...e si può dividersi e non sparire...
se è così riabbracciami quando vuoi!

Domani, Pooh 2004

11/01/2008

Dare e avere

Lei 11 mesi fa mi ha ridato la gioia di guardare il mondo e la forza di imparare mille nuove cose.
Io oggi le ho dato un foglio A3 stampato a colori con due immagini: come vedevo prima e come vedo ora. Ha apprezzato moltissimo, applicativo (di cui le ho dato le coordinate online) idea e soprattutto il magnifico esito dell’intervento.

Il resto e’ gioia perenne e la pressione oculare sempre a posto, sebbene misurarla col mio nistagmo sia sempre un’impresa eroica ;)

29/12/2007

Addio prof. Rama e grazie

Nella notte fra il 27 e il 28 dicembre si è spento il prof. Giovanni Rama, l’oculista geniale, bravo, competente, innovatore che dal febbraio 1972 e per quasi tre decenni si è preso cura dei miei occhi.

Oggi gli interventi che ho subito durante l’infanzia sono diventati più semplici ma trentasei anni fa era un altro mondo, con infiniti più rischi. Lui mi ha operato, lui ha curato la mia catarrata congenita e ogni altra patologia conseguente. Lui ha sanato con amore e delicatezza i miei occhi di bimbo di appena 8 mesi e mi ha seguito per tutti gli anni successivi.

Lui che per primo aveva intuito l’importanza di lasciare i genitori vicino ai figli piccoli in ospedale e di farli entrare nell’anticamera del gruppo operatorio perché i bambini appena svegli sentissero la loro vicinanza. Lui che era di poche parole ma aveva un cuore grande e si emozionava di fronte ai traguardi raggiunti dai suoi pazienti. Lui che con umiltà mi indirizzò ai suoi collaboratori quando lo ritenne opportuno. Il caro dott. Monterosso che mi operò nel 1985 per un distacco retinico (e che morì esattamente vent’anni e un giorno prima del prof. Rama, il 27 dicembre del 1985); poi nel 2000, forse sentendosi vicino alla pensione, la dottoressa Franch, anche lei cresciuta professionalmente con lui, che tanto ha fatto per me negli ultimi anni.

Lascia un vuoto, un vuoto professionale per i suoi colleghi e umano per chi vede grazie a lui.
Non ho conosciuto mio padre e ho scomposto questa figura nei suoi diversi ruoli (colui che cura, colui che insegna, colui che gioca, ecc) attribuendoli ad alcune delle più belle persone che ho incontrato nella vita. A lui il ruolo di curare e ringrazio il Cielo per quanto bene l’ha fatto.

Apprendo dai giornali che è morto dopo una lunga malattia. Il dispiacere per la scomparsa è mitigato dalla consapevolezza che dove si trova ora sta sicuramente meglio e non soffre più, nonché dalla certezza che il Signore gli darà merito per tutto ciò che ha fatto per noi nei suoi quasi 83 anni di vita.

Grazie dal profondo del cuore prof. Rama e una preghiera per lei e per i suoi cari.

Gabriele Favrin

16/11/2007

Occhio OK

E anche l’esame del campo visivo e’ ok :)

15/11/2007

Un piccolo esame

Domani per la prima volta da febbraio tornero’ nell’ospedale dove e’ cambiata la mia vita: devo fare l’esame del campo visivo (campimetria computerizzata, son paroloni ma nei fatti e’ simile a un videogioco nel quale bisogna premere un pulsante quando si vede una lucina).

L’esame in se’ non e’ preoccupante: lo faccio ogni 6 mesi da anni e domani non sara’ troppo diverso, anche se sono curioso di vedere come lo affrontero’ senza lo sdoppiamento (anche se e’ un po’ complicato: da vicino e senza occhiali ci sono dei residui, previsti e legati ad altre patologie dell’occhio).

Son passati 9 mesi. E’ cambiato cosi’ tanto da allora.
In 9 mesi nasce un figlio e in 9 mesi puo’ cambiare la vita. Rapporti personali, amicizie, esperienze, emozioni, scelte personali, errori, speranze, progetti, crisi di pessimismo seguite da riprese, rassegnazione seguita da entusiasmo. Ora sto lentamente riprendendo la strada dell'”ottimismo consapevole” e spero che rivedere quei luoghi mi aiuti ancor di piu’ a capire quanta strada ho fatto e quanto ho di cui essere grato.

Voi… domani alle 11 pensatemi :)

21/07/2007

5 mesi

5 mesi oggi e mi sorprendo di aver resistito per 17 anni con quegli occhi.

5 mesi e non c’e’ giorno che non mangi il mondo attorno a me con gli occhi.

5 mesi e non c’e’ un attimo che non le sia infinitamente grato.

5 mesi e non dimentico mai l’affetto e il sostegno avuto da tante persone in quei giorni di febbraio

5 mesi e ringrazio il Cielo.

GRAZIE

17/04/2007

It’s over! Missione compiuta

Ebbene si’: e’ FATTA!

Oggi ho avuto l’ultimo controllo post-operatorio.
La pressione e’ a posto (17 a sx, 15 a destra, meglio di cosi’ non si puo’) e sono stato rassicurato sul fatto che non c’e’ il pericolo che il foro ri riapra.

Mi ha detto che ha visitato la pagina che le ho dedicato e mi ha ringraziato tanto. La trova “esagerata” ma dall’espressione direi che le ha fatto piacere, anche se penso proprio che l’abbia resa ancora piu’ felice il racconto delle cose che riesco a fare ora. Ha capito che non mi ha solo tolto lo sdoppiamento, mi ha migliorato la vita.

Puff…
fatta…
Adesso fa uno strano effetto… adesso sembra di esser tornati da una passeggiata in collina…

Niente piu’ controlli (se non quelli semestrali per il campo visivo) e niente timori. E’ stata un’impresa, umanamente parlando, di cui non scordero’ mai lo svolgersi.

