30 dicembre 2016, io c’ero

Il 30 dicembre 2016 io c’ero. Non di persona. Di persona ero stato con due amici a novembre, a Padova. Io c’ero, in una delle migliaia di sale cinematografiche che trasmettevano la diretta del concerto, ricevendo il segnale via satellite da Bologna. Una novità per l’Italia, un altro primato dei Pooh dopo essere stati i primi in Italia a usare il sintetizzatore Moog (quello che si sente all’inizio di “Noi due nel mondo e nell’anima”), i primi in Italia a usare i laser ed i fumi nei concerti, i primi in Italia a suonare nei teatri e poi negli stadi, ecc…

Io c’ero ed eravamo in tanti, di tutte le età, dai piccoli agli adulti, ai più anziani. E cantavano tutte le canzoni, anche stonando, anche sbagliando le parole… Un mio vicino di poltroncina era con la fidanzata, che gli dava un pugno sul braccio se sbagliava una parola! Eravamo tutti fratelli, tutti amici, in quell’atmosfera serena dei concerti dei Pooh che ho conosciuto per tutti gli anni in cui ci sono andato, soprattutto nei pomeriggi d’estate, sotto il sole, davanti al palco, mentre i tecnici finivano di montare gli strumenti.

Io c’ero, quel 30 dicembre. E c’era con me un’amica, non fan ma che avevo invitato per passare una serata diversa. Ogni 2×3 le mandava messaggi una sua collega di Bari ultra fan, anche lei in un cinema della sua città, che commentava le canzoni e non faceva che dirle “Ti sei emozionata? Ma quanto è bella questa? Ma che meraviglia quel primo piano con gli occhi azzurri di Roby!” i fan dei Pooh sono così. Hanno il dono di avere scoperto un tesoro, anzi quattro, anzi cinque tesori, e vogliono condividerli con tutti.

Io c’ero e quando le note di “Traguardi” hanno iniziato a sfumare e il cinema ha riacceso le luci, non mi vergogno di dire che avevo gli occhi umidi.

Io c’ero ma quella volta non avevamo la fortuna di pensare “Ancora fra un anno”, titolo della canzone storicamente usata per la fine di ogni spettacolo. Quella volta finiva una storia. Ma non la loro musica, che oggi emoziona anche chi non li aveva conosciuti prima.

A Stefano

Tu sei volato in Cielo in modo straziante per noi che restiamo ma, per quanto difficile, forse dovremmo cambiare prospettiva.

Accanto al nostro dolore dovremmo pensare al fatto che per te è iniziata una nuova tappa nel percorso dell’eternità. Hai ritrovato i tuoi genitori, il tuo amico Pino, il tuo collega di sempre Valerio e ancora tante persone di cui ci hai raccontato nel libro “Confesso che ho stonato”. Puoi riabbracciare amici, colleghi, magari potrai ringraziare ancora San Giovanni Paolo II per quella pillola che ti tolse i dolori da calcoli!

A noi lasci le tue canzoni, il tuo esempio, la tua vita. Noi soffriremo e più di noi i tuoi cari, chi ha vissuto e lavorato con te. Ma nulla finisce. Proprio mentre noi diciamo “è partito” altri esclamano “è arrivato!”

Buon… qualsiasi cosa ci sia dopo. Grazie per quello che ci hai donato, per quello che ci hai lasciato.

“E si può dividersi e non sparire, se è così riabbracciaci quando vuoi” (semi cit. Domani, Pooh 2004)

Lo stesso post ma con anche un video ricordo lo trovate nella mia pagina Instagram.

15 risposte sull’app Immuni e qualche riflessione

E’ passato un secolo dal mio ultimo post. Immuni e’ arrivata. E’ finito un lockdown. E’ iniziata un’estate folle. E’ arrivato l’autunno. Il virus e’ tornato a far paura. E’ tornato un semi lockdown ma adesso ogni regione fa per se’ ed e’ un bel casino. Comunque per rispetto ai lettori ecco le risposte alle 15 domande su Immuni che mi ponevo ad aprile e che, a quanto so, si poneva pure il garante privacy.

