Fara’ male o non fara’ male?

E’ bello avere certezze granitiche. O e’ cosi’ o non lo e’. Per me lo e’ quindi agisco cosi’ e non coli’.
Il problema arriva quando inizi a domandarti se le cose sono davvero come pensi tu e la tua certezza granitica vacilla.

Allora cerchi di informarti ma, ops, non c’e’ certezza scientifica. Persone competenti dicono una cosa, altre dicono forse l’opposto. Forse. Perche’ c’e’ chi dice non dovrebbe e chi dice forse potrebbe. Non c’e’ ne’ un si’ ne’ un no, e tu che hai evitato il problema fino ad oggi ti trovi spiazzato.

Il problema sono le reti wireless o wi-fi che dir si voglia.
Fin qui le ho evitate, pur essendone immerso: in casa me ne arrivano in media sei dei vicini (e parlo di quelle visibili…), fra cui una potentissima (fra 80 e 100%!) giusta giusta in linea con la sala da pranzo dove mia madre guarda la TV.
Per strada e nei negozi arrivano quelle dei condomini e degli uffici.
Dal mio medico ce ne sono diverse. In molti luoghi pubblici c’e’ anche Venice Connected (che e’ aperta, gratuita e comoda, un bel regalo del comune!!!). Non contiamo quelle delle tante telecamere wifi sparse per la citta’…

Insomma, sono immerso, siamo immersi nelle reti wireless ma fin qui avevo scelto di non farne uso, spesso andando controcorrente.
Ora dovrei usarla, ma i dubbi regnano sovrani, soprattutto per il bene dei miei familiari. Mia madre e’ convinta che ci sia ben altro che fa male. Lo stesso mi dicono diversi medici che ho interpellato e il buon Giuseppe, un futuro da ricercatore farmacologico.

D’altro canto nessuno dice che fa sicuramente male. Potrebbe. Ma non c’e’ la certezza. Ci sono solo ipotesi. Sul wifi, ma ancor piu’ sui cellulari allora, che hanno un segnale piu’ potente. E quelli volenti o nolenti li usiamo tutti, spesso a lungo (ora che ci sono flat e offerte speciali), cosi’ cade pure il discorso “il cell lo usi per brevi chiamate mentre la rete wifi e’ sempre attiva”.

Provo quindi ad affrontare il problema in un altro modo.
Consiglierei a qualcuno di usare una rete senza fili?

Risposta articolata:
– Se gli e’ indispensabile (es. se ha apparecchiature non dotate di connessione cablata)
– Se non soffre di sensibilita’ alle onde elettromagnetiche (quella cosa per cui con un emettitore wifi in prossimita’ senti la testa pesante)
– Senza esagerare (es. non tenendola accesa 24/24 ma solo quando serve)
– Annotando eventuali variazioni comportamentali, dell’umore o dello stato fisico dei parenti piu’ fragili (bambini, anziani, persone che sono/sono state affette da patologie importanti)
– Consultandosi con medici specialisti per raccogliere piu’ pareri possibili soprattutto in relazione alle patologie di cui si e’ stati affetti in famiglia.

Un altro parere importante infatti me la dara’ il medico da cui andra’ mia madre a giugno e che contribui’ a curarle una importante patologia (quella con cui l’individuo che purtroppo abbiamo come premier definisce i magistrati di Milano, e solo per aver usato quel termine per quanto mi riguarda non e’ piu’ degno della sua carica).
E mentre aspettera’ il suo turno sara’ esposta al segnale di una rete wifi visibile (e magari altre non visibili), oltre che di numerosi cellulari.

Ma e’ una mia paura, lei e’ ben convinta che ci sia ben altro che fa male e intanto si gode, per brevi momenti nella giornata, il suo tablet e inizia a esplorare il web ed i blog divertendosi un mondo e guadagnandone in buon umore e disintossicazione dai tg.

Intanto ringrazio per la pazienza tutte le persone a cui in questi giorni ho fatto mille domande! :)

E… voi che leggete cosa ne pensate?

Update dell’11/5/2011: “ho provato a navigare ma non funzionava niente” “ehm… dovevi dirmi di attivare la rete wifi” “non voglio dipendere da te e doverti chiedere il permesso per navigare”. Qui i ruoli si invertono, aiuto! Le ho detto che se a giugno avremo il via libera di quel medico avra’ la sua wifi quando vuole.

E’ (quasi) tempo di volare!

Filo dopo filo ho quasi raggiunto la meta di questa… rinascita personale.
E’ una lunga strada, anche perche’ 10 anni non sono un attimo e traslocare cuore e mente richiede un certo impegno, ma sono stato costretto e, in fondo, ne sono felice.