Entusiasmo, paure, timori, il sostegno di mia madre…
Gli amici: Ambra che mi azzannava se tentennavo, Martina col suo dono di disseminare serenita’ dove passa e la sua paura infondata di non esserci abbastanza, Nati con stellina-sappiamo-noi-cosa-vuol-dire (5/11-21/2, due su due!), Marco che pregava il suo amico in cielo perche’ potessi fare l’intervento, Maf che faceva lo stesso col nostro angelo, Denis che diceva una scemata ma a modo suo se ne scusava (ho apprezzato anche te sai?), Giorgia che tanto ha fatto per farmi sorridere e incoraggiarmi, Manuel che si emoziona a vedermi guardare senza mettere il dito sotto l’occhio, Giuseppe, Davide, FranZ, Rene’ e gli amici di PoohForFans, Oreste, poi don Danilo. gli amici in parrocchia che pregavano per me e che han fatto a gara per facilitarmi il percorso casa/ospedale/casa (Firmo arrivando qui anche alle 6 di mattina, a meta’ febbraio!).
E ce n’e’ tanta ancora di gente che non ho citato perche’ ora sono ubriaco di sole e di serenita’ e non so piu’ pensare ma che che anche queste persone mi hanno nel cuore, almeno un pochino (si’ parlo di te. e di te. e anche di te e… ;)

E poi le pesti…
che son piccini ma han fatto funzionare quella chat come un orologio svizzero anche in mia assenza e son venuti qua a leggersi i miei papiri…

E la dottoressa… ma dove la trovi una dottoressa che ti rassicura, che ti facilita’ le cose, che divora chi te le complica, che si batte per spianarti la strada,che ti da’ un appuntamento telefonico e uno in ospedale tutto per rassicurarti, che subito prima e subito dopo l’intervento e’ tutta preoccupata di rassicurare te e tua madre e ancora oggi s’e’ raccomandata perche’ la rassicurassi visto che la vede in apprensione per me e anzi lei stessa s’e ‘affacciata per dirle che “va tutto benone”?

Sono stato fortunato a trovare questo medico e sono fortunato a essere circondato da bellissime persone. Anche quelle che strozzerei, per una ragione o per l’altra, sono bellissime.

Grazie!

21/03/2007

Primavera in febbraio

21 febbraio 2007:
il primo giorno di primavera

La primavera per me e’ iniziata quel giorno. Chi legge il mio blog regolarmente sa di cosa parlo. Agli altri bastera’ cliccare sulla categoria “Occhi” o sulla pagina dedicata alla dottoressa Franch.

E’ passato un mese da quella settimana di emozioni e da quelle 24 ore che hanno cambiato la mia vita. Ora la vista e’ stabilizzata, la mente serena e sento di voler raccontare quel giorno, anche per fissarlo nella memoria e poterlo ricordare in futuro. Sara’ un racconto soggettivo legato a emozioni che non pretendo di far capire. Spero sia apprezzato. Per me e’ importante scriverlo.

La nebbia, all’alba

Ore sei e un quarto. Suona Firmo. Anche oggi e’ venuto a prendere me e mia madre. Ci accompagnera’ fino a Venezia risparmiandoci l’autobus che a causa della “semina del tram” impiega molto piu’ tempo a raggiungere piazzale Roma. E poi viaggiare nella confortevole auto di un amico e’ piu’ rilassante che farlo in piedi in un autobus carico di gente che va al lavoro. E’ la terza mattina che mi fa questo dono grande. Lunedi’ alle 10 e mezza mi ha accompagnato per l’incontro con la dottoressa, la scelta finale: farla o non farla, questa operazione. Superare le paure mie e quelle indotte da un’accoglienza non del tutto semplice. Martedi’ e’ venuto alle 8: alle 9 dovevo essere in ospedale per la visita dell’anestesista. Oggi arriva addirittura all’alba. E non e’ una persona di trent’anni. Ha una moglie, figli, nipoti e una vita piena. Gli sono grato, gli siamo tanto grati.

Il viaggio dura il giusto. L’aria e’ umida: di notte ha piovuto, le strade sono bagnate. Nebbia, lampioni e buio. Mestre dorme ancora. Io mi guardo attorno, divoro ogni immagine. Non so come mi sento. Sono carico, deciso, rassicurato dalla mia oculista. Emozionato dal confronto con i ricoveri del passato: ingresso il lunedi’. Esami per due o tre giorni, poi l’intervento, poi la convalescenza in ospedale, poi quella a casa. Oggi sara’ tutto diverso: mi sono svegliato nel mio letto. Ora sono nell’auto di un amico, esco, cammino. Fra poche ore saro’ in sala operatoria. Domani a casa.

Stare con Firmo mi fa pensare all’impegno in parrocchia e mi aiuta a portare la mente altrove. Mia madre lo capisce, lo vuole, e ci fa parlare. Della macchina per stampare, di Photoshop, degli strumenti della CS3, di progetti presenti e futuri…
Arriviamo a Piazzale Roma. Li c’e’ piu’ vita: luci al neon, autobus, pullman, gente che arriva. Mia madre esce dall’auto. Io resto un attimo con Firmo e mi raccomando con lui: se qualcosa dovesse andare storto sa che puo’ rivolgersi a Davide per portare avanti il sito. E’ una cosa scaramantica. In passato avevo piu’ paura, ora sono carico, ma desidero comunque sistemare tutte le cose. Nei giorni precedenti l’intervento ho “sistemato” molte altre questioni. Mi ascolta, convinto che non ce ne sara’ certo bisogno ma comprensivo verso la mia necessita’. Ci congediamo con un abbraccio.