  1. L’app e’ open source, ma non lo e’ la GAEN API ovvero Apple/Google Exposure Notification, cioe’ il framework di contact tracing creato da Apple e Google per far funzionare questo tipo di APP su iOS e Android.
  2. E’ possibile conoscere tutti i dettagli dei protocolli di comunicazione utilizzati. Tutte le informazioni si trovano nel repository di Immuni su gitbub. La questione degli IP e’ stata sollevata anche dal garante, lo scorso giugno, al momento di dare il via libera all’esercizio dell’app.
  3. Il tutto a oggi e’ gestito dallo Stato e il sistema in teoria carica solo le chiavi temporanee (resta la questione IP a cui, a oggi, non e’ stata data risposta al garante).
  4. Spetta all’ASL indicare che un individuo e’ positivo, caricando le sue chiavi con un codice fornito dal paziente stesso. Fino al 18 ottobre spesso gli operatori non sapevano come fare. In Veneto fino a quella data non ha proprio funzionato.
  5. Con l’architettura decentralizzata il traffico dovrebbe essere limitato a poche centinaia di kbyte.
  6. Con l’architettura decentralizzata i dati conservati occupano pochissimo spazio.
  7. Ufficialmente il consumo di batteria della tecnologia Bluetooth Low Energy e’ minimo, ma piu’ di un utilizzatore lamenta un calo non irrilevante della batteria, forse perche’ non recente o per qualche incompatibilita’.
  8. L’uso dell’app non dovrebbe causare interferenze con auricolari, smartwatch, ecc, ma alcuni nelle recensioni sul Play Store le hanno lamentate.
  9. A quanto so l’app non avvisa dei possibili problemi di sicurezza dati dall’attivazione del Bluetooth con versioni non patchate di Android 8 e 9 vulnerabili quindi al bug “bluefrag”. Comunque il protocollo GAEN dovrebbe aver modificato e anonimizzato i MAC address trasmessi.
  10. Ufficialmente tutto cio’ che concerne l’uso di Immuni e’ volontario, anche l’agire a seguito di una notifica. Tuttavia persone competenti in ambito giuridico hanno da subito espresso dubbi sulla liberta’ decisionale del cittadino in merito. Da notare poi che a seguito di notifica diverrebbe sbagliato firmare un’autocertificazione in cui si dichiara di non essere stati vicini a positivi.
  11. Visto come funziona il sistema scelto per Immuni, tutti le chiavi raccolte e usate per le verifiche con quelle dei positivi sono solo sul terminale dell’utente e non possono essere trasferite altrove. Le notifiche arrivano solo sul dispositivo, quindi in caso di smarrimento/furto/guasto non si ricevono e basta.
    Questo pero’ vuole anche dire che non e’ possibile, in caso di reset del telefono o sua sostituzione, conservare o trasferire su altro dispositivo le chiavi dei contatti degli ultimi 14 giorni.
  12. I criteri per la rilevazione (ipotetica!) del contatto con un positivo sono la distanza a meno di 2 metri per 15 minuti o piu’. La distanza e’ calcolata con l’attenuazione del segnale Bluetooth. In teoria contattando il medico o l’ASL si puo’ spiegare cosa si e’ fatto il giorno del presunto contatto ma a oggi non c’e’ un protocollo chiaro. Resta che avvisando il medico o l’ASL viene contattata l’ATS locale (Agenzia Tutela Salute) che dispone la quarantena. Ci sono stati casi di operatori che hanno ritenuto non necessario l’isolamento in determinate circostanze ma sono frutto di testimonianze di singoli cittadini e non di un protocollo chiaro.
  13. A oggi, avvisando il medico della notifica questi contatta l’ATS locale (Agenzia Tutela Salute) che dispone la quarantena. Solo la regione Marche ha dichiarato di garantire un tampone dopo ogni notifica dell’app.
  14. Finora lo staff di Immuni non ha fornito informazioni sul rapporto notifiche/falsi positivi. C’e’ uno studio internazionale sull’efficacia del sistema sui tram che prende in esame varie app create sulla base del framework Apple e Google fra cui Immuni. Diciamo che i risultati non sono confortanti…
  15. Per limiti del GDPR solo chi ha dai 14 anni in su’ puo’ installare l’app quindi molti problemi in questo senso si risolvono.

E adesso un commento personale.
Io non uso Immuni principalmente per due ragioni: l’assenza di dati certi sulla sua affidabilita’ e su cosa avviene dopo la notifica. Per qualche giorno c’e’ stato il dubbio che il figlio di un mio contatto stretto fosse positivo e ho avuto un sacco di sintomi psicosomatici. Figuriamoci come starei se mi lasciassero 14gg con la paura di avere il virus perche’ un’app, bonta’ sua, ha calcolato che l’attenuazione del Bluetooth di un dispositivo vicino era X e non Y… ma scherziamo??? Voglio qualche garanzia, o sull’affidabilita’ del sistema o di ricevere un tampone di verifica post notifica! Tanto mica arriva in tempo reale ma di solito dopo 4, 5 o ben piu’ giorni. Se fanno cosi’ all’estero lo possono fare anche in Italia.

Quando racconto che non uso Immuni c’e’ chi mi accusa di mettere in pericolo chi mi sta attorno. Beh, accadrebbe anche se usassi l’app: non puo’ registrare ogni occasione di contagio e quelle che registra non le notifica certo in tempo reale.
Io vivo gia’ pensando di essere positivo. Lo penso da febbraio e penso che qua lo siamo stati tutti. Uso la mascherina (che fatica, soprattutto con gli occhiali!), mantengo le distanze, igienizzo le mani ed evito contatti con amici anziani. Tutte cose che continuerei a fare anche se avessi Immuni.
Date qualche garanzia e la usero’.

Con questo post non voglio condizionare nessuno a usarla o non usarla. In altri ambiti resto neutrale proprio per evitarlo. Nel mio blogghino, pero’, dico quel che penso, altrimenti a cosa servirebbe averlo?

Altri hanno espresso critiche e osservazioni che riporto:

  1. http://www.tesio.it/2020/06/03/perche_sconsiglio_di_installare_immuni.html
  2. https://www.spreaker.com/user/runtime/dk-4×36
  3. https://www.civile.it/internet/visual.php?num=95078

15 domande sull’app Immuni

Non scrivo da un po’, perché sogni, progetti… e stress da quarantena mi hanno portato a occupare il tempo in altri modi, però questo mio blog è un porto sicuro quando ho bisogno di uno spazio stabile e non angusto come i vari social per appuntare delle questioni.

E oggi la questione è l’app di tracciamento che il governo vorrebbe proporre agli italiani per tentare di identificare rapidamente possibili focolai del covid-19. Sulla carta ci si ispira a ciò che hanno fatto altri paesi, dove però l’app è stata accompagnata da tamponi ed altri interventi. Basterà un’app? E che garanzie dà a noi cittadini di una democrazia?

Al di là del chiacchiericcio dei social, dove la fanno da padroni quelli che gridano ai 4 venti “se usate i social avete svenduto tutti i vostri dati, non rompete e installate!”, vorrei alzare un po’ il livello della questione. Ecco dunque le mie 15 (per ora!) domande.

Da cittadino attento alla privacy e alla sicurezza IT pretendo una risposta esaustiva a tutti i quesiti prima di pensare di installare e usare l’app.

Domande in attesa di risposta sull’app “Immuni”.

