Non abbandoniamo la famiglia Durante dispersa dopo un incidente aereo in Venezuela!

20/02/2007

Come sta Gabriele

Ho creato questo blog speciale dove un po’ di persone serie e responsabili mostri potranno dare notizie sul sottoscritto durante la mia assenza :)

(sembra stia partendo per la luna, lo so, ma a far cosi’ mi sento meglio :)

Perche’ Splinder? Perche’ si fa molto prima :)

Quindi: per tutte le notizie leggete li. O direttamente o tramite familiari, chi puo’ postare in quel blog avra’ notizie di me e le dara’ :)

Fra 24 ore…

Fra 24 ore a quest’ora ci vedro’.
Meglio? Come ora?

Non lo so. Tutto fa pensare che domattina mi svegliero’ dalla breve anestesia e ci vedro’ meglio ma vuoi per scaramanzia vuoi perche’ non voglio farmi illusioni, tengo l’anima in sospeso. Niente emozione, niente paura. Sono in sospeso, appunto. Forse anche perche’ e’ la prima volta (da che sono cosciente) che faccio un intervento per migliorare e non per conservare e non ci sono abituato.

Sono stati 17, quasi 18, anni lunghissimi in cui ho dovuto adattarmi a vedere meno di quel poco che vedevo dalla nascita. Meno e peggio. Ma domani ci vedro’. E mi fido completamente della mia dottoressa.

Forse alla fine l’operazione e la breve degenza saranno meno intense del grandissimo stress emotivo che mi ha accompagnato in questi mesi. Stress legato piu’ ai ricordi di un’infanzia di ricoveri, che credevo di aver accantonato ma che invece covava nel mio cuore pronta a sconvolgermi, che all’effettiva intensita’ di cio’ che mi aspetta.

Qualche timore? Eh si’, a causa dei troppi telefilm! Poi pero’ penso che in pochi mesi Nati ha fatto la sua mega operazione, Gianni una piu’ piccina (ma sempre piu’ grossa della mia), Maria (la sorellina di Marco) pure. Ed erano tutte ben piu’ lunghe e delicate. Questa andra’ bene. Lo dice pure Sao, nel suo modo di rassicurare e rassicurarsi: “so che andra’ bene”. E se no chi ti commenta? ;)

Nati, Martina, Lorenza, Ambra, Sao, Lisa, Marco e i suoi, Antonio, Denis, Giorgia, Krizia, Veronica, Vanessa, Ilaria, Firmo, Gianni, Franco, Nicolo’, Manuel, Davide, Oreste, Fabio, Alen, le pesti (quelle che sanno, non ho voluto farli preoccupare), Tiziano, Nicola, Francesco, Angelica, Marcello, don Danilo, Gigi, Rene’ e tutti gli impareggiabili amici di PoohforFans (certo che pensero’ all’allegria del nostro forum anche perche’ nel lettore mp3 porto molte cover e bootleg fatti da voi!) e poi… e poi potrei andare avanti con tanti tantissimi nomi… di persone che conosco, vicine, amiche… di persone che non ci sono piu’ ma che ho sentito vicine in tanti momenti (Chiara stai con me anche domani, te ne prego)…

Io vi sento vicini.. mi avete dimostrato in ogni modo di esserlo e anche questo rende diverso questo ricovero da quelli del mio passato. Resta un legame forte. Tanti amici mi penseranno e pregheranno per me. Vi sento vicini… e trovero’ il modo di farvi sapere che e’ andato tutto bene! I cellulari sono vietati ma, chissa’ :) Avevo pensato di postare dal cellulare o di creare una pagina da cui inserire messaggi o di… ma non complichiamoci la vita, dai! O direttamente o tramite mia madre contattero’ alcune persone che vi raggiungeranno tutti :)

Sapete perche’ ho deciso di fare questo intervento nonostante tutto lo stress ed i timori che mi ha portato? Perche’ a dicembre nel post “La strada” ho scritto cose che sentivo davvero… ma per raggiungere gli obiettivi a volte serve impegno. L’impegno di sfidare i propri fantasmi, in questo caso.

