Giorni felici

Giorni che finalmente hai capito come dormire bene e poi star bene quando sei sveglio (e si’, avevi ragione tu)

Giorni che “con le cose manuali sono una frana ma ci provo lo stesso” e ti senti dire un “bravo” che vale oro perche’ te lo dice una persona di cui hai lottato per conquistare la stima

Giorni che si rompe una tapparella ma arriva un amico ad aggiustartela e tutto torna OK

Giorni che ti dicono “mi sei mancato tanto oggi”

Giorni che aiuti, giorni che ti ritrovi, giorni che torni a guardare con positivita’ alle cose che sogni e quindi trovi anche la forza di guardarti dentro e cercare alcune spiegazioni…

Felice

Parte del mio PC e’ connesso alla LAN della mia parrocchia per alcune configurazioni che sto cercando di fare fra due dispositivi che non si vogliono parlare (verso il web esco con il mio IP personale, a scanso di equivoci).

Spotify mi fa ascoltare “Vivere vivere” di Amedeo Minghi.

Mi affaccio alla finestra per prendere una boccata d’aria. Vedo un po’ di cielo ancora illuminato dalle ultime luci del tramonto.

Oggi mi sono stati fatti due auguri (uno generico e uno specifico) per la festa del papa’, anche se non sono un padre biologico.

Non tutto e’ perfetto (e soprattutto quei due dispositivi insistono a non parlarsi) ma mi sento felice, davvero felice, della stima, dell’affetto che ricevo e dei traguardi. Chi l’avrebbe detto, qualche tempo fa.

Posso chiudere tutto e riposare nella pace e nella musica.
Qualcosa ancora non va? Ci pensero’ domani.

Migranti

Quando ero poco piu’ che un bambino confidai a mia madre, che si commosse, che se avessi vinto la lotteria avrei usato i soldi per far liberare un bimbo che all’epoca era in mano da mesi all’anonima sequestri (si’, negli anni 70 e 80 in Italia succedevano queste cose).

Era un pensiero che proveniva dal cuore, che non rinnego a distanza di decenni. Perche’ il cuore e la testa viaggiano separati. Quando vedo le foto delle persone nelle carceri libiche, sui gommoni, in mare o sulle navi che li soccorrono, li abbraccerei tutti. Avessi avuto un altro fisico, forse avrei fatto il volontario su quelle navi. Quando chi vive la politica a slogan scrive “accoglieteli a casa vostra” io penso “magari!”. Potessi (che a malapena so occuparmi di me), certo che li accoglierei. Certo che accoglierei Maria, Giuseppe e il piccolo Gesu’, perche’ questo sono i profughi e io lo dico da ben prima del Papa.

Ma questo e’ il cuore. E il cuore ha ragione. Aveva ragione il mio cuore di ragazzino che avrebbe pagato il riscatto per quel bimbo prigioniero in Calabria e ha ragione il mio cuore di oggi che non solo accoglierebbe ma abbraccerebbe tutti.

Poi pero’ c’e’ il cervello. E il cervello si deve porre domande, perche’ se ci si ferma al cuore e si segue solo l’emotivita’ si risolve un problema oggi e ci si trova con dieci problemi domani. Me ne accorgo anche nella vita di tutti i giorni.
La tragica stagione dei sequestri in Italia e’ gradualmente diminuita, fino a terminare, quando sono state introdotte leggi che rendevano molto difficile alle famiglie dei rapiti il pagamento del riscatto. Immaginate lo strazio. Immaginate le polemiche. Ci fossero stati i social, chissa’ quanti “restiamo umani” avremmo visto indirizzare ai governanti…
Di fronte a un bambino strappato alla famiglia l’unica priorita’ dovrebbe essere liberarlo. Ma poi? Cosa succede poi? Se si dimostra che il business funziona, chi sara’ la prossima vittima?

Con i migranti si ripropone una situazione simile. Trafficanti senza cuore chiedono loro cifre da capogiro, promettono una traversata facile presentando “il canale di Sicilia” come un fiumiciattolo, quando e’ un mare spesso molto agitato. E li imbarcano su mezzi che a malapena galleggiano, certi che ci sara’ chi li soccorrera’.
E tu li vedi li’, rischiare la vita o annegare. Essere raccolti da navi che poi restano in balia della politica per settimane. E ti si spezza il cuore. E vorresti andarli a prendere e a quel paese la politica, le leggi e i politici. Ma e’ la soluzione? Ed era la soluzione pagare i riscatti per i sequestrati?

Oggi, 27 gennaio, si celebra la Giornata della memoria e c’e’ chi si spinge a fare paralleli fra la crisi dei migranti e il nazismo. Secondo me questo e’ un modo per svilire entrambe le tragedie! Ma quando hai 280 caratteri e tanta voglia di visibilita’ non puo’ che finire cosi’…

In effetti certi ragionamenti richiedono meno slogan e fretta ma piu’ spazio e tempo. Per esempio per riflettere su come siamo arrivati qui. Provo a verbalizzare il mio pensiero.

Siamo tutti un mucchio di egoisti. Non solo noi italiani, non solo noi europei, non solo noi occidentali. Tutti coloro che in questo pianeta hanno un tetto, hanno il bagno in casa, l’acqua corrente e il riscaldamento. Viviamo bene, meglio di miliardi di altri e spesso non ce ne rendiamo conto. Ho negli occhi una creatura raggomitolata in una foto di un carcere libico. Se un angelo per magia la portasse qui non si stupirebbe delle luci che controllo con la voce, bensi’ di poter aprire l’acqua e bere quando vuole e del caldo dei termosifoni. Noi abbiamo questo e miliardi di persone no. E siamo degli egoisti perche’ non lo capiamo e non dedichiamo almeno un po’ di energie a rendere migliore la vita per gli altri. Tanti lo fanno, ma con la fortuna che abbiamo avuto a nascere qui dovremmo farlo tutti.