  1. L’app sarà open source e quindi verificabile da qualsiasi esperto o gruppo di esperti IT neutrali?
  2. Sarà possibile conoscere nei dettagli ogni specifica del protocollo di trasmissione per verificare rischi di sicurezza o mancata corrispondenza alle promesse di semi-anonimato? Ad esempio, i server registreranno gli IP da cui si collegano i dispositivi per caricare e scaricare dati?
  3. Quali dati raccoglierà esattamente l’app? Quale azienda li gestirà? Con quali limitazioni?
  4. A chi spetterà indicare che un paziente è positivo al virus?
  5. Quanto traffico dati genererà il download e l’upload dei codici ID e relativi database? Si è tenuto conto di chi ha solo connessioni a consumo?
  6. Quanto spazio occuperanno i dati dell’app e relativo database nella memoria del telefonino? Si è tenuto conto di chi ha dispositivi meno recenti con poca memoria?
  7. Quanta batteria consumerà l’uso dell’applicazione rispetto al non utilizzo? Si è tenuto conto di chi ha dispositivi meno recenti con batterie non molto potenti o che stanno perdendo la tenuta della carica?
  8. L’uso dell’app consentirà il normale utilizzo del Bluetooth per la connessione ad auricolari, smartwatch, ecc?
  9. Si è tenuto conto che i dispositivi con versioni di Android 8 e 9 non aggiornati almeno alle patch Google di febbraio 2020 sono a rischio di attacco remoto dovuto al bug “bluefrag”? L’app avviserà gli utenti di questo pericolo?
  10. Cosa accadrà a chi dovesse ignorare oppure non ricevere la segnalazione di contatto con un positivo?
  11. Sarà possibile segnalare lo smarrimento/furto/guasto del dispositivo e quindi scongiurare il rischio di ricevere una segnalazione di contatto con un positivo senza poterla leggere o dovuta agli spostamenti di un eventuale ladro?
  12. A seguito della segnalazione di contatto con un positivo (Quando? Dove? Per quanto tempo? Con quali criteri?), sarà possibile segnalare un errore, se ad esempio la persona nei giorni precedenti non si è mossa da casa o non ha avuto incontri?
  13. A seguito della segnalazione di contatto con un positivo si verrà raggiunti dall’ASL per effettuare uno o più tamponi oppure si dovrà semplicemente restare in casa due settimane in attesa di eventuali sintomi? E da soli o bloccando tutta la famiglia? Si è tenuto conto del danno per imprese, aziende, lavoratori e famiglie se questa situazione dovesse ripetersi più e più volte, magari coinvolgendo alternativamente diversi membri del nucleo famigliare?
  14. Quali misure sono state prese per evitare falsi positivi? Al termine dell’annunciata sperimentazione saranno diffuse statistiche sui numeri di falsi positivi e falsi negativi?
  15. Cosa accadrà in caso di installazione autonoma dell’app da parte di un minore? Chi sarà responsabile del suo uso?

Trent’anni

I Pooh hanno festeggiato trent’anni di attivita’ insieme nel 1996 con il brano “Amici per sempre” inserito nell’album omonimo.

Scelta felice e canzone diventata un inno, che stasera mi risuona nelle orecchie pensando a Zak, il mio caro e grande amico Zak che ho conosciuto proprio il 20 giugno di 30 anni fa in una chat del Videotel. Un’era geologica fa per l’informatica e anche per le nostre vite.

Quante ne abbiamo fatte, viste e vissute. Grazie a te, per la voglia di passare del tempo insieme ho affrontato i primi viaggi da solo fino a Brescia nonostante le mie paure e i miei occhi. Due ore e mezza andata e due ore e mezza ritorno: non c’era l’alta velocita’ e nemmeno i cellulari per restare in contatto col mondo, ma quanti libri letti e chiacchiere ascoltate! E tu, che eri pure piu’ giovane di me due due anni, che facevi lo stesso. Grazie di cuore…
Tu ci sei stato nelle nostre telefonate (in cabina telefonica, che costava meno) quando dovevo ricoverarmi per l’intervento del ’90. Tu mi hai visto entrare nel mondo “figo” di chi creava pagine ufficiali, tu hai sopportato i miei comportamenti non sempre saggi (ed e’ eufemismo). Per colpa tua, da amighista fanatico, nel 1998 ho scoperto e amato i plugin di Winamp e il gioco super educativo Carmageddon ;) e qualche mese dopo ho preso il mio primo PC.

Ricordo con simpatia i tuoi genitori, sempre premurosi con me quando venivo a trovarti. Ricordo tuo padre smanettone e curioso di tecnologia quanto te e il giorno che a uno SMAU (o era il SIM?) lui capi’, e io pure, che qualcosa nel mondo dei videogiochi stava cambiando: “bella questa grafica, per essere un PC“, disse a proposito di Prince of Persia per DOS. E fu l’inizio della fine di Amiga come macchina da gioco: i PC iniziavano ad avere le VGA. Di li’ a poco sarebbero arrivati Doom e gli altri FPS e tutto sarebbe cambiato, ma la sua previsione mi e’ rimasta impressa. Aveva e immagino abbia tuttora una grande attenzione per le cose. E tu hai preso da lui. Ricordo pure tuo fratello Dario, che ho visto piccino e poi piu’ grandicello, e con quanto affetto ti occupavi di lui.

Abbiamo attraversato le epoche, vissuto interessi e comuni e scelte diverse e scambiato scherzi. In fondo ci conoscemmo cosi’: io e il mio amico dei tempi dell’adolescenza Alessandro (DJs, chissa’ se ti ritrovero’ citandoti in questo post) giocavamo a fingerci redattori di TGM in chat e tu ci cascasti. Ehm :) Chi l’avrebbe immaginato che due anni dopo in un’altra chat avremmo intervistato quelli veri, con annesso casino, ricordi? ;)
Ma eravamo tutti giovani e di casini ne abbiamo fatti tutti, penso io piu’ di te. E tu ci sei sempre stato, con pazienza, affetto e rispetto. Ed e’ per questo che io credo che noi due saremo amici per sempre. Perche’ ci vogliamo bene, ci rispettiamo e gioiamo della felicita’ dell’altro. E tu di motivi per essere felice credo ne abbia un po’, soprattutto per aver conosciuto e collaborato con l’autore del tuo gioco, Zak McKracken! Non sai quanto sono orgoglioso e felice per te ogni volta che mi racconti un tuo traguardo!

Quindi… W noi e… Si puo’ essere amici per sempre!