Ore sei e 45, vaporetto e nebbia

Una parte di me ha sperato in questi giorni di incontrare Manuel che fa servizio sui vaporetti. Non e’ successo. Sapro’ poi che sta su tutt’altra linea. Un’altra parte di me e’ lieta di non vederlo: l’anima e’ in subbuglio e preferisco il silenzio, stare con me stesso guardarmi attorno, scrivere sms agli amici. Messaggi che fanno piu’ bene a me che a loro. Un’altra delle differenze rispetto alla mia infanzia di ricoveri: all’epoca i legami venivano recisi, adesso il vincolo, il “link” con gli amici resta fortissimo. Ho questo piccolo cellulare con me. Lo terro’ finche’ me lo faranno usare. Mi regala serenita’ poter contattare le persone a cui tengo.

All’ospedale

Siamo arrivati. L’ospedale di Venezia come sempre ci accoglie davanti al pontile. A guardare indietro si intravede la “rassicurante” sagoma dell’isola di San Michele, il cimitero cittadino. Che belle scelte logistiche hanno fatto i nostri avi! :)
Ormai sono carico, ma a mettere i piedi sulla passerella di legno un pensiero saetta nella mente: “torna indietro, prendi il vaporetto e corri a casa”. No. Voglio farla. Andiamo. Non dico una parola, e’ solo un pensiero.
Via spediti attraverso il labirinto di corridoi ormai familiari (e’ il terzo giorno di fila che veniamo qui). Si arriva in reparto. C’e’ tempo per rilassarsi: devo aspettare la visita. Arriva la dottoressa, mi vede, e’ gentile come sempre. Non c’e’ una volta che non si fermi a salutare e oggi e’ ancora piu’ calorosa. Visita col primario che stabilisce che devo fare un’ecografia all’occhio. Io chiedo se ci saranno ritardi per l’intervento. Beata ingenuita’ legata ai tempi passati. L’ecografia si fa sul posto in pochi istanti: una crema sull’occhio, una garza e un “aggeggio” che preme un po’. In un attimo il fondo del mio occhio e’ sul monitor del PC (quell’ospedale e’ PIENO di PC!) pronto per essere studiato e analizzato. E ora si entra in reparto…

C’e’ il bagno in camera!!!

Una delle cose che piu’ ricordo dei miei passati ricoveri sono le grandi stanze da sei letti e i bagni comuni, a volte anche un po’ lontani. Li temevo anche per questo, pur breve, ricovero. Tutt’altro.
Vengo accompagnato in una stanza a due letti che tutto sembra fuorche’ una camera d’ospedale. Anzi e’ identica alle stanze degli hotel. Bagno (con water, bidet, lavabo, carta igienica in abbondanza e luce, molta luce), i suddetti due letti, sedia comoda per familiare, armadi sufficientemente grandi. Non vi dico la mia gioia nel vedere quel bagno, nel pensare che potro’ andarci senza problemi, patemi d’animo o code. “I nuovi standard…” mi dice un’infermiera, sorpresa a sua volta del mio stupore. Le spiego che tanti anni fa era tutto diverso….
Chiedo se con garbo si puo’ usare il cellulare per chiamare casa o scrivere qualche messaggino agli amici. Con garbo si puo’, risponde gentile. Non c’e’ quasi campo, comunque.

Non c’e’ tempo per rimirare la stanza: e’ ora di prepararsi per l’intervento. E’ tutto veloce, piu’ di quanto sperassi. Bene, evito perfino l’attesa che mi chiamino!
I nuovi standard si fanno sentire anche qui: ci si spoglia NUDI, si indossano mutandine fornite dall’ospedale. Non coprono quasi niente e si sciolgono solo a toccarle… per fortuna sopra va un camicione identico a quello dei telefilm. Fatico per allacciarlo dietro e coprire bene cio’ che le mutande non coprono. Tutto inutile: dovro’ toglierlo a breve, mi dicono. Salgo sul letto per partire. Mi buttano addosso una coperta bella pesante. E’ una fortuna, sia per la mia intimita’ ;p sia perche’ se no la situazione sarebbe decisamente fredda. Velocemente percorriamo corridoi. “era molto che non vedevo il mondo in questa prospettiva…” dico scherzosamente all’infermiera e intanto penso a Natascia che invece e’ voluta andare con le sue gambe fino alla sala operatoria. Forse aveva meno strada da fare e poteva scegliere, penso poi. Io no e comunque e’ meglio cosi’ visto l’abbigliamento che indosso…

Ci siamo, si entra nel gruppo operatorio.

Come una bistecca dal macellaio

Nuova procedura che ignoravo: portano il mio lettino vicino a un “coso” di ferro e mi fanno capire che devo passare per di la, sollevandomi ma “stando attento alla testa se no ti fai male”. Sbonk! Inevitabile… ;)

Ecco, avete presente le bistecche in macelleria su quei ripiani d’acciaio? Mi sono sentito cosi’, ma forse il paragone piu’ adatto e’ con un pacco che viene portato all’ufficio postale e deve passare attraverso la porta di accesso e arrivare nelle mani degli operatori dietro ai vetri blindati (almeno da noi e’ cosi’). Tutto questo nel nome della massima igiene.
Sono dentro. Sala pre-operatoria. Accanto a me c’e’ quello che sara’ il mio vicino di letto in camera. Deve fare un trapianto di cornea.
Noto subito l’immancabile PC. Ho gia’ detto quanti ce ne sono in questo ospedale? Si’? OK, andiamo avanti :)
Fra la stanza dove sono e la sala vera e’ propria c’e’ una porta (anch’essa in ferro stile ripiani macelleria). E’ una porta scorrevole con una fotocellula molto sensibile. Si apre e si chiude continuamente e un po’ rumorosamente. Intravedo la OR (sala operatoria)…

L’attesa

Arriva la dottoressa, mi saluta, mi rassicura, dice che opereranno prima il mio vicino in quanto vuole essere certa che faccia effetto l’antibiotico che devo prendere prima di ogni intervento (anche solo dentistico) per evitare problemi che non vi sto a spiegare qui. Pensando che non l’avrei piu’ vista fino all’intervento le dico: “io ho solo quest’occhio, dunque le affido i miei sogni, il mio futuro, la mia vita”. Lei guarda il mio vicino e sorridendo gli dice : “lei ha entrambi gli occhi quindi non mi deve affidare niente ;)”. E’ speciale, l’ho gia’ detto tante volte.
Arriva il primario. Iniziano a lavarsi le mani (procedura lunga e delicata) e parlano. Parlano dei piani per l’ospedale e di tante altre cose. Non ho molto da fare quindi li ascolto.