Ma siamo anche stati raggirati da un insieme di leggi sbagliate volute dai potenti per interessi sbagliati. Prendiamo l’Italia. A suon di depenalizzazioni, oggi se commetti molti tipi di reato e vieni arrestato, ti rimettono quasi subito in liberta’, magari con un “foglio di via” che per tanti e’ carta straccia.
Cosi’, siccome in ogni popolazione ci sono le mele marce, nelle nostre citta’ la criminalita’ (che e’ spesso indigena, cioe’ italiana) ha assoldato tanti stranieri. Alcuni spacciano, altri mendicano, altri ancora rubano, ecc… e grazie a leggi sbagliate, vengono fermati e il giorno dopo oppure gia’ poche ore dopo sono di nuovo in giro. Cosi’ cresce l’insicurezza, cosi’ la gente ha paura di andare in giro, cosi’ aumentano l’insofferenza e l’intolleranza e non importa se i numeri dicono che…. La gente vede quel che succede per strada, si spaventa e i politici per la propria ricerca di potere e consenso amplificano questi timori. Invece di dire “cambiamo le leggi e se spacci vai in prigione” dicono “e’ colpa degli stranieri!”. Non ci fossero stranieri lo farebbero gli italiani, ma e’ un dettaglio.

Dovremmo ripensare il mondo. Dovremmo smettere di sfruttare l’Africa. Dovremmo pagare il giusto le materie prime con cui costruiamo i dispositivi elettronici. Dovremmo smettere di interferire e riempire di soldi e armi questo o quel dittatore. Recentemente un politico si e’ rammaricato, come altri prima di lui, che anni fa sia stato fatto cadere un dittatore crudele e sanguinario. Perche’? Perche’ se ne lamenta? Perche’ cio’ ha reso instabile il paese da cui avvengono molte partenze di migranti. C’e’ da restare allibiti ma sono discorsi che si sentono troppo spesso. Come troppo spesso vengono prese decisioni allucinanti. Paesi che chiudono le frontiere e se capita sconfinano a caccia di persone, governi di ogni colore che fanno accordi per fermare i migranti e buttarli nel deserto o in centri di detenzione dove tortura e stupri sono la quotidianita’, muri, discriminazioni, menefreghismo.

Sbagliamo tutti, non si salva nessuno. Viviamo in un mondo egoista e iniquo che andrebbe rifondato da capo. Pero’ non basta una singola azione dettata dall’emotivita’. Tutto va ripensato, altrimenti salvare una persona oggi equivarra’ a un’altra vittima domani.

E quindi in conclusione, Gabriele, sei per accoglierli o stai con Salvini, brutto schifoso grillino alleato con i leghisti?
Questo mi stara’ domandando chi ha seguito il link di questo post su Twitter e tratta il tema a suon di hashtag, da “salvini non mollare” a “restiamo umani”, condendolo di insulti e polemiche.

E lo ripeto. Il mio cuore vorrebbe andarli a prendere tutti, e di strada mandare a quel paese Salvini (che si impegna per farsi detestare). Il mio cuore vorrebbe pure andare indietro nel tempo a pagare il riscatto e risparmiare mesi di prigionia a quel bimbo segregato in Aspromonte.
Ma il mio cervello ha dei dubbi.

Arrivato a questo punto della riflessione non posso che concludere che continuano a prenderci in giro. Anzi tutti noi, pro sbarchi e pro linea dura, ci stiamo prendendo in giro. Perche’ nessuna delle due strade e’ risolutiva. La soluzione e’ cambiare il mondo. Ma come disse non so che consigliere quando venne sollevata la questione delle armi vendute dall’Italia a paesi che le usano per stragi, “ci sono contratti”, “perderemmo soldi”, “perderemmo posti di lavoro”.

E allora, bambina incatenata che mi sei rimasta negli occhi, umidi mentre scrivo, perdonaci. Perche’ siamo nati dalla parte fortunata del mondo e mentre tu piangi e tremi per la paura di altra violenza, noi giochiamo sui social a chiederci se e’ meglio fermare il business dei trafficanti o accogliere chi scappa dalla guerra (fatta con le armi che vendiamo noi) o dalla fame (colpa anch’essa nostra in buona parte) e paga migliaia di euro per essere mandato ad affogare su una bagnarola.

Dobbiamo cambiare questo mondo. Dobbiamo cambiare le leggi nei paesi. Tutti i paesi dovrebbero accogliere ma anche e soprattutto dare un futuro a chi vive in ogni regione del mondo. Dobbiamo accogliere qui offrendo prospettive ma anche punendo severamente chi delinque. Dobbiamo evitare ogni forma di business sul dolore, da qualsiasi parte venga. Dobbiamo renderci credibili. E oggi nessuno piu’ lo e’.

Se non facciamo questo, nessuna scelta risolvera’ il problema.

Detto questo, in me prevale il cuore. Sempre.

Pensieri di fine anno

Cinque anni fa scrivevo cosa pensavo di fare nel 2014: “mettero’ in ordine la scatola dei documenti“. Il destino mi porto’ a rimettere in ordine l’intera vita e sopravvivere a un uragano. Non si puo’ mai dire quel che ci accadra’ e spesso i nostri propositi del nuovo anno durano un giorno e poco piu’.