Come si cambia

Mi piace dire che non cambia niente. Fino alle 23:59 erano X, dalle 00:00 sono X+1

E appunto, non cambia niente, il giorno in cui compi gli anni. Gli amici ti fanno gli auguri (graditissimi, attesi e commoventi), i forum ti mandano le mail automatiche e qualche social ti mostra i palloncini. Poi, se ti va, ti regali una torta oppure, come ho fatto io, metti online la quarta versione del tuo sito personale (la prima e’ del 1997) in cui hai recuperato un po’ di cose vecchie e giocato con le magie attuali del CSS visto che ti piace tenerti aggiornato.

E vedi che invece cambia qualcosa? Non dall’oggi al domani, ma nel lungo periodo. Rivedi le tue idee. Cio’ che anni fa non avresti fatto ora fai. Che sia studiare cose nuove, aprirti a cio’ che temevi di non saper fare, giocare con la figlia novenne (e mezzo, se no si arrabbia ;) ) del tuo amico Manuel o perfino fare un selfie e pubblicarlo. O che sia smettere di vivere di paure infondate sulle tecnologie. Ma di quest’ultima cosa parliamo in un post nei prossimi giorni che oggi e’ la mia festa.

Ma perche’ cambiamo e cosa ci cambia? Io credo siano le esperienze. I distacchi scavano solchi nel cuore (e in questi anni, oltre al lutto di mia madre, ne ho vissuti molti con amici). Poi ci sono le esperienze, sia quelle belle in cui scopri che se provi puoi anche essere felice, sia quelle brutte che pero’ ti lasciano sempre insegnamenti.

Il difficile pero’ non e’ cambiare, e’ normale farlo. Il difficile e’ tenere insieme tutti i pezzi di te e voler bene a ogni parte. Quella giocosa come quella seria, quella pronta a dare l’anima per gli altri e quella che, finalmente, ha imparato a dire dei no, anche per difendere tutte le altre parti.

E adesso basta pensieri. Buon tutto a me, al remake del mio sito e a quel che verra’ oggi, domani e poi chissa’!
Tutto sommato sono felice, anche se non tutti i pezzi sono al loro posto. Di cosa mi dovrei lamentare? Ho ripreso il controllo emotivo della mia vita ed e’ stata perfino composta una canzone per me, da un’amica. Qualcosa di buono devo averlo fatto…

Ricordarti e onorarti

Domani sono 5 anni che il tuo cuore ha detto “stop”.
Dico l’organo, perche’ il cuore inteso come bonta’, come anima, quello ha continuato ad amare e a vegliare su di me, lo so bene.

Ma come detto, domani sono 5 anni e invece oggi sono 5 dall’ultima volta che siamo stati insieme, ti ho toccata, ho sentito la tua voce parlarmi. E ho pure sentito la tua sofferenza dopo quel lunghissimo intervento. Unica consolazione per poter dire a me stesso che “stai meglio ora“.

In questi anni ti ho ricordata e onorata ogni maggio facendo donazioni al nostro caro don Armando, ma quest’anno no, e non perche’ 5 anni siano una cifra particolare che richieda scelte diverse. Quest’anno molti eventi stanno turbando la mia coscienza. Lo sai, mi sono interrogato sulle politiche di accoglienza dei migranti.

L’ho fatto, spero, in modo piu’ maturo e articolato rispetto ai media e alla politica italiana ormai fondata sugli slogan, da tutte le parti.
Ancora non so quale sia la strada giusta, ma alcune certezze le ho:

  1. Non si possono lasciare persone in balia del mare o rimandarle nelle carceri libiche, e’ disumano.
  2. Se fossi sulla terra e avessi l’eta’ e il fisico, tu saresti sulle navi delle ONG che vanno ad aiutarli.

E quindi cio’ che faro’, ispirato anche dal gesto dell’Elemosiniere del Papa, sara’ una piccola donazione a Mediterranea in tua memoria, per dar loro, nel mio piccolo, un po’ di aiuto a sopperire alle scelte sbagliate e crudeli di questo e dello scorso governo e aiutare quegli uomini, quelle donne e quei bambini.

Cosi’, sarai anche tu con loro, sulla loro nave. Anche se credo che la tua anima sia vicina a chi soffre in modi e luoghi che noi nemmeno immaginiamo.

 

 

Affidare le persone a Dio

Ho chiesto a un caro amico, per anni maestro e oggi in pensione e colonna portante della parrocchia: “Pensi mai ai tuoi tanti alunni? Cosa ne e’ stato di loro, se sono vivi, se sono felici…
E lui mi ha detto di si’, che li pensa e li affida alla Madonna, “che siano in terra o abbiano visto la luce eterna.

Faro’ anch’io cosi’, per i miei vecchi compagni di scuola (di uno so la drammatica fine, di alcuni altri so qualcosa per sentito dire…) e soprattutto per le tante persone che ho conosciuto negli anni, quelle che ho visto crescere, quelle che hanno attraversato anche solo brevemente i siti di cui mi sono occupato, ecc…

Chi non crede spesso pensa che la religione sia una grande consolazione, alla sofferenza, ai distacchi e in generale alla nostra attuale impossibilita’ di capire tutti i meccanismi dell’universo e dell’esistenza.
Magari lo e’ anche per chi crede, ma ci sono situazioni in cui non sai piu’ nulla di persone che ti sono state care e casi in cui non puoi fare nulla, davvero nulla, per qualcuno e allora, grazie al Cielo che c’e’ la preghiera!
Grazie al Cielo che puoi affidare l’anima di qualcuno a chi lassu’ puo’ averne cura. Che sia un’entita’ oppure che semplicemente sia l’energia positiva della preghiera tua e di altri.

Sul fatto che la preghiera funzioni ho gia’ avuto una dimostrazione che avrebbe convinto anche San Tommaso, ma in questo post non parlo della sua efficacia per le persone a cui e’ dedicata ma della pace del cuore che da’ anche a chi la pronuncia.

Pace del cuore VS tristezza, magari per situazioni che non possiamo cambiare. Sara’ anche consolatorio, ma ringrazio il Cielo di saper guardare oltre. Oltre il mio sguardo, oltre il mio mondo. Ringrazio il Cielo di poter chiedere a qualcuno o al cosmo di accogliere la mia preghiera per il bene delle anime che ho conosciuto, per anni o per un attimo.
E sono certo che qualunque sia la verita’ in ambito religioso, la preghiera per il bene degli altri viene ascoltata.