Quindi, come ho scritto ieri, mi tuffo. Mi tuffo per ritrovare autonomia, per riavere quel po’ di vista che avevo, per poter realizzare nuovi sogni, per vivere meglio e poter fare e dare di piu’ agli altri. Anche se ho fifa. Anche se ho paura che giovedi’ mi dicano che vogliono tenermi ancora (la dottoressa ha detto di no, e cmq in un modo o nell’altro io giovedi’ esco :). E’ successo nel ‘90. Ma e’ solo un incubo del passato. Fin qui e’ andato tutto bene e la dottoressa mi ha facilitato in ogni modo. Voglio credere questo. Andra’ tutto bene.

19/02/2007

Un tuffo verso il futuro

Chiarita la questione dell’intera giornata extra di ricovero (non mi soffermo sull’argomento, ma diciamo che ho “avuto giustizia” ;) )…

Chiarita la questione rischi: non solo non dovrebbero essercene (la dottoressa e’ fermamente convinta che quella seconda iridectomia, in quel punto, non fosse necessaria e fosse sicuramente troppo ampia - ma si parla di 17 anni fa, altri tempi pare…) ma se anche ci fossero complicazioni la cosa e’ totalmente reversibile col laser senza bisogno di un altro intervento.

Quindi…
Quindi mi tuffo. Lei mi da fiducia, io negli ultimi giorni e soprattutto oggi ho trovato molta serenita’ interiore grazie a pratiche di rilassamento e separazione fra ricordi del passato e paure del presente.

Si’, mi tuffo.
Domattina visita dall’anestesista (che lei si premurera’ di far avvenire presto, cosi’ cade totalmente quell’assurdita’ di restare un intero giorno li dopo aver gia’ fatto la pre-visita) e mercoledi’ mattina l’intervento.

Un amico della parrocchia che si e’ offerto di accompagnarmi in auto fino a piazzale Roma. Lo ha gia’ fatto oggi e ha reso rilassante e rasserenante l’andata e lo fara’ nei prossimi giorni. E sara’ sempre lui che mi verra’ a prendere giovedi’ quando tornero’ a casa.

Per adesso… fino a martedi’ sera saro’ a casa… che differenza rispetto a quando mi ricoveravo da piccolo…

P E N S A T E M I :)

E… grazie alle persone meravigliose da cui sono circondato!

PS: ecco dove si va ;)

18/02/2007

Il giorno delle scelte

Avrei preferito che non arrivasse mai e restare sospeso in questa bolla di bronchite, ma il giorno infine e’ giunto e domani dovro’ scegliere. Speriamo in bene.

Chiedero’ le rassicurazioni del caso. Chiedero’ che venga eliminato quell’inutile giorno di degenza extra, ma se avro’ tutto poi dovro’ decidere. E non sono del tutto sereno: la posta in gioco e’ grande e i ricordi pesano piu’ di quanto io debba realmente affrontare.

13/02/2007

Una porta ancora aperta

Ieri sono stato informato che l’eventuale ricovero era stato spostato di 7 giorni. Anche non l’avessero spostato, con la bronchite che ho era fuori discussione un intervento. Comunque meglio cosi’, meno complicazioni ;)

Ho preso un appuntamento telefonico con la dottoressa per raccontarle sia delle mie paure sia di quanto e’ successo giovedi’ in reparto. E’ stata molto tranquillizzante su entrambi i punti e mi ha proposto di lasciar passare questa settimana e incontrarci lunedi’. Parleremo con calma di tutto, ben sapendo che si puo’ rinviare (nota: rinviare, la porta resta aperta, se lo desidero) e che non c’e’ nessun obbligo.