Dunque oggi non scrivero’ cosa voglio fare, ma qualche pensiero sparso sull’anno appena trascorso.

Un anno di distacchi, Troppi e troppo spesso senza una motivazione chiara. Le persone si allontanano e non ti dicono perche’. Non c’e’ piu’ spazio per te nella loro vita e non hanno nemmeno il rispetto di dirtelo. A volte ci va di mezzo chi non c’entra e i pesi sul cuore aumentano. E non sempre chi hai attorno sa o vuole capire quanto male fa un distacco.
Per fortuna c’e’ chi resta, sempre, e ti da’ la forza per andare avanti. Poi conosci nuove persone, nascono nuovi legami, ma in fondo al cuore hai sempre il timore che possano finire male. Tanti “ci saro’ sempre” infranti da nervosi e gelosie (cit.). A volte viene da sentirsi come il Dottore, protagonista della serie Doctor Who, che soffre quando perde un compagno di viaggio, magari si chiude, ma poi scatta qualcosa e nasce un nuovo legame. Sempre pero’ con la consapevolezza che potrebbe finire e con il ricordo dei tanti legami passati.

Un anno in cui mi sono donato e ho donato. Tutto cio’ che potevo e forse di piu’. Diceva ieri un amico “fai già tanto per noi e per tantissime altre persone” e mi ha reso davvero felice. Ho dato il mio cuore a chi aveva bisogno, a chi ha dovuto ripartire dal nulla e a chi meritava un piccolo dono dopo aver concluso un percorso difficile, ma anche a nuovi, vecchi amici.
Ho dato tempo, energie, pensieri e preghiere. Ho vissuto in continuita’ con cio’ che avrebbe fatto mia madre e ho dato un senso a quest’altro mio anno sulla Terra.

Un anno di prese di coscienza. La presa di coscienza che tanti “difensori dei diritti” pensano per lo piu’ ai propri diritti e gli altri si attacchino al tram, anzi amici finche’ si combatte insieme ma se hai un’altra opinione su qualcosa sono pronti a pugnalarti. E cosi’ ho fatto un bel block/defollow e reso i miei contatti un po’ piu’ sereni. I veri amici sono altro, e lo sono indipendentemente dal fatto che ti esprimi come loro, voti come loro e la pensi come loro su tutto.

Un anno in cui sono stato insultato per la politica e definito pentafasciogrillino, grullo, amico dei fasci, amico dei cialtroni, ecc. E in cui mi son trovato al governo con quella Lega che ho sempre detestato. Ma chi considera la politica una cosa seria non salta sul carro che fa piu’ comodo. Ho votato secondo coscienza M5S perche’ mi convince. Sapevo che se non avessero avuto la maggioranza avrebbero fatto accordi. Ho letto riga per riga il contratto con la Lega. Diverse cose non mi piacciono, diverse si’ ma in un accordo l’uno deve accettare l’altro ed e’ meglio questo governo che un altro tecnico, alibi per far passare altre leggi terribili. Non tutto mi piace, ripeto, ma certe scelte hanno messo in luce la grande ipocrisia dell’Europa ad esempio sul tema soccorsi in mare ai migranti. Ora pero’ spero che si trovi una soluzione!
Forse con le mie idee ho deluso qualcuno, spero di no, ma se seguissi l’onda o l’hashtag e vivessi la politica come i calciatori che cambiano squadra a convenienza, deluderei me stesso.

Un anno di stupide perdite di tempo. Quante volte ho indugiato in qualche sterile discussione, magari per paura di affrontare qualcosa. Procrastinare diventa troppo facile in Rete. Me ne sono accorto, ho iniziato a nutrire insofferenza per certi luoghi virtuali e/o per come io li usavo. E ad allontanarmene, gradualmente. Il tempo che posso passare davanti a un video preferisco spenderlo meglio.

Un anno in cui ho cambiato cose e ho iniziato a cambiare me stesso. Ho cercato nuovi stimoli, ho provato ad affrontare piccole sfide e grandi ricordi. Una brugola. Fra vista e tremori c’e’ voluto un po’ di ingegno, ma in un tempo giusto per me e lungo per chiunque altro, ho messo le Hue Play come volevo. E sono tornato in quel supermercato dove andavo con mia madre, spingendo via i ricordi malinconici… che non c’e’ tempo per pensare se lo devi girare tutto tre volte per trovare una cosa che hanno ben pensato di spostare, grrr…

Un anno che cambiera’ il domani, grazie a un libro che ben due amici hanno scoperto recentemente e mi hanno consigliato. Un libro che insegna a capire come le emozioni hanno effetto su di noi e come evitare che ci dominino. Gia’ esserne consapevole mi sta aiutando, anche a gestire alcune emozioni di questa sera, simile e tante altre e tranquilla, ma diversa da quella dell’anno scorso. Non tutte le ciambelle riescono col buco.

E non posso finire questo post senza ricordare le persone per cui ho pregato tantissimo. La piccola Iuschra, persa chissa’ dove in un bosco a luglio. Le ho dedicato il piccolo voto di rinunciare ai social per un certo tempo, questa estate. Poi, sempre delle piccole. Ludovica, Alessia e Martina, uccise da genitori impazziti. Poi gli angeli del ponte di Genova, poi… tante preghiere per tutte le persone che soffrono o sono in Cielo, perche’ l’energia positiva di una preghiera o di un pensiero aiuta sempre, ne sono certo, ed e’ importante non dimenticare.