Se fosse un progetto conto terzi sarei nei guai perche’ per un motivo o per l’altro ho spostato tutte le deadline che mi ero dato. L’ultima sarebbe imminente ma la sposto indefinitamente e mi baso sul giusto commento di una delle persone che mi appoggiano e aiutano in questa nuova avventura: “sara’ pronto quando sarai pronto tu”. Io lo sono all’85%, piu’ che a marzo. Meno che a gennaio forse ma li c’era anche una dose di adrenalina (leggi “incavolatura”).

Le idee ci sono, la testa non dico che ci sia tutta ma e’ quasi ok. La rete umana (nel mondo reale) alle spalle c’e’. Manca poco ma devo sentirmelo dentro. Sicuramente entro giugno sara’ online perche’ fara’ parte di due progetti culturali nel “mondo reale”. Volevo finirlo prima del 5 maggio quando dovro’ affrontare una cosa, un po’ come avvenne con Mestre Solidale nel 2009 (nato certo per mantenere una promessa fatta a don Armando ma anche per tenere la mente occupata in un momento difficile), ma questa volta non ho saputo concentrarmi abbastanza. Pace, ogni esperienza e ogni tempo e’ diverso e comunque non c’e’ paragone fra quella situazione e questa.

La programmazione di questo progetto non e’ difficile e il grosso e’ fatto, anche se restano alcuni punti critici da affrontare. Il dominio c’e’ e ha tre mesi quindi evitiamo pure i problemi con gli antivirus che penalizzano i domini troppo giovani.
La prima vera difficolta’ e’ stata “pensare diversamente”, non programmare. La seconda difficolta’, pero’ formativa, e’ stata operare in team, ascoltare e accettare le proposte del gruppo volontario di care persone che, strumento penna di Photoshop alla mano l’una e tanta fantasia le altre, hanno stravolto, trasformato e personalizzato le mie bozze, con un risultato finale secondo me stupendo, fresco, moderno e vivace.

Il soggetto di questo post e’ volutamente vago. Chi mi conosce sa di cosa parlo, agli altri diro’ solo che sto creando qualcosa di nuovo. Non “mio” ma “nostro”, per tutti quelli che ne faranno parte. Qualcosa di culturale, divertente e social allo stesso tempo.
Un’utopia, forse, ma si vive per sognare.

E come cantano i Pooh:
E’ tempo di volare, qui niente cambia mai
non c’è più bisogno di noi, la vita è sogno.
E’ là che io voglio andare, è là che ti porterò
dove comincia il Sole, e nasce la libertà!
Grandi sognatori di terre e mari
guardan l’orizzonte aspettando noi!

Novita’ prossime venture su Mestre e Google Street View

Le immagini attuali di Mestre su Google Street View sono incomplete, soffrono di una pessima illuminazione e sono state realizzate nel 2008 nel pieno dei cantieri del tram. Decisamente migliori quelle di Visual Pagine Gialle e soprattutto di Venice Connected voluto dal Comune, con una copertura quasi totale e un’ottima illuminazione. Peccato che tali servizi, a differenza di Google Street View, non offrano la possibilita’ di integrare in altri siti il navigatore o link diretti alle varie immagini.

Qualcosa potrebbe presto cambiare. Un pao di settimane fa degli amici hanno visto la Google Car girare per le strade di Mestre, anche quelle secondarie. Dunque Google sta aggiornando le immagini della citta’. Se faranno lo stesso per Venezia ci sara’ da esultare… anche se dubito si raggiungera’ mai il livello del sito realizzato da GeoMondo per il comune e a cui va ogni volta che lo uso la mia ammirazione.

In ogni caso e’ sempre meglio avere piu’ scelta quindi aspetto con ansia i 2 o 3 mesi necessari all’aggiornamento e poi vedremo cosa ci dara’ Google! Senza dimenticare che prima o poi arrivera’ StreetSide di Microsoft…

E pensare che una decina d’anni fa ortofoto del Portale Cartografico Nazionale erano il massimo che potevamo desiderare (ed erano comunque rilevanti, sia chiaro: lo navigammo per ore e ore con gli amici…). E prima ancora c’era lo storico Terra Server di Microsoft (mi pare) con foto satellitari in bianco e nero davvero minuscole.

Fra un po’ chissa’ dove arriveremo…

Capire tu non puoi, tu chiamala se vuoi… incoerenza

E’ paradossale che chi e’ cosi’ legato ai ruoli mostri un interesse per i servizi di social network che, almeno nelle intenzioni, accorciano le distanze fra le persone.