Ciao, Gianluca!

Suona il telefono della pre-operatoria. Un’infermiera si avvicina: “primario, c’e’ il dottor Monterosso per lei”. Il medico prende il telefono e saluta molto affettuosamente Gianluca Monterosso. Parlano del suo futuro ora che si e’ laureato e si ripromettono di vedersi. Mi ha fatto veramente tanto piacere assistere a questa chiamata e adesso vi spiego perche’.

Gianluca Monterosso e’ il figlio del dottor Roberto Monterosso, un medico molto famoso che era esperto in microchirurgia e che il 19 aprile 1985 mi pratico’ un lungo e delicato intervento di “cerchiaggio retinico” per salvarmi la retina dell’occhio sinistro. Pochi mesi dopo, il 26 dicembre, mori’ in un incidente d’auto causato da un pirata della strada,. Nell’incidente restarono feriti i due figli. Il piccolo, di 5 anni, leggermente, e il piu’ grande, Gianluca che aveva 11 anni, fini’ in coma. Ecco… a me questa vicenda colpi’, sia per la morte di un oculista che per me era stato importante (partecipai anche ai suoi funerali a Carpenedo e furono molto toccanti) sia per il pensiero di quel bimbo, ferito cosi’ gravemente e che al suo risveglio avrebbe scoperto di aver perso il padre. Non ho saputo quasi piu’ niente di lui fino a oggi e ora scoprire che nonostante le sofferenze ce l’ha fatta ed e’ anche diventato medico oculista, come il padre, mi ha dato una grande gioia. Buona vita Gianluca!

Ancora attesa

Iniziano l’intervento del mio vicino. La stanza operatoria si fa buia. Non posso vedere dov’e’ la luce ma sento voci. Parano tranquillamente e lavorano. Non e’ diverso dalla TV, ma niente musica, qui parlano. Penso serva a tenere la mente concentrata e a non lasciare che i pensieri solitari la distraggano.

Intanto arriva da me l’anestesista, gioca alla caccia al tesoro con le mie vene e mi mette un piccolo catatere sul lato superiore del polso. Non fa troppo male e posso muovere la mano. Iniziamo con una flebo. Sono ancora lucido e penso…
Penso e guardo il neon sopra di me. Lo vedo sdoppiato ma so che manca poco…
Per un attimo realizzo: “sto per essere operato” ma la paura passa subito. I timori, i dubbi, i pensieri legati all’idea di affidare la mia vita ad altri non mi toccano e nemmeno il ricordo del lungo articolo sulle anestesie riesce a turbarmi.
Mi sento tranquillo. Sara’ la flebo che inizia a fare effetto? Adesso a distanza di un mese capisco che in quel momento non avevo con me solo i pensieri degli amici e di mia madre ma anche Dio. Lo sento, era lui la fonte della mia serenita’ profonda.

Questo ragazzo tossisce troppo

Tosse. Vengo da una bronchite. L’anestesista che mi ha visitato ieri ha detto che non c’e’ problema. Quella che mi seguira’ durante l’intervento non e’ della stessa idea: “questo ragazzo tossisce troppo”. La ringrazio del “ragazzo”.
Dice che forse sarebbe stato meglio rimandare l’intervento di una settimana vista che l’intubazione non potra’ che peggiorare le cose.
Ma ormai sono li…

Arrivano altre persone che dovranno essere operate dopo di me o che sono gia’ state operate, non capisco (dal letto non avevo una buona visuale). Parlano, hanno freddo. Le capisco ma tutto sommato non posso lamentarmi. Stando fermo sto bene.

Let’s go

E’ il momento. L’intervento del mio vicino e’ finito (mezzora per un trapianto, fantastico!), tocca a me. Il mio letto viene gentilmente spinto dentro la sala operatoria. Avete presente quelle dei telefilm con tutti i monitor? Ecco. “Avete piu’ monitor di me!” dico. Sorridono. Agilmente (…) raggiungo il lettino. Che bello, non e’ duro come lo ricordavo e c’e’ un poggia-braccia a sinistra e uno a destra. Non sto scomodo. Penso che mi faranno contare e invece…

Risveglio

Sento delle voci forti. Rimbombano. Echi di voci lontane. “Ma come? Ho letto che non si sogna durante l’anestesia”. Pensieri che si fanno parole confuse “…ho sognato durante l’anestesia…”. Apro gli occhi. Vista annebbiata da sequenza cinematografica del risveglio. “sei stato operato” qualcuno mi dice.

Ora, forse deludero’ tutti, forse dovrei raccontarvi di gioia e visione perfetta, ma qua succede una di quelle cose che solo in una sala operatoria possono capitare e che sono legate a come il nostro cervello reagisce a certe situazioni, all’abbassamento totale delle difese e delle barriere.

Le mie prime parole, signori e signore, sono state in risposta a uno stimolo molto preciso e quindi ho detto, un po’ allarmato, “ho la cacca!”. Corri corri generale alla ricerca di un telo. In realta’ e’ stata solo una sensazione. Per tutta la giornata avrei poi fatto solo grandi pipi’ (anestesia e flebo da smaltire) riempiendo per quattro o cinque volte un pappagallo, prima che alla sera mi permettessero di alzarmi. Beh, sappiate che in un giorno ho perso 5 kg! :)

Ehm, ehm… torniamo a cose piu’ importanti? ;)
Mi riportano nella pre-operatoria. Guardo subito il neon. Non e’ piu’ sdoppiato. E’ andata. Sensazione inimmaginabile ed emozionante. Serenita’, sicurezza, sollievo dopo tanti anni di sofferenza e settimane di timori circa questo intervento.