E adesso si ricomincia. 31/12 ciao, benvenuto 1/1.

Lucchetti

Alessandro, che guarda il mio blog piu’ di me (e gliene sono grato) mi ha fatto notare che avevo il lucchetto giallo per la favico linkata in http invece che https.

Sistemata, grazie a lui.

A fine mese torno a scrivere, per ora mi aspetta un po’ di quiete mentale di cui, mi accorgo, ho un infinito bisogno…

E sono 15 anni…

E sono 15 anni, che sembrano pochi ma sono più dell’età di tanti ragazzi che conosco. 15 anni che in una notte è volata in Cielo una persona a cui ho voluto tanto bene e che mi ha voluto tanto bene. 15 anni in cui da lassù ha elargito doni.. ma sempre 15 anni senza Chiara…

Chiara se ne è andata per una meningite fulminante. Quando è nata, quello contro la meningite che l’ha uccisa era un vaccino facoltativo. La sua mamma mi chiese di scrivere un articolo per parlare a tanti genitori dell’importanza di fare tutti i vaccini, anche quelli facoltativi.

Ho pubblicato quell’articolo prima sulla Girandola, un noto portale degli anni duemila per bambini, insegnanti e famiglie, e poi l’ho portato con me sul Gomitolo. Con calma e pacatezza ho spiegato e consigliato, senza insulti e senza prepotenza, fra quelle righe o confrontandomi direttamente con amici che avevano figli in età da vaccini ed erano spaventati.

E’ però triste pensare che nonostante la baraonda di questi anni, che ha trasformato uno strumento di prevenzione in uno per attaccare gli avversari politici e insultare le persone via social, i vaccini contro i vari ceppi di meningite siano ancora facoltativi.

E allora io vi chiedo di leggere la pagina che ricorda Chiara, di pensare che era una persona dolcissima e sensibilissima e che è andata in Cielo soffrendo davvero tanto. Una sofferenza che non dovrebbe patire nessuno. Vaccinate i vostri figli contro la meningite e le altre malattie per cui c’è un vaccino!

…zzzzzzzzzzzzzzzzzzot!

Dunque… Sabato mattina risveglio alle 5 e mezza con un fischio che era entrato nel mio sogno… Mi trascino ancora semi addormentato fino alla fonte di quel suono così lacerante per i miei timpani e vedo tutti i miei dispositivi morti… Sento i tuoni e faccio un salto perché capisco cosa può essere successo… Prima di affrontare tutto devo far cessare quel suono per il bene del condominio… Scollego tutte le prese, scollego il gruppo di continuità dalla corrente e il suono non si riduce, anzi aumenta… Finalmente riesco a fermarlo con il pulsante di off generale premuto per 5 secondi..
Da lì partono le prove per vedere se l’UPS è salvabile ma niente. Nei frattempo cessa il temporale e provo a collegare a una presa elettrica, una alla volta, tutte le cose che erano collegate all’UPS… Miracolosamente funzionano! È chiaro che l’UPA ha dato la sua vita per salvare router, NAS con 2 hard disk da 4tb, hub Philips HUE, telefono… e il PC nell’altra stanza connesso con un cavo di rete. 93€ quattro anni fa contro almeno venti volte tanto!

E adesso?
Accertato che l’UPS è andato, grazie ad alcune ricerche su Google fatte in 4g (utile avere una via di riserva per andare online) non resta che prepararsi e andare a prenderne uno nuovo nel mio negozio di fiducia. Pesa molto, soprattutto la batteria, e quindi so che dovrò tornare col taxi (rischio la salute se porto certi pesi troppo a lungo) e mi passa per la testa l’idea di telefonare, appena il negozio apre, per farmene preparare uno e fare toccata e fuga: vado col taxi, mi faccio aspettare, prendo, pago, esco e risalgo.
Ma no, chi sono io? Io non spreco così i soldi! Vado in tram fino a un certo punto e il resto a piedi. Taxi solo per il ritorno e solo perché mi tocca.
Scemo io.

Scemo perché arrivando verrò a sapere che gli unici due che avevano “in casa” sono stati venduti poco dopo l’apertura del negozio. Evidentemente altri in città hanno avuto il mio stesso problema a causa di forti sbalzi di tensione.
Chissà, se avessi telefonato… Una lezione per il futuro.
In ogni caso me lo può ordinare. Ordina lunedì e arriva martedì.
Essendo gente che conosco da anni e molto disponibili, spiego che a quel punto lo ordino io su Amazon e me lo faccio consegnare a casa risparmiando i soldi del ritorno in taxi. Capiscono bene e mi danno ragione.

In realtà non mi arrendo. Lo vorrei in giornata. Decido di provare ad andare in un altro negozio che sulla carta ha tante belle cose. Poco importa che quando ci sono stato per la parrocchia sono rimasto un bel po’ deluso dalla reale disponibilità di prodotti in negozio e anche dal servizio molto lento.