Coming soon…

Non manca molto a un aggiornamento totale del mio sito personale. Non il blog, proprio il sito www.favrin.net

HTML5, adatto anche a cellulari e tablet, con qualche cosa vecchia potata e tante pagine aggiornate, che qua gli anni passano e si accumulano vita e cose da raccontare…
Il lato tecnico è stato il primo aspetto che ho affrontato, perché il sito era di fatto fermo a un po’ di anni fa. Aggiornare (pigramente) i contenuti ha richiesto più impegno, ma ormai è quasi tutto fatto…

Arriva presto ;)

Persone

Confesso di essere in un momento di insofferenza per le persone.

Persone che hanno il coraggio di definirsi amiche ma poi ti scrivono “io ci tengo alla mia salute tu liberissimo di suicidarti con quello che ti piace di più“. Ce l’ha con il mio uso dei dispositivi wireless. E’ un medico? Un ricercatore? No, e’ uno che studia su Google e cita servizi di Sky, ma ne riparlero’ piu’ approfonditamente in un altro post.

Persone che hai aiutato in un loro momento economico difficile e che hanno imparato non solo a darti per scontato ma a scrivere ogni frase, ogni virgola quasi, per chiedere, cercando quasi di suscitare sensi di colpa, senza mettersi minimamente in discussione o ipotizzare soluzioni alternative.

Ovviamente non si puo’ fare di tutta l’erba un fascio e al mondo c’e’ tanta gente buona e brava, ma quando in uno stesso periodo si sommano situazioni diverse e irritanti, davvero viene voglia di  fare ordine non solo negli angoli di casa, come ho fatto stamattina, ma anche tra le persone con cui hai a che fare. Non temporaneo, proprio definitivo.

E un bel giorno…

E un bel giorno ti chiama don Gianni e ti chiede se si puo’ creare un modulo di iscrizione a un evento su Mestre. Dovrebbe chiedere questo e quello, ma non sul sito della parrocchia che magari uno che non e’ cristiano non ci va volentieri.

Lo ascolti e la mente attiva tutti i neuroni (quelli rimasti, alla tua veneranda eta’) per immaginare cosa fare e dove… e mentre lui parla tu pensi “uso MailPX, il mio mailer creato tanti anni fa per una sfida con un amico” e “OK ma dove lo metto? Mestre… Mestre… ecco! Gli dico che lo metto su Mestre semplice!” e glielo dici, senza pensarci troppo.

Lui apprezza, si fida (fiducia conquistata in otto anni e non scontata) e ti dice che se lo finisci per le 18 e’ perfetto. Sono le 16.

Recuperi il programma. E’ uno di quelli che semplicemente funzionano, quindi ti sei quasi dimenticato come si imposta. Fai mente locale. Sistemi la config e via, anche perche’ don Gianni mica ha aspettato e ha gia’ detto a mari e monti l’indirizzo dove iscriversi.

Poi pero’ ti viene in mente che “Mestre semplice” non lo tocchi da anni, si puo’ dire da una vita fa. Vedi mai che qualcuno lo guardi… e via a controllare i contenuti e poi aggiornare cio’ che serve per renderlo fruibile da cellulari e tablet. Una bella avventura dato che non stai nemmeno bene (perche’ se stessi bene stamattina saresti andato alla Prima Comunione della figlioletta del tuo grande amico Manuel, sigh…).

Non son cose difficili, in un paio d’ore son fatte, hai imparato a farle bene in altri progetti, ma farle se non sei al top e’ piu’ difficile di quanto non sia normalmente con i limiti con cui sei abituato a convivere. Pero’ alla fine tutto va al suo posto e scopri che hai fatto bene perche’ ‘sta cosa di don Gianni non e’ proprio piccola, anzi probabilmente ne parleranno in tanti.

E, insomma, “Mestre semplice” che fino a qualche tempo fa pensavi pure di chiudere, torna a splendere e ospita la prestigiosa iniziativa Dialoghi per la citta’!

Ne capitano di cose belle, quando meno te l’aspetti e quando vinci tutti i “non ci riusciro’“, “non funzionera’…“, “non so se…“.

Un dispiacere

Oggi ho fatto una buona impressione a una persona. Non era scontato, anzi.
Dovrei essere contento ma non lo sono, perche’ al di la’ della buona impressione sono successi dei guai, non per colpa mia ma di una bugia o meglio una cosa non detta da un’altra persona. Mi e’ stata quindi fatta una richiesta, che ho rispettato.

Sincerita’ e rispetto sempre, anche se e’ difficile, anche se fa male. Le cose buone si fondano su questi valori. Tutto il resto causa, prima o poi, guai e dispiaceri.

Per questo io cerco di vivere secondo questi valori e provo a insegnare agli altri a farlo.

Giorni felici

Giorni che finalmente hai capito come dormire bene e poi star bene quando sei sveglio (e si’, avevi ragione tu)

Giorni che “con le cose manuali sono una frana ma ci provo lo stesso” e ti senti dire un “bravo” che vale oro perche’ te lo dice una persona di cui hai lottato per conquistare la stima

Giorni che si rompe una tapparella ma arriva un amico ad aggiustartela e tutto torna OK

Giorni che ti dicono “mi sei mancato tanto oggi”

Giorni che aiuti, giorni che ti ritrovi, giorni che torni a guardare con positivita’ alle cose che sogni e quindi trovi anche la forza di guardarti dentro e cercare alcune spiegazioni…

Noi e gli animali

Io penso che noi chiediamo a Dio quello che non diamo agli animali non umani. Vediamo un animale in difficoltà e al limite lo filmiamo, ma non lo aiutiamo perché “la natura deve fare il suo corso”.

Siamo ipocriti e crudeli, ci sentiamo superiori perché abbiamo un’intelligenza differente, ma in realtà siamo cinici e approfittiamo delle nostre capacità per sottometterli e sfruttarli. Togliamo loro l’habitat e il cibo e ci danno fastidio se cercano di adattarsi per sopravvivere.

