati interamente per me e hai combattuto sola i pregiudizi di una societa’ stupida e bigotta, le cattiverie di tanti e un fato difficile.

Grazie perche’ dal 14 febbraio 1972, quando il professor Rama ha diagnosticato con un semplice sguardo “catarrate bilaterali congenite”, tu hai affrontato con forza da leonessa i miei mille ricoveri, le attese fuori dalla sala operatoria, i miei risvegli…

Grazie per avermi sostenuto sempre, contro i bulli, contro i momenti difficili con alcuni insegnanti. Anche contro chi voleva farmi frequentare scuole diverse perche’ ipovedente. E anche contro la mia fase da adolescente ribelle.

Ma soprattutto grazie per avermi lasciato LIBERO. Libero di scegliere della mia vita, per le cose importanti. Mi hai fatto battezzare perche’ fossi libero di essere Cristiano se lo avessi desiderato e poi hai lasciato che decidessi io se volevo andare al catechismo e fare la Prima Comunione o andare a Messa la domenica mattina. Mi hai solo chiesto di essere coerente con le scelte e non farle “per imitare i tuoi compagni”. Non mi hai asfissiato di religione. Non mi hai imposto le tue convinzioni o il Dio degli anni ’40/’50 che era stato imposto a te.

E se hai agito cosi’ e’ perche’ tu sei stata, sei e sarai sempre comunista. E non mangi i bambini. Il tuo comunismo e’ un ideale di liberta’, diritti e uguaglianza. Non condivido molte cose dei partiti comunisti italiani e men che meno del comunismo russo, ma i tuoi ideali e quelli dei compagni che hai frequentato sono la ragione per cui io esisto, per cui fin dall’inizio sono stato libero di scegliere. Provo umano dispiacere quando leggo di bimbi costretti ad andare a Messa la domenica gia’ a pochi anni; trascinati in un percorso di Fede senza poterlo decidere da se’, seguiti, asfissiati da chi vuole imporgli le proprie idee.

E io mi sento davvero fortunato perche’ tu mi hai insegnato che “c’e’ sempre un’alternativa”; mi hai insegnato a essere onesto, corretto, rispettoso verso gli altri e coerente. Grazie a te ho imparato a rispettare. Grazie ai miei occhi di cui ti dai sempre, erroneamente, colpa, ho imparato a capire e ascoltare la sofferenza altrui. Grazie a te sono quello che sono quindi oggi sono io a dirti grazie e a dire a tanta gente che vive ancora ai tempi di “don Camillo e Peppone” che sarebbe il caso di non dare certi giudizi netti perche’ chi fa scelte di vita diverse da quelle dettate dagli uomini di Chiesa ma agisce rispettosamente, correttamente e onestamente, penso proprio sia amato dal Signore tanto quanto chi lo ricopre di preghiere e poi e’ pronto a denigrare, sparlare, attaccare, in voce o in punta di penna.

Grazie mamma, sono grato di essere tuo figlio e orgoglioso di essere figlio di una “comunista”!