Cerchi di non tossire!

Tosse.
Tanta tosse.
Attacco forte di tosse.

L’anestesista mi intima di non tossire perche’ rischio di alzare la pressione dell’occhio. Poi capisce che mi e’ un po’ difficile ottemperare alla sua richiesta, prende “non-so-cosa-ma-vorrei-averlo” e me lo spruzza dritto in gola. Lo sento arrivare fino alle parti piu’ irritate. Sollievo… anche perche’ da allora e per 24 ore non avrei piu’ fatto un SOLO colpo di tosse (e che era? Gas paralizzante?! ;). Segue mascherina d’ossigeno che Nati dice porta la secchezza delle labbra (vero) ma che, ecco, mi ha dato una sensazione assai piacevole ragazzi :)

Passa il tempo, non so esattamente quanto perche’ non sono del tutto lucido. Inizio a esserlo progressivamente. Mi danno un po’ fastidio i due signori al di la’ del separe’ che chiacchierano come fossero in coda alle poste ma capisco che ognuno affronta a proprio modo il pre e il post operatorio e mi concentro sulle loro parole per portare via la mente e far passare il tempo. A un certo punto decidono di riportarmi in stanza. Si ripassa attraverso il passaggio di cui ho accennato prima. Altra sbattuta di zucca e questa volta l’elastico delle mie mutande ospedaliere, ormai quasi dissolte, si muove in un modo da portarmi un dolore fortissimo (amplificato dalla fase post anestetica). Un’infermiera si scusa e aggiunge che ho gambe molto sexy. Non ricordo il suo viso ma la ringrazio tuttora :)))

Il resto e’ un volo. La mia percezione del tempo e’ un po’ distorta, in quattro e quatro-otto sono al piano. Osservo i neon sul soffitto. Non c’e’ piu’ lo sdoppiamento. Dio, che bello!
Sento la voce di mia madre: “e’ sveglio?”. Le rispondo io e le dico che non ho piu’ lo sdoppiamento. Piu’ tardi mi raccontera’ che a quella notizia e’ rimasta un attimo fuori dalla stanza e ha pianto di commozione. Anch’io sono andato vicino piu’ volte al pianto.

Grazie, grazie, grazie per sempre!

Eccomi in stanza. Qui passero’ un pomeriggio a fare pipi’ nel pappagallo, a dormicchiare e a scrivere di nascosto messaggini agli amici. Non subito. Ora devo riposare. Mia madre resta un po’ con me e quando e’ sicura che va tutto bene va a prendere un caffe’ e poi fuori all’aperto a chiamare don Danilo e Natascia per diffondere la bella notizia.

Arriva la dottoressa a vedere me e il mio vicino. Sono passate ore dall’intervento, siamo nel primo pomeriggio inoltrato. Ha lavorato ore e ore eppure prima di andare vuole vederci. Spiega a lui cosa ha fatto per assicurare la riuscita dell’intervento e poi viene da me. Le dico che ha fatto un miracolo, che ha tolto tutto lo sdoppiamento, che la cosa e’ andata meglio di quanto anche lei immaginasse! Si emoziona ed e’ felice. Un medico cosi’ partecipe della gioia dei propri pazienti e’ raro da trovare.

Un brivido di sera

E’ sera. A meta’ pomeriggio mia madre e’ andata a casa. L’ho rassicurata io. Sto bene, non serve che stia tutta la notte e poi possiamo sentirci via cellulare (che miracolo… w chi li ha inventati!). Mi dicono che posso alzarmi per andare in bagno se ne ho bisogno. Apro gli occhi. Paura. Attorno alle luci vedo enormi aloni. Per un attimo temo che d’ora in poi la mia vista notturna sara’ cosi’. “ho guadagnato di giorno ma perso di notte”. Chiamo un’infermiera e spiego la situazione. Mi accompagnano (a braccetto, con delicatezza, il passo e’ incerto e la vista non aiuta) dalla dottoressa di turno. Chiedo se sa cosa ho subito al mattino. Certo, risponde. Sono decisamente ben organizzati. Mi visita. L’occhio sta bene e la pressione e’ perfetta. Mi prescrive un collirio cortisonico e la bendatura notturna. Chiedo se questo problema puo’ pregiudicare la mia dimissione il giorno dopo ma dice di no.

Un’infermiera si premura di spiegarmi come fare la pipi’ nel pappagallo senza vederci (non e’ difficile, devi solo infilare il pis…. li, nel pappagallo, lo senti col tatto). Non e’ giovane e neanche vecchia, era la tipica infermiera di una certa eta’ che ne vede tante e rassicura i pazienti con un po’ di ironia. Per mia fortuna notte tempo la benda si e’ staccata quel tanto da permettermi di andare al bagno guardando con la coda dell’occhio :)

Fame!

La notte passa tranquilla. Qualche parola col mio vicino, persona simpatica e avanti con gli anni, arrivato al terzo trapianto di cornea. Ridiamo sul trasporto “da bistecca”: anche se e’ stato operato pochi anni fa a Vicenza non aveva mai subito quella cosa. Parliamo delle nostre povere schiene: il tavolo operatorio non era duro ma i letti su cui ci troviamo lo sono e siamo a pezzi! Difficile dormire, anche a causa dei morsi della fame. La sera prima non ci hanno dato niente (“lo vomitereste”).