Verremo giudicati per come trattiamo i nostri fratelli non umani. Vale anche per chi li mangia, occhio…

Felice

Parte del mio PC e’ connesso alla LAN della mia parrocchia per alcune configurazioni che sto cercando di fare fra due dispositivi che non si vogliono parlare (verso il web esco con il mio IP personale, a scanso di equivoci).

Spotify mi fa ascoltare “Vivere vivere” di Amedeo Minghi.

Mi affaccio alla finestra per prendere una boccata d’aria. Vedo un po’ di cielo ancora illuminato dalle ultime luci del tramonto.

Oggi mi sono stati fatti due auguri (uno generico e uno specifico) per la festa del papa’, anche se non sono un padre biologico.

Non tutto e’ perfetto (e soprattutto quei due dispositivi insistono a non parlarsi) ma mi sento felice, davvero felice, della stima, dell’affetto che ricevo e dei traguardi. Chi l’avrebbe detto, qualche tempo fa.

Posso chiudere tutto e riposare nella pace e nella musica.
Qualcosa ancora non va? Ci pensero’ domani.

Migranti

Quando ero poco piu’ che un bambino confidai a mia madre, che si commosse, che se avessi vinto la lotteria avrei usato i soldi per far liberare un bimbo che all’epoca era in mano da mesi all’anonima sequestri (si’, negli anni 70 e 80 in Italia succedevano queste cose).

Era un pensiero che proveniva dal cuore, che non rinnego a distanza di decenni. Perche’ il cuore e la testa viaggiano separati. Quando vedo le foto delle persone nelle carceri libiche, sui gommoni, in mare o sulle navi che li soccorrono, li abbraccerei tutti. Avessi avuto un altro fisico, forse avrei fatto il volontario su quelle navi. Quando chi vive la politica a slogan scrive “accoglieteli a casa vostra” io penso “magari!”. Potessi (che a malapena so occuparmi di me), certo che li accoglierei. Certo che accoglierei Maria, Giuseppe e il piccolo Gesu’, perche’ questo sono i profughi e io lo dico da ben prima del Papa.

Ma questo e’ il cuore. E il cuore ha ragione. Aveva ragione il mio cuore di ragazzino che avrebbe pagato il riscatto per quel bimbo prigioniero in Calabria e ha ragione il mio cuore di oggi che non solo accoglierebbe ma abbraccerebbe tutti.

Poi pero’ c’e’ il cervello. E il cervello si deve porre domande, perche’ se ci si ferma al cuore e si segue solo l’emotivita’ si risolve un problema oggi e ci si trova con dieci problemi domani. Me ne accorgo anche nella vita di tutti i giorni.
La tragica stagione dei sequestri in Italia e’ gradualmente diminuita, fino a terminare, quando sono state introdotte leggi che rendevano molto difficile alle famiglie dei rapiti il pagamento del riscatto. Immaginate lo strazio. Immaginate le polemiche. Ci fossero stati i social, chissa’ quanti “restiamo umani” avremmo visto indirizzare ai governanti…
Di fronte a un bambino strappato alla famiglia l’unica priorita’ dovrebbe essere liberarlo. Ma poi? Cosa succede poi? Se si dimostra che il business funziona, chi sara’ la prossima vittima?

Con i migranti si ripropone una situazione simile. Trafficanti senza cuore chiedono loro cifre da capogiro, promettono una traversata facile presentando “il canale di Sicilia” come un fiumiciattolo, quando e’ un mare spesso molto agitato. E li imbarcano su mezzi che a malapena galleggiano, certi che ci sara’ chi li soccorrera’.
E tu li vedi li’, rischiare la vita o annegare. Essere raccolti da navi che poi restano in balia della politica per settimane. E ti si spezza il cuore. E vorresti andarli a prendere e a quel paese la politica, le leggi e i politici. Ma e’ la soluzione? Ed era la soluzione pagare i riscatti per i sequestrati?

Oggi, 27 gennaio, si celebra la Giornata della memoria e c’e’ chi si spinge a fare paralleli fra la crisi dei migranti e il nazismo. Secondo me questo e’ un modo per svilire entrambe le tragedie! Ma quando hai 280 caratteri e tanta voglia di visibilita’ non puo’ che finire cosi’…

In effetti certi ragionamenti richiedono meno slogan e fretta ma piu’ spazio e tempo. Per esempio per riflettere su come siamo arrivati qui. Provo a verbalizzare il mio pensiero.

Siamo tutti un mucchio di egoisti. Non solo noi italiani, non solo noi europei, non solo noi occidentali. Tutti coloro che in questo pianeta hanno un tetto, hanno il bagno in casa, l’acqua corrente e il riscaldamento. Viviamo bene, meglio di miliardi di altri e spesso non ce ne rendiamo conto. Ho negli occhi una creatura raggomitolata in una foto di un carcere libico. Se un angelo per magia la portasse qui non si stupirebbe delle luci che controllo con la voce, bensi’ di poter aprire l’acqua e bere quando vuole e del caldo dei termosifoni. Noi abbiamo questo e miliardi di persone no. E siamo degli egoisti perche’ non lo capiamo e non dedichiamo almeno un po’ di energie a rendere migliore la vita per gli altri. Tanti lo fanno, ma con la fortuna che abbiamo avuto a nascere qui dovremmo farlo tutti.

Ma siamo anche stati raggirati da un insieme di leggi sbagliate volute dai potenti per interessi sbagliati. Prendiamo l’Italia. A suon di depenalizzazioni, oggi se commetti molti tipi di reato e vieni arrestato, ti rimettono quasi subito in liberta’, magari con un “foglio di via” che per tanti e’ carta straccia.
Cosi’, siccome in ogni popolazione ci sono le mele marce, nelle nostre citta’ la criminalita’ (che e’ spesso indigena, cioe’ italiana) ha assoldato tanti stranieri. Alcuni spacciano, altri mendicano, altri ancora rubano, ecc… e grazie a leggi sbagliate, vengono fermati e il giorno dopo oppure gia’ poche ore dopo sono di nuovo in giro. Cosi’ cresce l’insicurezza, cosi’ la gente ha paura di andare in giro, cosi’ aumentano l’insofferenza e l’intolleranza e non importa se i numeri dicono che…. La gente vede quel che succede per strada, si spaventa e i politici per la propria ricerca di potere e consenso amplificano questi timori. Invece di dire “cambiamo le leggi e se spacci vai in prigione” dicono “e’ colpa degli stranieri!”. Non ci fossero stranieri lo farebbero gli italiani, ma e’ un dettaglio.