Non so come mi sento: negli ultimi giorni sono stato meglio, perche’ in fondo… nonostante tutte le rassicurazioni io per 2 mesi ho vissuto con la paura di perdere il mio unico occhio. Era forse una paura irrazionale ma c’era e non potevo neppure esprimerla piu’ di tanto per non spaventare tutte le persone che io per primo cercavo di tranquillizzare.

Pensare che la porta fosse chiusa a causa del comportamento dell’ospedale ha fatto rasserenare, pero’ convivevo col rimorso per aver intravisto la porta della guarigione e volervi rinunciare e con un po’ di senso di colpa per andare apparentemente contro le cose che affermavo nel post “la strada” (credo di essere troppo severo con me stesso).

Ora invece la porta resta socchiusa. Si dialoghera’. La dottoressa mi ha detto che hanno gia’ fatto interventi come il mio. Lunedi’ con calma le parlero’ e decideremo cosa fare, se farlo e quando farlo. Senza sorprese.

Qualche giorno fa avevo chiesto a un certo angioletto di vegliare su di me in questo momento difficile. Sono sinceramente convinto che l’abbia fatto e lo faccia visto l’evolversi delle cose.

Grazie.
A lei e a tutti gli amici di quaggiu’.

09/02/2007

Nebbia davanti agli occhi

C’era nebbia questa mattina alle 5.
Ce n’era a Mestre e non vi dico a Venezia: davanti al pontile non si vedeva oltre due metri e solo le luci di posizione intense dei battelli si facevan strada fino agli occhi come strani semafori in movimento.

A Manuel tutto questo piace. Da oggi torna all’ACTV,. in servizio alle “Fondamenta nuove” fino a ottobre. E’ il suo lavoro ideale, fra la gente, in una citta’ che ama.

A me pero’ queste immagini mettono un po’ di angoscia e tanto freddo nel cuore. Sguardi pesanti, pensierosi, assonnati di uomini e donne che all’alba si muovono per lavoro, per una terapia, per chissa’ quali impegni.
A volte vedi bimbi di due o tre anni, infagottati, appresso alle madri, intirizziti come pulcini ma abituati, da ritmi e da vite per loro familiari, a lasciare il nido a quell’ora.

Ed e’ stato con questa nebbia che e’ iniziato il mio viaggio. Tutto sommato ero sereno e non avrei voluto essere in nessun altro posto. Cercavo risposte ma desideravo incamminarmi e aspettavo solo un “stai tranquillo” per lanciarmi nel turbine degli esami oggi, e di un’anestesia fra qualche giorno.

Non c’e’ stato nulla di tutto questo. Non solo non ho avuto risposte ma ho dovuto darne. Medici che non sapevano nulla di me restavano interdetti di fronte al tipo di intervento da fare.

Alla fine da un giorno e mezzo -forse meno- siamo passati a tre giorni di ricovero. Per cosa? Ufficialmente per la visita dall’anestesista ma sospetto che vogliano capire di piu’, valutare, confrontarsi con la dottoressa Franch. E allora tre giorni possono anche aumentare. Potrebbero decidere osservazioni successive controlli… e il tutto senza sapere nulla di me, senza avermi mai visto ne’ sentito prima.

E io come faccio a sentirmi tranquillo? Han cambiato le carte in tavola prima di cominciare. Non e’ un capriccio, non e’ che non voglio stare un giorno in piu’, e’ che non mi sento piu’ sereno. Chi mi cura mi aveva prospettato una sequenza di eventi: entri la mattina, ti opero, se facciamo in anestesia generale stai una notte, altrimenti esci la sera stessa. Day surgery. Se ne vantano tutti a ogni pie’ sospinto e ora, solo per un difetto di comunicazione fra medici, io entro 24 ore prima e a questo punto senza certezze su cio’ che avverra’?

E il tutto quando avevo bisogno io di rassicurazioni sui pericoli, su pro, contro, ecc?