Conosco persone che nemmeno negli hobby personali sanno rinunciare alla visione di se’ sul ponte di comando. Sul lavoro lo sono: loro dirigono una realta’ sociale, mal tollerano chi deve dirigere loro, e gli altri sono fruitori o collaboratori. A casa, nei loro hobby e passioni, finiscono per fare lo stesso, pensando di avere ruoli di controllo e gestione insindacabile e che chiunque si accosti a loro e magari li aiuti per anni… non possa essere altro che un aiutante.

Poi nella vita di questa gente irrompono i social network. Ne sentono parlare ovunque, ci si iscrivono e scoprono che tanta gente che conoscono li usa. E iniziano a dire che son belli, che se usati con la testa van bene, che se milioni di persone li usano…

Ecco, al di la’ delle considerazioni sui social network in se’ (ne ho scritto piu’ volte) forse queste persone dovrebbero rendersi conto che una delle finalita’ di questi sistemi e’ accorciare le distanze!
In un social network non c’e’ un capo e altri che fruiscono o collaborano. In un social network c’e’ una certa uguaglianza perche’ tutti possono fare tutto. Cosa c’entra questo con una visione del mondo cosi’ limitante che trasporta perfino nella vita privata il gioco dei ruoli? Cosa faranno queste persone quando si accorgeranno che fra i loro contatti nesssuno deve accettare le loro pretese e sono tutti uguali?

E’ proprio vero che questa nostra umanita’, che tutti noi dobbiamo farne di strada…

Distruttori di belle idee…

Totem Destroyer e’ un giochino Flash delizioso di quella nuova serie basata sulla simulazione fisica. Ci si passa un po’ di tempo volentieri ed e’ anche utile per intrattenere ospiti (e cuginette-pesti) in un giorno di pioggia. Ieri ci ho rigiocato e sono anche riuscito a finirlo di nuovo tutto.

Ho cosi’ ben pensato di cimentarmi ancora una volta con il seguito, Totem Destroyer 2, ricordando subito perche’ l’avevo abbandonato! Se il primo e’ abbastanza facile il secondo e’ difficilissimo! Ecco che succede quando una bella idea viene espansa con elementi aggiuntivi e livelli troppo ostici, forse pensati per accontentare parte del pubblico.
Peccato…
O naturalmente forse sono imbranato io e il gioco e’ facile :)

PS: amo i giochetti online, infatti nel mio nuovo progetto che vedra’ la luce nel 2011 ci sara’ largo spazio per queste cose… ;-)

Un giorno alla volta…

Un giorno alla volta anche questa estate se ne sta andando e mentirei se dicessi che e’ stata buona. La speravo piu’ rasserenante dell’altra, passata nell’attesa di una diagnosi (poi ando’ tutto bene, ma quel tipo di attese consumano la vita).
Non lo e’ stata. L’ansia di una scelta pur di serenita’ ma che riapre vecchie ataviche ferite mi ha quasi… cambiato, indebolito, fatto perdere in me e lo capisco ora, tirando le somme.
Si dice che la consapevolezza di un problema sia il primo passo per risolverlo. Vediamo se e’ vero.

Intanto sul finire di questa estate posso crogiolarmi con i traguardi materiali. Non valgono come quelli umani ma ci sono.

Dreamhost dopo sette anni ha spostato il mio account su un nuovo server. Addio bitters e grazie di tutto!
La nuova casa e’ piu’ veloce, si avvale di un sistema di memorizzazione dati in locale (che rende anche piu’ sicuro l’uso del mio amato SQLite), poggia su architettura a 64bit ed elimina del tutto alcune cose vecchie… su cui alcuni miei siti per pigrizia si appoggiavano ancora! Ho quindi dovuto procedere ad un aggiornamento complessivo. Per alcuni siti sono bastate piccole modifiche alle impostazioni di htaccess e l’attivazione di PHP5 FastCGI. Per altri, creati in tempi piu’ lontani, ho dovuto procedere a quel rinnovamento tecnico che tanto avevo rinviato per pigrizia…
Il risultato e’ che finalmente ho eliminato del tutto PHP4, ho siti piu’ leggeri ed efficient ed ho rinnovato l’architettura interna dei piu’ vecchi. Gia’, potevo farlo prima…