Arriva il mattino. L’alba. Vedo un po’ meglio della sera precedente e la cosa mi rassicura. Il tempo ora e’ lento: la fame e i dolori di schiena si fanno sentire. Scrivo a qualche amico, do’ una dritta al vicino su come avere piu’ campo. Arrivano gli infermieri e mi fanno togliere la benda (quasi completamente staccatasi, comunque). Fra poco la visita ma prima… caffelatte e croissant! I piu’ buoni di sempre! Sara’ stata la fame? Sara’ che non mangiavo da 36 ore? ;)

Visita. Pressione a posto. La dottoressa di turno mi prescrive la cura e mi dice di andare direttamente nello studio della dottoressa Franch per il controllo la settimana successiva. Il tempo di togliere il catere dal polso (e’ stato lasciato da ieri per sicurezza in caso di altre flebo) e potro’ uscire. L’infermiere che deve togliermelo, appreso che mi intendo di PC, mi chiede consiglio su che antivirus usare. Parliamo di quello (mi spiace Symantec, avete un cliente in meno, l’ho fatto passare ad AVG), di siti, di mestre.semplice, della parrocchia… e viene fuori che lui e’ un parrocchiano della chiesa dove stava prima l’attuale vicario di Carpenedo. don Marco. Mi chiede di salutarglielo.

Dimesso

Nel frattempo e’ arrivata mia madre. Ringrazia proprio quell’infermiere, che durante il mio intervento si era premurato di farle avere notizie dalla sala operatoria (l’intervento e’ stato breve ma l’attesa lunga) e andiamo.

Il mondo e’ diverso, e’ bello.
E’ piu’ buio perche’ il cervello deve abituarsi alla luce che etra in modo diverso e a causa dei colliri che scombussolano la vista. Mi ci abituero’ e tutto tornera’ giusto e normale. Mi guardo attorno. E’ tutto meraviglioso.
A Piazzale Roma ci aspetta Mario Carraro (Firmo non e’ potuto venire a causa delle targhe alterne) che ci accompagna fino a casa.

Sentendolo parlare mi nasce l’idea per una nuova cosa da fare in parrocchia.
Si ricomincia a vivere.

E’ il mattino di un nuovo giorno. Vedo poco come sempre ma e’ il “mio” poco, senza piu’ lo sdoppiamento dovuto a quell’iridectomia “troppo ampia” di settembre 1989.

22 febbraio 2007:
il secondo giorno di primavera

Grazie per sempre, dottoressa Franch e grazie a tutte le persone che mi sono state vicine e hanno condiviso le mie emozioni in quei giorni, in quelli precedenti e poi in quelli successivi.

13/03/2007

Aggiornamenti sull’occhio (direttamente da “lui”!)

Carissimi,
permettetemi di presentarmi: sono l’occhio destro del proprietario di questo blog e visto che da mesi e mesi Gabriele non fa che parlare di me… ho pensato di postare in prima persona!

Oggi siamo (io e lui) andati dalla nostra oculista preferita (un altro link per Google non fa male, sono il primo occhio esperto di SEO! ;p) ) perche’ da un po’ avevo qualche fastidietto e lui, benedetto Gabriele, era preoccupato.

Lei mi ha guardato e squadrato per bene e ha pensato che fosse il caso di togliere il punto che aveva lasciato all’atto dell’intervento. Bhe, che ci crediate o no ha dovuto ripetere 3000 volte a quel tontolone di Gabriele di stare tranquillo che non rischiava nulla circa lo sdoppiamento perche’ il punto non era quello dell’iridectomia ma quello da cui era “entrata” (cose mediche su cui e’ meglio non soffermarsi ;) ). IO invece ero tranquillo. lo sono stato meno quando a causa del nistagmo mi sono mosso e ho sentito un pizzico ma tanto abbiamo dato la colpa a Gabriele ;p

E’ proprio vero cari amici: ogni giorno porta la sua pena e io anche oggi ho avuto la mia avventura. Adesso quindi faro’ un riposino (e costringero’ Gabriele a farlo: non stupitevi se non lo vedete per qualche ora!).

Prima di andare pero’ voglio dire GRAZIE GRAZIE e ancora GRAZIE alla dottoressa Franch perche’ mi ha ridato la vita, perche’ ogni giorno vedo meglio, perche’ terminati gli effetti dei colliri post-operatori la vista migliora costantemente, sono perfino spariti i disturbi nel passaggio buio/luce!

PS: tutti questi ringraziamenti sbrodolosi perche’ so che presto la dottoressa ripassera’ dalle parti di questo blog ;-)

03/03/2007

Grazie per sempre, dottoressa Antonella Franch

E’ la prima volta, da quando sono tornato a vivere, che faccio cosi’ tardi. Prima Sanremo poi la voglia di creare una cosa che mi ripromettevo di fare da un paio di giorni…

Ed eccolo qui, il mio ringraziamento destinato a durare nel tempo per la mia oculista, la dottoressa Antonella Franch.

Chi segue il mio blog sa gia’ perche’ provo tanta gratitudine, agli altri consiglio un click e di leggere…

27/02/2007

Va benone!

La prima visita di controllo e’ andata benissimo: l’occhio sta bene e la pressione e’ perfetta (14!)!

Colliri ridotti a due volte al giorno per una settimana, poi basta, restano solo i consueti contro il glaucoma come sempre. Prossimo controllo fra un mese. Direi che e’ tutto piu’ che OK!

Le reazioni della pupilla sono normali ed e’ solo questione di abituarcisi (ma credo e spero che come ha imparato a lavorare quando avevo 8 mesi reimparera’ ora, del resto ogni giorno va un po’ meglio) e la macchiolina probabilmente c’era anche prima ma non la vedevo a causa dello sdoppiamento.

I risultati dell’intervento sono superiori anche alle aspettative della dottoressa, che fra l’altro e’ stata tanto felice del piccolo omaggio che le ho fatto :)

Di medici ne ho conosciuti tanti nella vita.
Di medici che oltre alla professionalita’ mettono il cuore nel loro mestiere ce n’e’ pochi. Io ne ho trovata una e mi ha cambiato la vita da cosi’ a cosi’. E ora cerchero’ di usare al meglio quel che ho, per me per far del bene agli altri.