Se poi sommiamo a queste considerazioni razionali le emozioni e i ricordi del passato, ecco servito un cocktail micidiale! Quando l’infermiera tutta tranquilla mi ha detto “ti ricoveri martedi’ alle 10″ mi son sentito morire. Mi son tornate in mente tutte le volte, durante l’infanzia, l’adolescenza e fino ai vent’anni, in cui i medici decidevano per me. Enno’. Questa volta no. Questo non e’ un intervento per fermare una malattia. Entro per migliorare, perche’ lo decido io, ma se le cose non sono come mi erano state prospettate, mi tengo la mia vista doppia! Come ha detto una saggia amica “se questa operazione deve evocarti tanti fantasmi meglio non farla”.

Certo mi dispiace, mi sembra di essere arrivato a un passo dalla cima e di scegliere di tornare indietro. Forse ancora una volta manco alla volonta’ di affrontare le cose e non di aggirarle, ma i fantasmi del passato si fanno sentire e le angoscie del presente mi spingono a gettare la spugna. Domani provero’ a parlare con la dottoressa (come vorrei che leggesse, forse capirebbe cio’ che vivono i pazienti) ma mi sento come se avessi gia’ voltato pagina. E so, credo, temo, penso sara’ per sempre. O magari sara’ un rinvio. O magari lei risolvera’ tutto.

Per adesso mi sento come quel piccione di cui parlavo qualche post fa. Perso in luoghi sconosciuti e spettrali. Con la voglia di uscirne, che sia andando avanti o andando indietro, ma con l’incertezza di ritrovare la strada.

08/02/2007

La sanita’ ti schiaccia

Oggi era il giorno degli esami pre-operatori.
Pensavo che avrei incontrato la mia dottoressa per un’altra visita e per trovare risposta a dubbi e angosce formatesi in questi mesi e comunque penso legittime per chi ha un solo occhio sano.

Niente di tutto questo.
La dottoressa non c’era.
Sangue, cardiogramma, cartelle cliniche da compilare, visita oculistica in cui ho dovuto spiegare cosa voleva farmi e perche’.

Fra un’attesa e l’altra ho conosciuto un signore che domani fara’ il trapianto di cornea e, se non avra’ complicazioni, uscira’ sabato. Se penso che 40 anni fa si doveva stare un mese immobili e 20 anni fa un mio compagno di stanza resto’ comunque una settimana immobile gioisco di fronte ai progressi. Non si fa che parlare di day surgery. Il termine risuona nei corridoi.

Per tutti ma non per me.
La dottoressa mi aveva prospettato questo: entri, ti opero, esci il giorno stesso. Poi osservando il mio nistagno ha ipotizzato l’anestesia generale e in tal caso l’uscita sarebbe stata rinviata al giorno dopo. Una notte per sicurezza e via.

Ora cambia tutto: secondo gli infermieri dovrei ricoverarmi martedi’ mattina alle 10 (l’intervento e’ fissato per mercoledi’) per la visita con l’anestesista. Cioe’ da 1 giorno passiamo a 3 di cui uno da spendere li per niente in attesa di incontrare l’anestesista. Ma darmi un appuntamento come oggi no?!

Comunque no. Mi sono trovato male, a dover spiegare io cosa mi volevano fare e perche’. A dare spiegazioni invece che riceverle e a sentirmi cadere in quel vortice che ha caratterizzato incubi su incubi per anni.

Capitemi: non faccio i capricci per tre giorni invece di uno, ma di ricoveri ne ho subiti tantissimi dal ‘72 al ‘90, hanno lasciato piu’ segni di quanti io immaginassi e ora mi sembra di ricadere in quel vortice in cui altri dispongono per te quando entrare… e in cui non sai bene piu’ nulla, cadono i punti fermi, non sai quando uscirai, quando vedrai il tuo medico, non sai nulla. Stai li e devi aspettare.