Un’altra cosa che potevo fare prima, almeno per non vivere col tormentone di doverla fare, e’ la grande pulizia dei PC nella redazione parrocchiale: riformattazione, ricostruzione della LAN locale (certo che XP Home fa impazzire per questo…), migliore destinazione delle diverse macchine, inserimento di suite di sicurezza e di lavoro aggiornate e omogenee. Il tutto tutelato da backup per non doverlo rifare in futuro.
Risultato: “hai fatto un lavoro eccellente!”. Sono contento. Spero venga usato bene e con rispetto (non e’ sempre stato cosi’, ma e’ giusto perdonare e guardare oltre). Ora va tutto piu’ veloce ed e la produttivita’ dovrebbe salire. Don Danilo dice che mi sento bene perche’ ho fatto qualcosa per gli altri, io piu’ semplicemente pensavo d’essermi tolto un peso ma… forse ha ragione anche lui. Comunque la maratone e’ stata pesante: venerdi’ 20 dalle 11am alle 20pm e sabato 21 dalle 12am alle 19pm. E come chicca finale… ho impostato una stampante alta cosi’ con schermo touch per accedere direttamente al web. Bello mettere… OpenDNS anche sulla stampante ;)

Soddisfazioni materiali OK (ma avrei voluto far di piu’ in questi mesi…) e ricerca di se’ meno OK. Vedremo nel prossimo futuro.

Firefox e i tubi

Questo interessante post sul pipeling HTTP in Firefox spiega molto bene di cosa si tratta e che puo’ essere utile attivarlo, senza esagerare, per rendere decisamente piu’ veloce il browser di casa Mozilla.

Personalmente uso anche l’opzione di rendering immediato. Lui sostiene che puo’ rallentare la visualizzazione anziche’ accelerarla ma penso sia tutta una questione di percezione, quindi psicologica. Io vedo la pagina comparire prima e sono contento cosi’. Se non danneggia i server (e non dovrebbe, essendo un’impostazione locale) mi godo la mia illusione. E’ gratis, cosa rara in un mondo abituato a venderla, l’illusione.

Sempre sulla Street Map di Venezia

Cliccate su un canale… sono andati in giro con un motoscafo e… c’e’ la vista anche dai canali! E se si sceglie l’inquadratura verso il basso si vede il motoscafo, uno che guida e un altro con il notebook che controllo presumibilmente la fotocamera panoramica.

Google… va a vedere http://maps.veniceconnected.it/ e prendere ripetizioni da quelli di GeoMondo che l’hanno realizzato! Questa gente ci sa fare!!! Io continuo a cliccare, anche nei canali piu’ remoti e stretti e mi mostra immagini… sono senza parole!

Ora vorrei solo che quelle immagini fossero maggiormente utilizzabili dall’esterno… e intanto clicco… e clicco… e clicco… INCREDIBILE!

Venezia (e Mestre) hanno la loro Street map!

Un anno fa aveva suscitato grande clamore nella blogosfera (qui la notizia riportata da ManteBlog) l’avvistamento a Venezia di un operatore dotato di fotocamera panoramica simile a quelle installate sulle “Google car”.
Tutti pensavamo si trattasse di un ampliamento del servizio Street View di Google… ma cosi’ non era.

Effettivamente Google aveva immortalato le strade principali di Mestre ed il Ponte della Liberta’ a settembre 2008 (ho visto passare l’auto) ma, forse a causa dei tanti cantieri allora aperti per il tram, non e’ andato molto oltre. Di Venezia non ne parliamo: qualche area raggiungibile in auto ma null’altro.
Miglior lavoro ha fatto il sito TuttoCitta’ delle Pagine Gialle, con le immagini a buona qualita’ (e soprattutto migliorate come vividezza rispetto a quelle di Google) di molte strade mestrine e soprattutto di alcuni percorsi di Venezia. Fino ad ora era il migliore tanto che me ne sono servito anche nei laboratori Internet al GREST.

Tutto questo, come ho detto, fino ad ora.
Da pochi giorni e’ partito maps.veniceconnected.it

Voluto dal Comune di Venezia, e’ stato realizzato dall’azienda che aveva mandato i propri operatori in giro per la citta’ l’estate scorsa.

Per le immagini aeree usa le foto di TuttoCitta’ (dotate di minor inclinazione rispetto a quelle del 2007 di Google, quindi in parte piu’ chiare seppur meno recenti) mentre per la “Street Map” offre immagini totalmente autoprodotte di ogni calle di Venezia (!) e praticamente di tutta Mestre.
Su Mestre (scusate ma e’ la mia citta’ ;) poi c’e’ da aver paura! Alcune aree sono state riprese veramente da poco, tanto che mostrano persino il container che la mia parrocchia usa per conservare i prodotti della Bottega Solidale e che e’ stato spostato a fine maggio!

Mestre a parte, il lavoro a Venezia e’ imponente e impressionante. Immagini di alta qualita’ di ogni dove, col proposito di immortalare anche gli interni di edifici commerciali o di interesse e un certo supporto alla comunita’ con la possibilita’ per gli utenti di inviare contributi.