Penso di fare il moderno e affidarmi a Google Maps per trovare il percorso più veloce tra dove mi trovo e dove devo andare ma ‘sto affare mi propone strade ignote e giri che mi sembrano illogici e quindi mi danno disagio. Con la mia poca vista ho bisogno di certezze e percorsi familiari.
Alla fine decido di seguire il mio istinto e faccio la strada più logica per me anche se magari è più lunga.
Arrivo. Mi accoglie un ragazzo che o è il figlio del titolare o è uno dei poveri giovani costretti all’alternanza scuola-lavoro. Gli chiedo se hanno gruppi di continuità. Chiede a un altro li vicino che gli fa cenno di si e mi dice di aspettarlo che sta servendo altri. Molto, molto, molto tempo dopo mi verrà detto che li hanno finiti e arrivano “la prossima settimana”.
Ooook…

Nel frattempo, mentre attendevo, avevo già guardato su Amazon. Disponibile, se lo ordino mi viene consegnato lunedì, è in offerta con ben 35€ di sconto sul prezzo di listino. 35€ più i soldi risparmiati del taxi. Non male.
Esco dal negozio, due clic (anzi su touch si dice ‘tap”…) ed è ordinato. Mentre scrivo è già in spedizione.
Il resto è tornare a casa sperando di trovare qualche negozio che venda una ciabatta con protezione per la linea telefonica. Ovviamente l’unico negozio che potrebbe avere queste cose è chiuso per ferie. Pazienza, fino a lunedì tengo router e Hub Philips HUE attaccati a una normale ciabatta e semplicemente stacco tutto se esco, se sento avvicinarsi un temporale o prima di nanna. Il NAS aspetta l’UPS e tanto per la connessione ho sempre il cellulare in 4g.

Ed ecco finita la storiella di un sabato un po’ diverso che mi ha aiutato ad apprezzare quello che ho e che iniziavo a dare per scontato e le scelte di prudenza fatte che mi hanno evitato guai ben peggiori. Un sabato che mi ha fatto sentire incredibilmente vivo. E mi ha anche ricordato che gli imprevisti possono sempre accadere e bisogna farsi trovare preparati, in tutti i sensi.

Lunedi mi aspetta il riordino dei cavi e sarà anche quella una bella storia :)

Sull’immigrazione non bastano gli slogan

A chi non piacerebbe “vincere facile”, come recita un famoso spot?
Ebbene, su certi temi non e’ difficile, basta rimanere superficiali, non approfondire, fermarsi ai tweet e agli slogan. Prendiamo l’immigrazione e la situazione con le ONG, i naufragi, ecc.

Se ti limiti alla politica del tweet te la cavi in fretta: hashtag #restiamoumani, accusa a questo o quel governante di essere causa diretta della morte di migranti naufragati. Pochi dubbi, un RT e sei a posto con la coscienza: tu sei fra i buoni, che sono quelli che vanno a soccorrere i migranti in mare. Non lo fai nella realta’ ma con un clic o un tap ti distingui dai cattivi.
E ci mancherebbe di non andare a salvarli! Ma poi? Ma prima?

Ormai ci si concentra solo sul momento, sul messaggio emozionale. Non c’e’ piu’ riflessione o ragionamento. E quando provi a farli per conto tuo iniziano i guai perche’ non e’ tutto bianco e nero. Poi magari vai su Twitter a esprimere mezza parola e ti becchi subito del fascista, razzista, nazista e se ci fosse di peggio te lo direbbero.

Santo Cielo, pero’! La situazione e’ piu’ complicata.
Non c’e’ un’invasione dell’Italia. Non e’ aumentato il pericolo. In alcune citta’ c’e’ una percezione di maggior pericolo ma e’ data piu’ dagli irregolari, non certo dai rifugiati. Basterebbe impegnare le persone con corsi di formazione e lavori socialmente utili e alloggiare chi non ha casa nelle tante strutture dismesse, che contribuirebbero a risanare. Chi non ci sta e’ fuori.

Pero’ dei problemi ci sono e negarli e’ da irresponsabili e da’ forza a chi, per paura, vota determinati partiti.

Come dicevo, i salvataggi ci mostrano un determinato momento. Commentare su quelli ci porta a non ragionare sul PRIMA e sul DOPO.

PRIMA: perche’ queste persone si trovano in mare a rischio annegamento? Chi ce li mette?

A me ha fatto pensare una notizia recente e tragica. Cito dal Fatto Quotidiano:
Un gommone che trasportava circa 120 persone è affondato a sei chilometri dalla costa a est di Tripoli.

Quando ho letto il titolo mi sono fatto immediatamente una domanda: come pensavano di attraversare il canale di Sicilia con un gommone?!

Chiariamo i termini. Gommone, intanto. Non pensate a quelli sulla spiaggia, ce ne sono di piu’ grandi. Ma non cosi’ grandi da metterci centinaia di persone e attraversare uno spazio grande come il canale di Sicilia che, a dispetto del nome, non e’ un fiume ma un tratto di mare, nel quale possono presentarsi anche condizioni marittime estreme.

Poi l’altra parte della frase: “e’ affondato a 6 chilometri dalla costa est di Tripoli”.

Le acque internazionali di norma iniziano a massimo 12 miglia marine da uno Stato. 12 miglia marine sono circa 22km. Non so se la Libia ha stabilito distanze diverse, ma se non lo ha fatto, 6km dalla costa sono decisamente nel loro territorio.

Ora quindi io mi domando: e’ normale affermare, come qualcuno fa in questi giorni, che gli affondamenti di gommoni sono colpa dei governi che ostacolano le operazioni di salvataggio delle ONG (Organizzazioni Non Governative)?
Ed e’ normale che navi di stati diversi dalla Libia pattuglino il loro mare per fare opera di soccorso?