A chi mi legge, magari per caso, voglio dire una cosa: affacciati alla finestra e guardati attorno. Vedi bene? Hai un grande dono. Non sprecarlo!

25/02/2007

Come sto oggi

Credo di essere una delle persone piu’ felici al mondo in questi giorni.

Man mano che passa il tempo e che l’occhio si riprende dal trauma dell’intervento, sto riscoprendo il mondo attorno a me.

Intendiamoci: non e’ tutto rose e fiori. Per diciassette anni (quasi 18) nel mio occhio destro e’ entrato il doppio della luce. Ricordo che all’inizio mi dava veramente fastidio, poi, per forza, mi ci sono abituato. Ora non solo devo abituarmi alla quantita’ di luce corretta ma la mia pupilla, che non e’ mai stata propensa a dilatarsi come dovrebbe (facendo ammattire i medici che dovevano visitarmi) adesso e’ seriamente in difficolta’: al buio vedo poco e alla luce sono abbagliato… e impiego un sacco di tempo per adattarmi agli ambienti. Il PC poi e’ un’avventura: posso usarlo (mi e’ stato detto espressamente) ma gli sfondi chiari sono un pugno nell’occhio. In piu’ c’e’ una macchiolina che galleggia gioiosa davanti alla mia pupilla. Puo’ essere il punto messo per sicurezza (e che la dottoressa dice che si puo’ anche togliere) o del liquido che poi si riassorbira’. Vedremo e sapremo, ora e’ presto per dirlo…

Pero’ sapete cosa c’e’?
Posso uscire con gli “occhiali da vicino” e non perdo il prezioso, indispensabile, ingrandimento!
Posso guardarmi attorno e vedere gli oggetti ben definiti, senza immagini sdoppiate attorno!

Vedo le cose piu’ definite e piu’ grandi, davvero piu’ grandi!

Ci vorra’ del tempo per vedere bene, perche’ l’occhio sia a suo agio, vuoi per il trauma subito (in fondo e’ domenica pomeriggio e 4 giorni fa ero in sala operatoria), vuoi perche’ di fatto l’occhio ha bisogno di una riabilitazione… non so come avverra’, se tramite esercizi, con farmaci o semplicemente lasciando fare al tempo. So pero’ che da quando mi sforzo di ascoltare il consiglio di un amico mi trovo meglio: “non solo l’occhio ma anche la tua TESTA deve capire che la luce e’ diversa”. All’inizio vedevo diversamente e istintivamente “tendevo” l’occhio per percepire la luce come prima, ora lo lascio rilassato. So che e’ una fase di transizione e attendo serenamente di rivedere la mia dottoressa martedi’. Mi indichera’ il da farsi. Per ora proseguo il bagno di colliri (8, 16, 00, piu’ i soliti contro il glaucoma alle 10 e alle 22).

Ricordo in ospedale che un’infermiera ha detto “non riesco neanche a immaginare”, riferendosi alla mia gioia per vedere bene dopo tanti anni. Il mio medico di famiglia, poi, dice che ho un carattere forte per aver sopportato un disturbo che puo’ portare alla nevrastenia. E’ vero, e’ stata dura, ed e’ altrettanto vero che i miei sentimenti ora vanno oltre la gioia del momento. Mi sento BENE DENTRO. Ho voglia di costruire, di usare al meglio cio’ che ho, di fare di piu’, di migliorare i rapporti, di superare torti miei e altrui e vecchi atriti, di mettere da parte l’orgoglio se serve (vedasi con Lisa ieri, per chi c’era).

Avevo per la testa un articolo per La Girandola. L’ho scritto ieri in mezzo pomeriggio quando da anni non riuscivo neppure a pianificarne uno!

Spero che tutto questo duri, spero che la gioia che ho nel cuore si mantenga e soprattutto di saper sempre testimoniare a tutti quanto e’ importante vederci, quanto sono importanti cose che noi magari abbiamo e diamo per scontate per una vita, finche’ una malattia, un incidente, il fato o un errore non ce le tolgono…

Dobbiamo avere cura di noi stessi, del nostro corpo E del nostro spirito, perche’ la salute dell’uno e’ legata alla salute dell’altro. Siamo fragili e dobbiamo volerci bene e voler bene al prossimo ed e’ importante avere la fortuna di trovare persone che vivono, lavorano, per fare del bene, prima che per tutto il resto.

22/02/2007

GRAZIE

Grazie INFINITE e PER SEMPRE alla dottoressa Antonella Franch che ha eliminato totalmente il mio sdoppiamento visivo che per altri era incurabile

Grazie agli altri medici e infermieri del reparto oculistico dell’Ospedale di Venezia.

Grazie a mia madre.

Grazie a Firmo Arcangeli che mi ha accompagnato a Venezia in auto tutte queste mattine e grazie a Mario Carraro che mi e’ venuto a prendere stamattina. Mi hanno risparmiato lo stress (mentale e poi fisico) di tram sobbalzanti.

Grazie ai miei meravigliosi amici che non mi hanno mai fatto mancare il loro sostegno e affetto a voce, via messaggini e nel blog che con le loro parole hanno reso dolcissimo.

Grazie agli angioletti che hanno commentato qui.

Sto bene. L’intervento e’ riuscito perfettamente!

Mi hanno detto che posso gia’ usare il PC ma per ora preferisco riposare molto, anche perche’ comunque l’occhio ha bisogno di quiete. Mi faro’ vivo piu’ tardi un pochino :)

VI VOGLIO BENE.
Grazie a tutti per tutto.

20/02/2007

Come sta Gabriele

Ho creato questo blog speciale dove un po’ di persone serie e responsabili mostri potranno dare notizie sul sottoscritto durante la mia assenza :)

(sembra stia partendo per la luna, lo so, ma a far cosi’ mi sento meglio :)

Perche’ Splinder? Perche’ si fa molto prima :)

Quindi: per tutte le notizie leggete li. O direttamente o tramite familiari, chi puo’ postare in quel blog avra’ notizie di me e le dara’ :)

Fra 24 ore…

Fra 24 ore a quest’ora ci vedro’.
Meglio? Come ora?