L’unico punto negativo, non indifferente a mio avviso ma e’ presto per lamentarsene, riguarda l’impossibilita’ di integrare le immagini o farvi riferimento in sito esterni.
Non esiste un modo per linkare a una specifica immagine e men che meno c’e’ un’API o anche un semplice sistema di inclusione via iframe. Il sito insomma e’ bello da vedere ma poco interoperabile.
Spero migliorino questo aspetto perche’ per chi gestisce siti su Venezia o Mestre (tipo Mestre Semplice e Mestre Solidale ;-) )sarebbe davvero utile… anche solo poter linkare una specifica locazione!

A parte questo comunque si tratta di un lavoro davvero spettacolare che merita d’essere visto e lodato!

Una interessante discussione… aperta

Segnalo una bella discussione su FB nel blog di Massimo Mantellini. Non parla tanto di privacy e altre cose che ben sappiamo tutti, quando di target e dinamiche sociali online.

Puo’ leggerla e parteciparvi chiunque, non bisogna essere pseudo-amici dell’autore per dire la propria. E a margine questa per me e’ la principale differenza fra il web sociale, aperto, e la chiusura di FB, tanto aperto al suo interno quanto chiuso verso l’esterno, quasi a voler creare un nuovo microcosmo e obbligare chi vuol accedervi a regalare informazioni sulla propria vita all’azienda.

Rapporti sociali nell’era delle reti sociali

E’ sconcertante rendersi conto di come taluni siano riusciti a sfruttare i desideri delle persone per profitto.

Oggi se da una parte passiamo il tempo a firmare documenti sulla privacy per fare qualsiasi cosa, dall’altra in tanti fanno a gara per regalare la propria vita (e spesso anche quella dei propri conoscenti) ai social network, esponendosi a una gran quantita’ di rischi passati e futuri (per esempio quando un datore di lavoro scoprira’ che amano dar di matto alle feste o una fidanzata praticante vedra’ le loro opinioni di 5 anni prima su certi temi etici…).

Fin qui uno potrebbe, entro certi limiti, pensare “fatti loro”.
Poi pero’ la voglia di emancipazione (“il mio spazio, senza intermediari”), di notorieta’ (“tutti vedranno quel che faccio”) e soprattutto di approvazione e appartenenza (“sono nel gruppo, il gruppo e’ con me”) porta a vere esagerazioni. Cosi’ nasce e si diffonde il fenomeno del “o con noi o lontano da noi”.

Sempre piu’ spesso vengo a sapere di persone, giovanissimi ma non solo, isolate dai propri conoscenti perche’ non si piegano a raccontare la propria vita al mondo e ad un’azienda offrendo dati, foto, attivita’, frequentazioni e soprattutto relazioni. Sei stato malato e vuoi i compiti della settimana? Se non sei su FB sei fuori. Vuoi sapere quando si terra’ la prossima festa? La organizziamo su FB, iscriviti cara o stattene a casa sola. E via cosi’…

Da questa situazione ci sono tre vie d’uscita.

1) la persona e’ forte e resiste o catalizza comunque l’interesse del gruppo o parte di esso (compagni di scuola, colleghi, soci del club di bocce, ecc…).quindi puo’ benissimo resistere alle pressioni.

2) la persona cede, rinnega scelte liberamente fatte (per gusti, buon senso, precauzione o quant’altro) e insegue il gruppo, contribuendo a peggiorare lo stato di chi si trova nella terza situazione.

3) la persona non cede o non puo’ farlo (situazione economica, divieti famigliari per i piu’ giovani, limiti fisici, ecc), si trova isolata e ne soffre, con parte del gruppo che per trovare conferma alla propria scelta di seguire gli altri acuisce l’isolamento con comportamenti o frasi di critica.

Volete vedere alla prova il meccanismo? Dite ai vostri amici che non vi piacciono certi social network. O vi salteranno addosso o vi derideranno. Siete voi che non avete capito niente e vi isolate. I cool sono tutti li! ;-)

Sette anni fa la parrocchia con cui collaboro aveva un esercito di chierichetti. A un certo punto pensammo anche di creare uno spazio online per favorire il dialogo fra loro. A fermarci la consapevolezza che alcuni non avevano ne’ avrebbero potuto avere un computer e la connessione. Decidemmo quindi di evitare di creare quelli che definii “due cerchi concentrici”, uno dei ragazzi continuamente in contatto fra loro e quindi piu’ vicini e l’altro degli esclusi.