Mi si dira’ “ma sono i discorsi della destra! una volta non eri d’accordo”. Rispondo che intanto “una volta” i soccorsi avvenivano in acque internazionali e riguardavano mezzi di trasporto un po piu’ credibili di un gommone, e che poi farsi domande e’ lecito e non significa essere “di destra”.
Perche’ sia chiaro: io sono piu’ che a favore dell’accoglienza dei profughi e se ne avessi le possibilita’ fisiche aiuterei eccome le ONG. Pero’ mi pongo delle domande e rivendico il diritto a farlo.

La domanda che piu’ spesso da qualche giorno mi sto ponendo e’ se non ci stanno fregando.
Mi pare evidente che un gommone non e’ il mezzo adatto per attraversare il canale di Sicilia. Men che meno se stracarico. Se addirittura il motore esplode appena lasciata la Libia vuol dire che chi lo ha allestito e riempito di gente si aspetta di ricevere soccorso.

E chi lo ha allestito? Mica i migranti. No, loro pagano gentaglia senza scrupoli che chiede migliaia di euro a testa per iniziare questo viaggio.
Il dubbio che a me e’ venuto e’ che oggi questa gente dia per scontato che il viaggio finira’ su una nave di soccorso.

E allora il punto e’: possiamo e dobbiamo accettarlo? Dobbiamo accettare che i trafficanti di uomini ci costringano alla resa ai loro modi? E guardate che adesso che vedono il loro mercato limitato dalla limitazione alle ONG (attuata da Italia e Malta), cercheranno di forzare la mano. Partiranno altri gommoni destinati al naufragio e se non verranno soccorsi in tempo ci saranno altre vittime. Temo che il fine sia che l’opinione pubblica, sull’onda dell’emozione, forzi la mano alle scelte dei governi.

E allora che si fa? Purtroppo la situazione non e’ cosi’ semplice. Non basta dire “ci pensino i libici” come sarebbe normale in ogni altro Stato, perche’ in Libia i migranti finiscono in veri e propri lager dove vengono torturati, le donne e le bambine violentate. Ma questo in TV non lo vediamo quindi ci fanno piu’ effetto altre immagini, che sono altrettanto drammatiche ma che non sono il solo segno della sofferenza di tanti esseri umani.

Quindi non possiamo sperare che vengano soccorsi dai libici e riportati li, come invece aveva deciso si facesse il governo precedente. Quello era buono, perche’ la gente non vedeva. L’attuale e’ cattivo, fascista e razzista perche’ la gente vede.

E insomma, il prima e’ complicato: gente disperata attraversa il deserto, arriva in Libia, viene torturata, paga migliaia di euro per un viaggio disperato quasi sempre su un mezzo destinato a naufragare ed essere soccorso, sempre piu’ vicino al punto di imbarco che alla meta. Una situazione che si presterebbe piu’ alla riflessione che agli slogan, ma tant’e’.

Non e’ piu’ facile il dopo, perche’ fondamentalmente la grande e bella Unione Europea (degli egoismi) tutta questa gente non la vuole e la geografia aiuta. Arrivano in Italia? Bene, che l’Italia se li tenga. E infatti i paesi a noi confinanti hanno chiuso le frontiere e si sono macchiati di alcuni atti incivili (invasioni delle loro forze di polizia con esami forzosi, migranti incinta bloccate causandone la morte…). Curiosamente sono gli stessi che pero’ ci accusano di egoismo sul tema.

Dunque potremmo accoglierli tutti noi? Beh non si parla dei numeri da invasione evocati da alcuni, ma certo non sarebbe ne’ giusto ne’ equo visto che fino a prova contraria l’Italia e’ parte di una unione e chi arriva in Italia arriva in Europa. O no? E se la risposta e’ no, perche’ dovremmo avere gli oneri dell’appartenenza a questa unione senza avere anche il diritto di non essere lasciati soli di fronte a una emergenza che comunque e’ abbastanza ampia?

Anche perche’ dopo aver accolto qualcuno devi anche trovargli qualcosa da fare e aiutarlo a integrarsi, ovvero mediare fra la sua cultura e la nostra. Alcuni si spingono a definire l’integrazione una forma di razzismo ma e’ proprio la mancata integrazione che spesso porta agli incidenti e ai comportamenti che stimolano diffidenza e razzismo.

Io non so cosa sia piu’ giusto, ci sto ancora ragionando e potrei non trovare una risposta. Penso pero’ che puntare tutta l’attenzione sul momento del naufragio (prevedibile e forse auspicato dai trafficanti?) sia come limitare il discorso sul supporto ai poveri al fatto di dare o no la moneta a chi chiede l’elemosina, senza riflettere sul perche’ e’ li e su cosa fara’ poi.

CERTO, DOBBIAMO SALVARE VITE, ma io non sono piu’ sicuro che riempire di navi terze le coste libiche sia la strada migliore. Potrei dire che al momento non mi vengono in mente altre vie, ed e’ vero, ma ricordiamoci che cosi’ facendo stiamo aiutando chi i migranti li sfrutta e li tortura. Ah gia’ perche’ non lo fanno solo le autorita’ libiche. Anche i trafficanti si sono macchiati di orrori durante i viaggi.

Il post e’ venuto bello lungo. Molto piu’ di un facile slogan da social network. Forse perche’ il tema non si puo’ ridurre a questo e sbaglia chi lo fa, che sia a favore o contro l’immigrazione.

 

Moro, 40 anni fa, il tempo, le vite

I bambini di oggi ricevono molti piu’ input dal mondo esterno. Ai miei tempi, quando ero piccolo io cioe’, non era cosi’. Sapevo comunque di Moro, che era stato rapito, e quando l’8 maggio venne ucciso mia madre me lo disse. Mi ha sempre raccontato che ero rimasto molto triste e quel giorno non avevo nemmeno voluto guardare “la tv dei ragazzi” (lo spazio che la RAI dedicava alla programmazione per i piccoli).