E questo e’ un prezzo troppo alto da pagare, soprattutto emotivamente. In fondo le cose piu’ importanti della mia vita le ho fatte con questa vista, dall’89. Mi sto convincendo che e’ meglio tenerla cosi’ invece che giocare d’azzardo con la poca vista che ho… in una situazione in cui mi cambiano le carte in tavola e che mi porta tanto disagio. Se aggiungiamo che, ripeto, non ho potuto avere neppure le risposte che volevo (ho dovuto darne io!).

Non avevo mai davvero pensato di rinunciare.
Lo penso ora. E mi fa male. Molto male.
Ma andare avanti credo sarebbe peggio.

Domenica chiedero’ consiglio a Dio. Speriamo sappia guidarmi… o lenire il mio dolore, perche’ ce ne sara’, qualsiasi strada io intraprenda.

19/12/2006

La strada

Chiamo il tassi’ e scendo, anzi scendiamo perche’ da 35 anni quando si tratta di occhi mia madre vuole essere con me e io la voglio con me, soprattutto oggi.

Devo fare una scelta e ho sinceramente paura.
C’e’ musica, la radio, un’auto confortevole.
Guardo il cielo, il tramonto fra le nuvole e i semafori, coi suoni ovattati dalla bella macchina in cui sono.

Ripenso ai miei primi 18 anni -fino a settembre 1989 quando e’ arrivata la vista sdoppiata-, a come li ho vissuti, ai sogni, al mio carattere, alle mie prospettive future, ai miei errori, a come ho rinunciato a certe cose invece di affrontarle. A quella scultura-metafora di un uomo che preferisce salire su un blocco di pietra invece di aggirarlo, ai dubbi… e prendo una decisione. La vita e’ fatta di difficolta’ e ora posso sperarne una, devo solo volerlo. Se la dottoressa mi dara’ tutte le garanzie lo faro’.

Arrivo, le porto il mio dono di Natale che l’ha resa molto contenta (l’accesso al portale su Mestre che apriro’ il primo gennaio 2007), iniziamo la visita. Il nistagmo complica la misurazione della pressione: sono teso per l’operazione e le domande al riguardo che non vedo l’ora di fare. Riusciamo a misurare. Tutto OK: l’esito del campo visivo e’ OK, la pressione interoculare e’ OK. Parliamo dell’operazione.

Mi rassicura sulla convalescenza (nulla!), sulla durata del ricovero: una notte se facciamo l’anestesia generale, se invece riesce a farmelo in anestesia locale esco la sera stessa. Probabilmente si dovra’ fare in anestesia generale a causa dei nistagmo (e poi perche’ c’e’ minor rischio di problemi perche’ non deve fare un’iniezione all’occhio).

I rischi sono infinitesimali. mi ha spiegato la procedura. Lei si sente di farla. Le ho chiesto nuovamente se lei dice che posso affrontarla, sapendo che e’ il solo occhio che ho. In tutta coscienza ha detto di si’.

E allora let’s go. Ha fatto la richiesta e mi ha messo lei in lista (che premurosa: in tutti gli interventi precedenti ho sempre dovuto arrangiarmi!). A gennaio/verso febbraio mi chiameranno. Un po’ di esami, mi vedra’ ancora una volta e via.

Una volta presa questa decisione mi sono sentito sereno ed emozionato. La tensione s’e’ sciolta… e questa scelta va oltre l’occhio in se’. E’ una scelta di vita, e’ un voler tornare ad affrontare le difficolta’, a superarle non ad aggirarle o evitarle.

Ancora un paio di note: la dottoressa ritiene che l’altra iridectomia che ho sull’occhio basti e avanzi per tenere a freno il glaucoma. Mi chiedo davvero cosa abbiano combinato quel giorno e perche’, ma l’incubo sta per chiudersi.