Dagli insegnanti ci si aspetterebbe lo stesso buon senso di un gruppo di volontari parrocchiani, non che diano i compiti sul gruppo della classe (w la privacy sui luoghi frequentati…).
Bisogna disincentivare questo effetto perverso per cui la vita di una classe o di un ufficio ruota attorno alla disponibilita’ di tutti di determinate risorse! Altrimenti ci va di mezzo non solo chi fa scelte diverse (e ne ha tutto il diritto e secondo alcuni anche molte ragioni di farle) ma anche chi non puo’, perche’ meno agiato o frenato da altre difficolta’.

A tratti mi sembra che queste reti sociali portino con se’ molto isolamento, complici anche scelte avventate di chi resta abbagliato dalle novita’ senza analizzarne le conseguenze… sociali.

Ouch! Aruba, MySQL e InnoDB!

20/7/2012: rispetto a quanto scritto in questo post di due anni fa e’ giusto dire che da dicembre 2011 Aruba supporta le tabelle InnoDB: leggi qui.

Aruba non supporta le tabelle di tipo InnoDB per i database MySQL.
Un poveraccio che deve fare un programma che usa un db da mettere su un sito ospitato da Aruba non puo’ quindi usare ne’ transazioni ne’ tabelle con chiavi esterne.

A questo punto se uno non prevede grossi carichi di lavoro e soprattutto si aspetta molte consultazioni e pochi update concorrenziali, quasi gli conviene usare SQLite che e’ integrato in PHP5 e dalla 3.6.22, presente in PHP 5.3.2, gestisce le chiavi esterne.

Come sono contento di essere su DreamHost…
Intanto pero’, devo fare salti mortali extra…
Intanto googlo e vedo se trovo alternative per usare le chiavi esterne senza InnoDB (si’ lo so, i trigger, ma un altro motore che le offre e che e’ disponibile su Aruba ci sara’…)

Edit del 16 aprile: no, MySQL5 richiede il privilegio SuperUser quindi niente Trigger…

Punto Informatico e’ ancora lui

Tanti cambiamenti in Punto Informatico mi avevano un po’ allontanato dalla testata che vedevo snaturata rispetto al quoridiano che avevo letto ogni giorno sin dal 1996.

Il colpo di grazia me l’aveva dato la nuova impaginazione introdotta in agosto: per chi come me ha bisogno di ingrandire i caratteri per riuscire a leggere, PI da quotidiano informatico si era trasformato in un… minestrone informatico fatto di scritte sovrapposte e indecifrabili!

Cosi’ nelle ultime settimane mi sono scoperto a consultarlo sempre meno e a provare un certo malumore per la poca attenzione all’accessibilita’ dei loro web designer. Qualche giorno fa ho deciso di dar sfogo a tale sensazione scrivendo alla redazione un messaggio di critica educato ma circostanziato e accompagnato da screenshot di come mi appariva il sito. Ho concluso l’email dicendo che se PI non era interessato a un lettore ipovedente non avevo motivo di interessarmi a PI.

Questa mattina alle 11 ho ricevuto una email di risposta da Luca Annunziata della redazione. Non era la solita mail preconfezionata e dimostrava reale interesse per il problema di accessibilita’ che avevo sollevato. Nel messaggio mi diceva di aver informato il reparto tecnico e che sperava ci saremmo rivisti sulle pagine di PI. Ho letto, archiviato perche’ impegnato in altro ma con l’intenzione di rispondere anche se non mi aspettavo novita’ in tempi brevi. Il PI che conoscevo forse non aveva un “reparto tecnico” ma reagiva velocemente alle problematiche.

E sbagliavo, eccome se sbagliavo!
Poco piu’ di 4 ore dopo la prima mail, alle 15.30, ne ricevo un’altra: il “reparto tecnico” -che avevo giudicato cosi’ negativamente- ha preso a cuore la situazione tanto che in poche ore hanno sistemato la maggioranza dei problemi, anche dove cio’ ha significato modificare parte del layout.
Il primo pensiero e’ stato “questo e’ ancora il Punto Informatico che conosco!”.

La mail conteneva un’immagine allegata di come appare il sito ora (non una bozza: sono intervenuti subito sulla versione in produzione) e l’invito a visitarlo per segnalare eventuali altri problemi. Invito che ho accolto e a cui ho fatto seguire la dovuta risposta di ringraziamento e alcune note tecniche su cos’altro non va. Quasi tutti dettagli, invero.

Mi hanno sorpreso in positivo e questo post vuole essere un ringraziamento, nonche’ uno sprono per chi legge: la Rete siamo noi e spesso dall’altra parte di un URL famoso ci sono persone normali e umili. Se qualcosa non va, provate a scrivere e forse risolveremo un problema a noi e agli altri. L’ho fatto anni fa con gli autori di Foxit PDF Reader e l’ho fatto in questi giorni… col mio quotidiano online preferito.