Incredibile siano gia’ passati 40 anni. Tanti? O “solo” quaranta?
E’ una vita fa, mi riporta a momenti lontani ma mi fa anche capire quanto l'”oggi” sia limitato e piccolo rispetto allo scorrere del tempo.

 

Pensa e usa il cuore

Pensa e usa il cuore, davvero.

Pensa e usa il cuore dico a chi esce dalle nostre vite senza una spiegazione, immerso/a in se’ e nei suoi pensieri/problemi/quel che e’ al punto da non preoccuparsi dei vuoti e degli interrogativi che lascia.

Pensa e usa il cuore dico a chi viene, va, viene, va, senza seguire altro che le proprie emozioni, mettendo al centro se’ e non gli altri.

Pensa e usa il cuore dico a chi ti si riavvicina quando la vita gli va bene, ricostruisce un legame, ne crea di nuovi e dopo senza spiegazioni dall’oggi al domani, recide i fili.

Pensa e usa il cuore, dico.

Finco

Ho conosciuto due “Finco” (e’ un cognome) in vita mia.

Uno, mi faceva ammattire in parrocchia perche’ i nostri caratteri collidevano, pero’ alla fine abbiamo fatto un sacco di belle cose con pochi mezzi e linee lentissime rispetto a oggi. Se lo e’ portato via la leucemia.

L’altro era un collega di mia madre in ufficio a Mestre. Persona vivace, giocherellona, a me che al tempo ero piccolo faceva tanto ridere. Poi si e’ rimesso in gioco: mentre lavorava ha fatto l’universita’, ha vinto un concorso e la sua posizione in ufficio e’ cambiata. Un paio d’anni fa ho saputo che se l’e’ portato via un tumore.

Io talvolta mi domando davvero quanta gente ogni anno venga sterminata da questa malattia e quanta dell’insorgenza di questa malattia la dobbiamo all’inquinamento in cielo, a terra e sottoterra.

Quanto ci farete morire per i vostri loschi affari e per le bonifiche non fatte e gli scandali taciuti?

Cosa c’e’ sotto le nostre citta’? E sopra?

Ma a parte questo, dedico un pensiero a queste due persone che mi son tornate in mente in questa sera di esplorazione pigra di Mestre su Street View…

10 anni

E oggi sono 10 anni che sei andata in cielo, nonna. E anche 10 da quella notte in casa di riposo aspettando il medico che certificasse e sentendo i lamenti di altri anziani non più lucidi, tenuti in vita a forza di flebo e dolore. E c’è chi dice che è vita da vivere fino in fondo. Anzi che la vita è un dono e ci è indisponibile. Ma cosa vorrà mai dire? Se mi fanno un dono posso decidere cosa farne. Si sforzassero di essere chiari.

Il mondo è profondamente ingiusto e lo è di più chi parla senza sapere o per dettar legge. Ma spezza il cuore vedere tua nonna, 95 anni non più lucida, pelle e ossa, tenuta al mondo con flebo dolorose, che piange di dolore ogni volta e chiede cosa ha fatto di male
E davvero uno si chiede: a che pro?

Io li ho capito una cosa: non voglio finire la mia vita a quel modo.
Frequentate una casa di riposo per persone con demenza senile e capirete molte cose.

Tornando alla mia nonna, come riassumere 95 anni in tre righe?

Nascere emigrata in povertà e perdere fratelli per stenti e malattie, perdere la madre di cancro, sopportare 2 guerre mondiali, perdere il marito perché quella merda di mussolini lo manda a morire in Russia, lavorare duro, essere una brava nonna e finire soffrendo senza contezza di sé.

Ti ho voluto bene. Il resto di questo pensiero appartiene a noi e non lo condividerò.
Spero tu abbia trovato la Pace.

“E vanno via”

Dapprima non ci dai peso. Notizia anonima nel flusso continuo che ci accompagna.
Poi leggi che è morto. Ti dispiace, magari dici una preghiera ma ancora è una notizia lontana.
Poi esce il nome. “Oh cavolo”. Ma no sarà una omonimia. Poi escono i dettagli. Di dov’era, di dov’è, dove faranno il funerale. Troppe coincidenze. E così capisci che ad andarsene è qualcuno con cui hai condiviso qualche anno di elementari quasi 40 anni fa. Non vi siete più visti poi, hai solo frammenti di ricordi. Ma quelli sono. C’era una familiarità se non altro. Avete passato anche momenti di gioco assieme.

E inizi a pensare. Chissà se la Maestra lo sa (ma sarà ancora viva?). Chissà cosa si prova a scoprire che un proprio alunno è morto. Ma poi che ne sai, magari ne sono morti anche altri della tua classe ma non sono finiti al tg. Perché alcune morti fanno notizia ma altre no.
E ricordi frammenti. Frammenti privati che non renderai pubblici qui nel caso qualcuno unisca i puntini e capisca di chi stai parlando. Frammenti difficili e frammenti felici. Quella volta che in gita siedevi con lui e nei tunnel con la luce intermittente lui si metteva come Actarus per immaginarsi in corsa verso Goldrake per quei sentieri tortuosi dei cartoni. Te lo insegnò e ti è rimasto impresso fino a oggi. Poi se scavi ti viene in mente altro. Quotidianità a scuola, momenti, giochi, lezioni. E corri a pensare a come è finita la sua vita. E ti domandi cosa c’è stato in mezzo fra quando lo conoscevi tu e quando la sua clessidra è rimasta senza sabbia.