GRAZIE. Al mio meraviglioso medico e a tutte le persone che in questi giorni mi hanno fatto sentire il loro affetto. :*

Il bivio

Esame andato bene.
E adesso… adesso sono di fronte a un bivio ed e’ un bivio delicato.

A settembre di 17 anni fa un intervento ambulatoriale in cui “qualcosa e’ andato storto”. Un buco piu’ grande del normale sull’iride e la vista sdoppiata irrimediabilmente… in un’epoca in cui non esisteva il consenso informato e gli effetti collaterali, previsti o accidentali, di una procedura medica li scoprivi a cose fatte. Anzi, per un anno mi han pure detto che era solo una mia impressione. Va beh, acqua passata e medici pure.

Anni per abituarsi. Rabbia, sofferenza. Poi nel 1992 quel primo timido riavvicinamento a Dio. Entri in chiesa dopo i tuoi anni piu’ bui e dici a Gesu’ che c’e’ un bambino rapito e se fa si che lo liberino presto tu cercherai di non odiare te stesso, il mondo e i medici per quella vista che non solo e’ sempre stata poca ma ora e’ anche cosi’ confusa soprattutto per strada. Il bimbo venne liberato e io ne ho ricavato un po’ di serenita’ interiore: donavo il mio sacrificio per l’infanzia e la vita, di un angioletto.

Poi il 1997, quel post su alt.support.glaucoma, la scoperta degli occhiali speciali, del fatto che quell’effetto collaterale era ben noto e c’era il modo di aggirarlo. La prima luce in fondo al tunnel, un’emozione indescrivibile.

Poi il 2000, la dottoressa Franch che alla prima visita mi prescrive proprio quegli occhiali e mi permette di tornare a veder bene per strada. Piu’ piccolo ma bene. Vedo chi mi viene incontro, e’ una persona, non piu’ un’immagine confusa magari controluce! Averli avuti quando ho visitato il Canada o a mille incontri…

Poi il 2005 e quel fioretto da rinnovare perche’ in un letto di un pronto soccorso lotta fra la vita e la morte una ragazzina con una vita da vivere. Un’altra volta Dio mi ha ascoltato. Un’altra volta ho dato un motivo alla mia sofferenza.

Pero’ l’uomo e’ umano… e parla alla sua dottoressa che tanto lo ascolta ed e’ gentile… e le racconta del disagio che prova anche solo leggendo un libro o vedendo la TV. Lei si convince, prova una lente a contatto speciale.

Il miracolo.

Passeggi per strada senza sdoppiamento. La lente tappa il buco dell’iridectomia. La causa e’ proprio quella (eh, io lo sapevo ma lei doveva accertarsene e ha fatto bene). Un’emozione che non so descrivere, una commozione che ha contagiato anche lei.

E’ solo una soluzione temporanea: fra glaucoma e nistagmo le lenti a contatto sono improponibili. Pero’ si puo’ curare. “basta” una sutura. Un punto e il buco troppo grande se ne va. Me lo puo’ fare e dice che non serve neppure un intervento complicato.

L’uscita del tunnel e la’. Si, ho fatto quei voti ma credo che se Dio mi ha fatto incontrare questo medico e’ per darmi questa possibilita’.

Pero’ io ora ho le mie paure. Da piccolo di interventi ne ho fatti e di grossi (e non era come oggi…). Adesso sono piu’ fifone e poi l’occhio destro e’ il solo buono che ho. Un po’ di timore c’e’.

Fra 17 ore saro’ nel suo studio. Le portero’ gli esiti (buoni mi hanno detto, migliori dell’ultima volta) del test di controllo periodico del campo visivo (serve a vedere se il glaucoma ha fatto danni) e poi parleremo di questo intervento. Quanti rischi corro? Come andra’ cambiata la terapia poi? Quanto dura il ricovero? Quanto la convalescenza? Poi dovro’ decidere. E ho fifa. Davvero.