Ipocrisia e imprudenza

Oggi ho raggiunto il culmine della sopportazione di certi modi di fare e di parlare. Da oggi ufficialmente voglio fregarmene. Ognuno si assuma la responsabilita’ di come agisce e non venga a dirlo a me. Prima pero’ scrivo queste righe per me stesso come riflessione su atteggiamenti avventati e assurdi con cui non voglio piu’ avere a che fare.

Sono circondato dall’ipocrisia, quella che spinge la gente a parlare in un modo ma ad agire diversamente.
Tutti d’accordo a insegnare la prudenza, a insegnare il buon senso, a proporre l’approccio sensato e moderato a cio’ che ci offre oggi la Rete che si abbia 15, 30, 50 o 70 anni.

Poi pero’, quando ci si trova coinvolti in prima persona, le raccomandazioni fatte agli altri diventano carta straccia e diventa lecito, giusto, tutto “in”: diffondere dati personali dove capita va benissimo! Tanto c’e’ sempre la scusa pronta: “li vedono solo i miei amici”, che dimostra assoluta ignoranza del funzionamento del mezzo che si sta usando.

Abbiamo cominciato anni fa con gli IM: e giu’ di email (pardon, adesso si dice contatti, email e’ un termine fuori moda). Tutti davano la loro email. Tutti dentro questi fantastici sistemi “tanto parlo solo coi miei amici” (e in un mese uno si ritrovava 70 contatti di cui ne conosceva solo 10) e tanti bei virus, messaggi di spam ecc. Quella sembrava la nemesi della sicurezza e chi diceva “attenzione, date l’email solo a chi conoscete, siate prudenti” risultava solo una persona noiosa.

Il meglio pero’ doveva ancora arrivare. Adesso sulla nostra presenza online ci mettiamo la faccia, il nome e il cognome. Tutti. Non importa che abbiamo 15, 30, 50 o 70 anni, che ci rendiamo conto dei pericoli e delle conseguenze delle nostre azioni oppure no. Io ho 38 anni e uso le reti telematiche da 22 anni. Prima di mettere nome e faccia sulle mie attivita’ online ho voluto crescere e imparare a capire bene che messaggio volevo trasmettere, perche’ quel che dico resta associato a ME qui e FUORI, nel mondo REALE. Perche’ chi incontrero’ domani, dopodomani, fra un anno o fra 10 potra’ cercare nella Rete e trovare i miei successi, i miei errori, le mie incazzature. E’ una responsabilita’, non e’ un gioco e trovo assurdo che ci sia chi ubriaco di una falsa liberta’ decida di esporsi al mondo in modo perpetuo regalando (oltretutto ad aziende commerciali) fiumi di informazioni personali.

Assurdo e pericoloso. Lo dico io, lo raccomandano gli organi di polizia e il garante della privacy ma mi rendo conto che siamo tutti noiosi. Il mondo e’ libero. W la liberta’. A quando una rete in cui mettere anche l’indirizzo di casa? Ormai le ho viste tutte e non dubito che potremmo arrivare anche a questo e che se diverra’ una moda ci sara’ chi lo fara’, magari dicendo “lo fanno gli altri” o scambiando il regolamento di un sito statunitense per il giusto modo di vivere.

Vi piace? Divertitevi ma se vi capitera’ qualcosa di spiacevole (dalle cose gravi a un posto di lavoro rifiutato perche’ al capo dell’ufficio personale non piace il vostro profilo) non prendetevela con la Rete ma solo con voi stessi. Chi usa il buon senso non deve pagare per l’imprudenza e l’avventatezza altrui!

Tempo di concerti

Estate, tempo di tour e di concerti e su YouTube fioccano le registrazioni fatte con qualsiasi cosa (macchine fotografiche, telecamere, cellulari) da fan innamorati dei propri idoli.

Alcune brevi, altre lunghe, alcune si sentono meglio e altre peggio. Tutte hanno in comune il punto di vista in soggettiva, spesso tremolante, che ti fa “sentire li”, la scelta di riprendere i soggetti giusti che spesso e’ piu’ azzeccata di quella che farebbe una regia e soprattutto canti, urla e incitamenti che ti avvolgono e ti preparano per quando finalmente sotto quel palco ci sarai tu.

Copyright? Si’ certo ma gli artisti stessi vedono e non obiettano eppure sanno che va tutto sul tubo perche’ chi registra corre a condividere con gli altri fan.
Ecco, io ammiro questa gente che si prende la briga non solo di registrare ma di diffondere attimi di gioia quando potrebbe limitarsi a godersi lo spettacolo!