E fa effetto, mette malinconia, fa pensare che nulla è infinito. Come mette malinconia la dinamica della sua morte. Se ne sarà reso conto? Avrà sofferto? E dopo? Quando si è ritrovato dall’altra parte? Avrà visto il suo corpo? O dritto verso il tunnel di luce? Avrà rivisto la sua vita come dicono? Magari ha rivisto gli anni di scuola. Magari ha attraversato e rivissuto quelli che sono miei ricordi lontani. E adesso è in pace.

Ciao, Riposa in Pace. Ovunque sia e comunque sia fatto il Dopo. Veglia sui tuoi cari che lasci.

 

PS: o magari è davvero un caso di ominimia e allora se mai quella persona leggesse questo post può toccare tutto il ferro che vuole. ;)

Cose belle

Cose belle degli ultimi giorni…

  • Una delle persone che più stimo al mondo mi ha detto una frase bellissima.
  • Sono riuscito a fare cose che mi ripromettevo da tempo.
  • Ho scritto una lettera con il cuore.
  • Una situazione che mi ha tormentato tutto l’anno ha avuto svolta inattesa, di quelle che davvero ti fanno dire mai dire mai!

E insomma, sono contento…

Tre mesi a Natale

Fra tre mesi sarà Natale. Lo sappiamo e lo aspettiamo. Chi per andare a qualche Messa in più e sentirsi un bravo cristiano solo per questo, chi per fare dei doni al prossimo e sentirsi felice, chi per farsi o ricevere dei doni, chi per rivivere la venuta di Gesù, chi per ogni altro motivo o tutti questi messi assieme. Natale è di tutti anche se alcuni vorrebbero fosse solo loro e che solo la loro visione sia quella vera.

Io non lo so ma lo aspetto per tanti motivi diversi. Auguri in anticipo :)

Gli anniversari

Strana cosa gli anniversari.
Non sono come i compleanni: tu il primo giorno della tua vita non lo ricordi. Gli altri si’ e lo festeggiano, ma tu che ne sei il protagonista vivi il presente.

Storia diversa gli anniversari. Ancora di piu’ se riguardano eventi in cui erano presenti persone che oggi hanno preso strade diverse. Puoi essere felice della strada fatta, fra piccoli passi e grandi balzi. Puoi festeggiare in grande, ma sentirai comunque un vuoto. E poco puo’ il cervello che vuole razionalizzare perche’ e per come, ma il vuoto c’e’ e lo vedi.

La vita e’ bella e complicata. Ed e’ fatta di palle gialle e blu, come quelle del film Inside out.

Ah, sono sei anni dalla nascita di una cosa che regala emozioni e felicita’. Non si puo’ chiedere nulla di piu’ e si deve solo dire grazie. Grazie alla buona stella che l’ha resa e rende possibile!

A te

Questa lettera e’ per te e tu sai che tu sei tu.
Il cervello mi dice di non scriverla ma seguo il cuore come ho sempre fatto. Non sono cambiato come dici.
E non me ne sono nemmeno andato, ancora come dici, forse per proteggerti dal dolore.

Sono qui, sono sempre stato qui e se mi sono fatto da parte e’ stato solo per lasciarti studiare in pace per l’esame, dopo averti tolto fin troppa concentrazione.

Quello che e’ successo non e’ successo il primo gennaio ma e’ figlio di eventi precedenti che come l’acqua contro una scogliera, goccia dopo goccia, nel tempo, hanno danneggiato qualcosa di solido, e aperto la strada a ogni frainteso, a volte mio verso le tue parole, a volte tuo verso le mie.

Adesso ritrovarci e’ piu’ complesso perche’ siamo entrambi vittime di dolore mascherato da risentimento, ma proprio qualche giorno fa mi sono trovato a immaginarmi piu’ vecchio di vent’anni, trent’anni e a rimpiangere un legame tanto prezioso lasciato finire cosi’. E poi voglio esserci in questo tuo tempo difficile come tu ci sei stata nei miei. Ma non posso sanare da solo il nostro legame, dobbiamo farlo in due. Il passato non si puo’ cambiare, ma il presente e il futuro si’. Io sono qua, oggi, adesso. Ci chiamiamo?

Acid, anzi Arab Acid

Inizio d’anno emotivamente intenso e mente da rasserenare, perche’ oltre a quello che e’ successo da poco e in parte continua a succedere, c’e’ sempre la tristezza di fondo per la morte di mia madre e anche se il tempo cura, non cancella i vuoti.

E cosi’ ora provo a fare una cosa che fece bene anche a lei.
Nel ’93, dopo aver lasciato il lavoro per mobbing, mia madre ebbe un momento di forte depressione… che curo’… ascoltando una radio locale che faceva musica acid, quella che fa tum tum tum :)
Ecco, io sto provando a fare lo stesso. So che la musica ha effetti sulla mente e forse questa musica rirmata, tutta uguale con minime variazioni, a qualcosa serve.

Ovviamente per distinguermi dalla massa io mi son andato a cercare “Arab acid” cosi’ le vicine pettegole chissa’ cosa pensano :)

Per ora, assieme a un aumento delle ore di sonno, questo ascolto sembra funzionare e in fondo non mi dispiace nemmeno. E’ come se mi “mettesse in ordine” la mente. Chissa’…