Dovremmo ripensare il mondo. Dovremmo smettere di sfruttare l’Africa. Dovremmo pagare il giusto le materie prime con cui costruiamo i dispositivi elettronici. Dovremmo smettere di interferire e riempire di soldi e armi questo o quel dittatore. Recentemente un politico si e’ rammaricato, come altri prima di lui, che anni fa sia stato fatto cadere un dittatore crudele e sanguinario. Perche’? Perche’ se ne lamenta? Perche’ cio’ ha reso instabile il paese da cui avvengono molte partenze di migranti. C’e’ da restare allibiti ma sono discorsi che si sentono troppo spesso. Come troppo spesso vengono prese decisioni allucinanti. Paesi che chiudono le frontiere e se capita sconfinano a caccia di persone, governi di ogni colore che fanno accordi per fermare i migranti e buttarli nel deserto o in centri di detenzione dove tortura e stupri sono la quotidianita’, muri, discriminazioni, menefreghismo.

Sbagliamo tutti, non si salva nessuno. Viviamo in un mondo egoista e iniquo che andrebbe rifondato da capo. Pero’ non basta una singola azione dettata dall’emotivita’. Tutto va ripensato, altrimenti salvare una persona oggi equivarra’ a un’altra vittima domani.

E quindi in conclusione, Gabriele, sei per accoglierli o stai con Salvini, brutto schifoso grillino alleato con i leghisti?
Questo mi stara’ domandando chi ha seguito il link di questo post su Twitter e tratta il tema a suon di hashtag, da “salvini non mollare” a “restiamo umani”, condendolo di insulti e polemiche.

E lo ripeto. Il mio cuore vorrebbe andarli a prendere tutti, e di strada mandare a quel paese Salvini (che si impegna per farsi detestare). Il mio cuore vorrebbe pure andare indietro nel tempo a pagare il riscatto e risparmiare mesi di prigionia a quel bimbo segregato in Aspromonte.
Ma il mio cervello ha dei dubbi.

Arrivato a questo punto della riflessione non posso che concludere che continuano a prenderci in giro. Anzi tutti noi, pro sbarchi e pro linea dura, ci stiamo prendendo in giro. Perche’ nessuna delle due strade e’ risolutiva. La soluzione e’ cambiare il mondo. Ma come disse non so che consigliere quando venne sollevata la questione delle armi vendute dall’Italia a paesi che le usano per stragi, “ci sono contratti”, “perderemmo soldi”, “perderemmo posti di lavoro”.

E allora, bambina incatenata che mi sei rimasta negli occhi, umidi mentre scrivo, perdonaci. Perche’ siamo nati dalla parte fortunata del mondo e mentre tu piangi e tremi per la paura di altra violenza, noi giochiamo sui social a chiederci se e’ meglio fermare il business dei trafficanti o accogliere chi scappa dalla guerra (fatta con le armi che vendiamo noi) o dalla fame (colpa anch’essa nostra in buona parte) e paga migliaia di euro per essere mandato ad affogare su una bagnarola.

Dobbiamo cambiare questo mondo. Dobbiamo cambiare le leggi nei paesi. Tutti i paesi dovrebbero accogliere ma anche e soprattutto dare un futuro a chi vive in ogni regione del mondo. Dobbiamo accogliere qui offrendo prospettive ma anche punendo severamente chi delinque. Dobbiamo evitare ogni forma di business sul dolore, da qualsiasi parte venga. Dobbiamo renderci credibili. E oggi nessuno piu’ lo e’.

Se non facciamo questo, nessuna scelta risolvera’ il problema.

Detto questo, in me prevale il cuore. Sempre.

Pensieri da un funerale

Ieri sono stato al funerale della mamma del mio ex parroco e grande amico don Danilo. Trovo bellissimo che abbiano partecipato i confratelli di mezza Mestre e molto oltre.

Sono rimasto colpito dall’immensa prova di fede nell’omelia di don Danilo.
Gliela invidio. Accettare, disporsi ad accettare, prendere tutto come un dono di Dio, il tempo della salute e poi la prova, le prove, gli anni della sofferenza, fino all’ultimo, e poi il distacco. E come li hanno vissuti nella Fede lui e la sua mamma.
Ma poi come ogni essere umano e ogni figlio, ha ceduto alle lacrime e lo avremmo abbracciato tutti

Ho trovato bellissima la chiesa di San Giovanni Evangelista. Con quelle vetrate nelle giornate di sole deve essere uno spettacolo. Un giorno ci andro’.

Ho pensato e dedicato una preghiera a una piccola -non piu’ tanto piccola – vicina che li’, da molto piccola, ha detto addio alla madre.

Ho esercitato l’arte della pazienza con due signore che chiacchieravano continuamente, manco fossero al cinema (ed e’ fastidioso pure al cinema, figurarsi a un funerale.

Ho apprezzato l’affetto degli amici che mi hanno tenuto un posto, atteso e accompagnato al ritorno vedendo che ero fortemente influenzato.

Ah e ho scoperto che per un funerale si può scegliere una lettura diversa da quella del giorno. Non lo sapevo. Si impara sempre qualcosa di nuovo.

Quanta pace mi danno le Messe. Quando mi comunico mi sento davvero parte di qualcosa di piu’ grande di me. E’ un attimo di pace. Anche durante un funerale. Sara’ che dopo Chiara ho una  percezione diversa delle cose e della morte. So, sono certo del dopo

Caro don Danilo, te lo ho detto ma lo lascio anche qui, Sono certo che tua madre e tuo padre erano accanto a te oggi, ad ascoltare orgogliosi l’immensa prova di Fede che hai dato.