E’ un fenomeno di massa ormai, addirittura spesso nelle registrazioni si vedono altri fan con telefoni, fotocamere, ecc…
Il modello c’e’ e sarebbe assurdo non trovare il modo di monetizzarlo.
Accidenti, i fan si danno da fare per fare bellissime registrazioni di cose che spesso non vengono mai trasformate in dischi/video e i produttori invece di proseguire guerre sante dovrebbero accordarsi con qualche organizzazione (Google in questo caso) per ricevere un tot in base a quanto un video con loro contenuto viene diffuso. Cosi’ sarebbero contenti tutti no?

Caro amico ti scrivo

Ciao.
Sai che parlo con te, vero? Sai che parlo di te?
Per adesso non metto nomi ma ho una certa dose di rabbia da smaltire quindi intanto scrivo qui. Un giorno potrei dire anche chi sei e farti la pubblicita’ che meriti.

Allora, tu sai che ci vedo poco. Poco per apprezzare il mondo come te, abbastanza per decifrare alcune di quelle schifezze che chiamano captcha. Alcuni piu’ facilmente, altri con qualche difficolta’ in piu’ ma ce la faccio. Non e’ cosi’ per tutti, purtroppo.

I captcha sono diffusi perche’ c’e’ gente convinta che servano a limitare lo spam. Non e’ vero, sono aggirabili e quelli difficili da aggirare per un PC lo sono anche per un essere umano. Soprattutto se vede poco, e’ ipovedente, daltonico ecc. Se invece e’ non vedente, i captcha visivi non li supera affatto.

Io non vado a dire a tutti quelli che usano captcha di non farlo, anche se mi godo tutte le notizie di librerie software sempre piu’ sofisticate ed atte ad aggirare quella barriera architettonica. Ma vabbe’, ci sono e almeno c’e’ chi offre un’alternativa audio.

Tu no. Tu che ti dichiaravi tanto amico. Tu che ti dici rispettoso della vita, tu che hai toccato con mano il dolore in ospedale, tu hai messo il captcha nel tuo bel programmino (se possiamo definirlo bello, ma non e’ questa la sede per recensirlo) perche’, cito testualmente dal forum, “quando la gente chiede gentilmente e denarosamente è difficile dire di no”.

In pratica hai svenduto i disabili che dovessero trovarsi a usare il tuo “bel” programma che hai reso shareware manco fosse il codice piu’ prezioso della terra. Manco giftware. No, proprio shareware. Se vuoi usare ‘sta perla paghi. E visto che qualcuno che paga c’e’ se ti fa una richiesta tu esegui.

Bene, spero che i tuoi preziosi utenti scoprano presto che il captcha che hai implementato in tre righe di PHP e’ aggirabile da qualsiasi libreria anche vecchia: si tratta infatti di una sequenza di lettere tutte allineaste l’una all’altra, bianche su sfondo nero, con una bella linea in mezzo. Un programma le decifra come niente. In compenso visto che sono piccole io faccio fatica. Non immagino un ipovedente. Un cieco invece non passa proprio visto che non offri nessuna alternativa.

Insomma, hai chiuso fuori i disabili per un captcha del cavolo.
Complimenti vivissimi.

SEO, SEO delle mie brame…

– Ciao, come e’ andato lo stage?
– Bene, ho fatto web marketing.
– Cioe’?
– Posizionamento dei siti nei motori di ricerca e scrittura articoli con le keywork giuste.

Tradotto: SEO (Search Engine Optimization)

Al che mi e’ scappato un “oh mamma” e giustamente l’interlocutore, giovanotto informatico di grandi speranze (che merita perche’ s’impegna) mi ha chiesto perche’. E gli ho spiegato come esistano due tipi di sviluppatori di siti: quelli che creano il sito pensando fin dall’inizio anche ai motori di ricerca e quelli che ci pensano dopo. Ho poi cercato di non buttargli in faccia la mia opinione spesso radicale sulle cose dicendogli che pero’ i secondi sono quelli che di solito fanno piu’ soldi.

Quello che mi chiedo e’ come si faccia a far fare SEO a una persona che non ha ancora mai creato una pagina (x)HTML+CSS.

Quando ne creera’ una scoprira’ che alla fine la cosiddetta SEO diventa un processo naturale strettamente collegato alla strutturazione del sito stesso.
E scoprira’ anche che i motori di ricerca non sono cosi’ diversi dai disabili quindi creare un sito aperto a questi ultimi da’ vantaggi anche per il posizionamento nei motori.
Questo in tanti devono ancora capirlo, purtroppo…
Confidiamo nelle nuove leve!