Non lo so. Tutto fa pensare che domattina mi svegliero’ dalla breve anestesia e ci vedro’ meglio ma vuoi per scaramanzia vuoi perche’ non voglio farmi illusioni, tengo l’anima in sospeso. Niente emozione, niente paura. Sono in sospeso, appunto. Forse anche perche’ e’ la prima volta (da che sono cosciente) che faccio un intervento per migliorare e non per conservare e non ci sono abituato.

Sono stati 17, quasi 18, anni lunghissimi in cui ho dovuto adattarmi a vedere meno di quel poco che vedevo dalla nascita. Meno e peggio. Ma domani ci vedro’. E mi fido completamente della mia dottoressa.

Forse alla fine l’operazione e la breve degenza saranno meno intense del grandissimo stress emotivo che mi ha accompagnato in questi mesi. Stress legato piu’ ai ricordi di un’infanzia di ricoveri, che credevo di aver accantonato ma che invece covava nel mio cuore pronta a sconvolgermi, che all’effettiva intensita’ di cio’ che mi aspetta.

Qualche timore? Eh si’, a causa dei troppi telefilm! Poi pero’ penso che in pochi mesi Nati ha fatto la sua mega operazione, Gianni una piu’ piccina (ma sempre piu’ grossa della mia), Maria (la sorellina di Marco) pure. Ed erano tutte ben piu’ lunghe e delicate. Questa andra’ bene. Lo dice pure Sao, nel suo modo di rassicurare e rassicurarsi: “so che andra’ bene”. E se no chi ti commenta? ;)

Nati, Martina, Lorenza, Ambra, Sao, Lisa, Marco e i suoi, Antonio, Denis, Giorgia, Krizia, Veronica, Vanessa, Ilaria, Firmo, Gianni, Franco, Nicolo’, Manuel, Davide, Oreste, Fabio, Alen, le pesti (quelle che sanno, non ho voluto farli preoccupare), Tiziano, Nicola, Francesco, Angelica, Marcello, don Danilo, Gigi, Rene’ e tutti gli impareggiabili amici di PoohforFans (certo che pensero’ all’allegria del nostro forum anche perche’ nel lettore mp3 porto molte cover e bootleg fatti da voi!) e poi… e poi potrei andare avanti con tanti tantissimi nomi… di persone che conosco, vicine, amiche… di persone che non ci sono piu’ ma che ho sentito vicine in tanti momenti (Chiara stai con me anche domani, te ne prego)…

Io vi sento vicini.. mi avete dimostrato in ogni modo di esserlo e anche questo rende diverso questo ricovero da quelli del mio passato. Resta un legame forte. Tanti amici mi penseranno e pregheranno per me. Vi sento vicini… e trovero’ il modo di farvi sapere che e’ andato tutto bene! I cellulari sono vietati ma, chissa’ :) Avevo pensato di postare dal cellulare o di creare una pagina da cui inserire messaggi o di… ma non complichiamoci la vita, dai! O direttamente o tramite mia madre contattero’ alcune persone che vi raggiungeranno tutti :)

Sapete perche’ ho deciso di fare questo intervento nonostante tutto lo stress ed i timori che mi ha portato? Perche’ a dicembre nel post “La strada” ho scritto cose che sentivo davvero… ma per raggiungere gli obiettivi a volte serve impegno. L’impegno di sfidare i propri fantasmi, in questo caso.

Quindi, come ho scritto ieri, mi tuffo. Mi tuffo per ritrovare autonomia, per riavere quel po’ di vista che avevo, per poter realizzare nuovi sogni, per vivere meglio e poter fare e dare di piu’ agli altri. Anche se ho fifa. Anche se ho paura che giovedi’ mi dicano che vogliono tenermi ancora (la dottoressa ha detto di no, e cmq in un modo o nell’altro io giovedi’ esco :). E’ successo nel ’90. Ma e’ solo un incubo del passato. Fin qui e’ andato tutto bene e la dottoressa mi ha facilitato in ogni modo. Voglio credere questo. Andra’ tutto bene.

19/02/2007

Un tuffo verso il futuro

Chiarita la questione dell’intera giornata extra di ricovero (non mi soffermo sull’argomento, ma diciamo che ho “avuto giustizia” ;) )…

Chiarita la questione rischi: non solo non dovrebbero essercene (la dottoressa e’ fermamente convinta che quella seconda iridectomia, in quel punto, non fosse necessaria e fosse sicuramente troppo ampia – ma si parla di 17 anni fa, altri tempi pare…) ma se anche ci fossero complicazioni la cosa e’ totalmente reversibile col laser senza bisogno di un altro intervento.

Quindi…
Quindi mi tuffo. Lei mi da fiducia, io negli ultimi giorni e soprattutto oggi ho trovato molta serenita’ interiore grazie a pratiche di rilassamento e separazione fra ricordi del passato e paure del presente.

Si’, mi tuffo.
Domattina visita dall’anestesista (che lei si premurera’ di far avvenire presto, cosi’ cade totalmente quell’assurdita’ di restare un intero giorno li dopo aver gia’ fatto la pre-visita) e mercoledi’ mattina l’intervento.

Un amico della parrocchia che si e’ offerto di accompagnarmi in auto fino a piazzale Roma. Lo ha gia’ fatto oggi e ha reso rilassante e rasserenante l’andata e lo fara’ nei prossimi giorni. E sara’ sempre lui che mi verra’ a prendere giovedi’ quando tornero’ a casa.

Per adesso… fino a martedi’ sera saro’ a casa… che differenza rispetto a quando mi ricoveravo da piccolo…

P E N S A T E M I :)

E… grazie alle persone meravigliose da cui sono circondato!

PS: ecco dove si va ;)