Pensieri di fine anno

Cinque anni fa scrivevo cosa pensavo di fare nel 2014: “mettero’ in ordine la scatola dei documenti“. Il destino mi porto’ a rimettere in ordine l’intera vita e sopravvivere a un uragano. Non si puo’ mai dire quel che ci accadra’ e spesso i nostri propositi del nuovo anno durano un giorno e poco piu’.

Dunque oggi non scrivero’ cosa voglio fare, ma qualche pensiero sparso sull’anno appena trascorso.

Un anno di distacchi, Troppi e troppo spesso senza una motivazione chiara. Le persone si allontanano e non ti dicono perche’. Non c’e’ piu’ spazio per te nella loro vita e non hanno nemmeno il rispetto di dirtelo. A volte ci va di mezzo chi non c’entra e i pesi sul cuore aumentano. E non sempre chi hai attorno sa o vuole capire quanto male fa un distacco.
Per fortuna c’e’ chi resta, sempre, e ti da’ la forza per andare avanti. Poi conosci nuove persone, nascono nuovi legami, ma in fondo al cuore hai sempre il timore che possano finire male. Tanti “ci saro’ sempre” infranti da nervosi e gelosie (cit.). A volte viene da sentirsi come il Dottore, protagonista della serie Doctor Who, che soffre quando perde un compagno di viaggio, magari si chiude, ma poi scatta qualcosa e nasce un nuovo legame. Sempre pero’ con la consapevolezza che potrebbe finire e con il ricordo dei tanti legami passati.

Un anno in cui mi sono donato e ho donato. Tutto cio’ che potevo e forse di piu’. Diceva ieri un amico “fai già tanto per noi e per tantissime altre persone” e mi ha reso davvero felice. Ho dato il mio cuore a chi aveva bisogno, a chi ha dovuto ripartire dal nulla e a chi meritava un piccolo dono dopo aver concluso un percorso difficile, ma anche a nuovi, vecchi amici.
Ho dato tempo, energie, pensieri e preghiere. Ho vissuto in continuita’ con cio’ che avrebbe fatto mia madre e ho dato un senso a quest’altro mio anno sulla Terra.

Un anno di prese di coscienza. La presa di coscienza che tanti “difensori dei diritti” pensano per lo piu’ ai propri diritti e gli altri si attacchino al tram, anzi amici finche’ si combatte insieme ma se hai un’altra opinione su qualcosa sono pronti a pugnalarti. E cosi’ ho fatto un bel block/defollow e reso i miei contatti un po’ piu’ sereni. I veri amici sono altro, e lo sono indipendentemente dal fatto che ti esprimi come loro, voti come loro e la pensi come loro su tutto.

Un anno in cui sono stato insultato per la politica e definito pentafasciogrillino, grullo, amico dei fasci, amico dei cialtroni, ecc. E in cui mi son trovato al governo con quella Lega che ho sempre detestato. Ma chi considera la politica una cosa seria non salta sul carro che fa piu’ comodo. Ho votato secondo coscienza M5S perche’ mi convince. Sapevo che se non avessero avuto la maggioranza avrebbero fatto accordi. Ho letto riga per riga il contratto con la Lega. Diverse cose non mi piacciono, diverse si’ ma in un accordo l’uno deve accettare l’altro ed e’ meglio questo governo che un altro tecnico, alibi per far passare altre leggi terribili. Non tutto mi piace, ripeto, ma certe scelte hanno messo in luce la grande ipocrisia dell’Europa ad esempio sul tema soccorsi in mare ai migranti. Ora pero’ spero che si trovi una soluzione!
Forse con le mie idee ho deluso qualcuno, spero di no, ma se seguissi l’onda o l’hashtag e vivessi la politica come i calciatori che cambiano squadra a convenienza, deluderei me stesso.

Un anno di stupide perdite di tempo. Quante volte ho indugiato in qualche sterile discussione, magari per paura di affrontare qualcosa. Procrastinare diventa troppo facile in Rete. Me ne sono accorto, ho iniziato a nutrire insofferenza per certi luoghi virtuali e/o per come io li usavo. E ad allontanarmene, gradualmente. Il tempo che posso passare davanti a un video preferisco spenderlo meglio.

Un anno in cui ho cambiato cose e ho iniziato a cambiare me stesso. Ho cercato nuovi stimoli, ho provato ad affrontare piccole sfide e grandi ricordi. Una brugola. Fra vista e tremori c’e’ voluto un po’ di ingegno, ma in un tempo giusto per me e lungo per chiunque altro, ho messo le Hue Play come volevo. E sono tornato in quel supermercato dove andavo con mia madre, spingendo via i ricordi malinconici… che non c’e’ tempo per pensare se lo devi girare tutto tre volte per trovare una cosa che hanno ben pensato di spostare, grrr…

Un anno che cambiera’ il domani, grazie a un libro che ben due amici hanno scoperto recentemente e mi hanno consigliato. Un libro che insegna a capire come le emozioni hanno effetto su di noi e come evitare che ci dominino. Gia’ esserne consapevole mi sta aiutando, anche a gestire alcune emozioni di questa sera, simile e tante altre e tranquilla, ma diversa da quella dell’anno scorso. Non tutte le ciambelle riescono col buco.

E non posso finire questo post senza ricordare le persone per cui ho pregato tantissimo. La piccola Iuschra, persa chissa’ dove in un bosco a luglio. Le ho dedicato il piccolo voto di rinunciare ai social per un certo tempo, questa estate. Poi, sempre delle piccole. Ludovica, Alessia e Martina, uccise da genitori impazziti. Poi gli angeli del ponte di Genova, poi… tante preghiere per tutte le persone che soffrono o sono in Cielo, perche’ l’energia positiva di una preghiera o di un pensiero aiuta sempre, ne sono certo, ed e’ importante non dimenticare.

E adesso si ricomincia. 31/12 ciao, benvenuto 1/1.