03/08/2006

Fine di un incubo durato 17 anni

Fine di un incubo durato 17 anni
Settembre 1989 - Agosto 2006

Settembre 1989, 18 anni compiuti da 3 mesi. Entro in un ambulatorio dell’ospedale di Mestre. Devo fare un’iridectomia all’occhio destro, l’unico con un grado di vista utile, per ridurre la pressione oculare alta a causa di un glaucoma. Non mi hanno detto altro se non che si usa il laser e non e’ la prima seduta.
Lampi di luce e colori bellissimi, un po’ di fastidio, una seduta un po’ lunga. Fine. Accendono le luci.

Vedo tutto sdoppiato. Ogni oggetto appare due volte, una dove dovrebbe essere e una poco piu’ a sinistra. Si sovvrappongono. Un incubo. Leggere e’ un incubo. Guardare la TV e’ un incubo. Andare per strada e’ un incubo. E i medici per un anno mi ripetono che e’ una mia impressione, che non puo’ essere stata l’iridectomia, che c’e’ del liquido nell’occhio…

E’ stata l’iridectomia. e’ un buco fatto sull’iride e da questo buco entra luce che si sovvrappone a quella che passa dalla pupilla. Me l’ha spiegato un caro amico nel ‘92 (grazie ancora, Khriss). E mi ha anche spiegato che gli effetti collaterali dell’iridectomia praticata in determinati punti dell’occhio sono noti da decenni, da prima che si usasse il laser.

Passano gli anni, il cervello cerca di adattarsi e intanto imparo alcuni trucchi (per esempio “coprire” il buco con la palpebra inferiore) con cui riesco a eliminare lo sdoppiamento quando voglio leggere o vedere la tv, ma la vita e’ comunque dura.

Nel 1997 la prima speranza: sul newsgroup alt.support.glaucoma racconto la mia situazione e un medico americano mi risponde che non servono interventi, bastano degli speciali occhiali con un indice di rifrazione diverso. Una gioia immensa, la luce alla fine di un tunnel.

I miei medici di allora cadono dalle nuvole. Passano altri tre anni e il prof. Rama mi fa cambiare medico e mi affida alle cure della dottoressa Franch. Sente la mia storia, osserva l’iridectomia che trova effettivamente “grande” e mi prescrive subito questi benedetti occhiali. Sono solo per “lontano” ma mi cambiano la vita da cosi’ a cosi’. Per le strade vedo meglio, non devo impazzire per attraversare una strada o per riconoscere chi mi viene incontro, posso vedere la TV senza piu’ fastidi ecc. L’ho ringraziata per anni ogni volta che la incontravo.

Pero’… pero’ per ridurre lo sdoppiamento questi occhiali riducono anche la vista (e io ho pur sempre tre decimi, pochini per girare per strada) e quando leggo, uso il computer o semplicemente sto senza occhiali il mondo mi appare ancora sdoppiato e non e’ una vita facile, anche se col tempo mi ci sono un po’ abituato.

Ne parlo alla dottoressa e la convinco che la situazione mi pesa. Decide di fare un tentativo e proviamo una speciale lente a contatto con un punto scuro in corrispondenza del buco dell’iridectomia (che, capiamoci, e’ minuscolo). E’ un test, lo so bene ma…

Dio mio che emozione! Vederci bene, senza sdoppiamento, girare con “gli occhiali da vicino”, senza occhiali… la prova e’ durata una ventina di minuti, mi ha anche fatto uscire… che meraviglia! Certo l’occhio non era a suo agio (non ho mai portato lenti a contatto, ne’ potrei) ma e’ stato… bellissimo! Dalle 18:40 alle 19 di oggi sono rinato.

Ovviamente era una prova e la lente e’ stata poi rimossa. Ora pero’ si sa cosa fare: una piccola sutura dell’iride. Intervento piccolissimo, “a bulbo chiuso” (quindi non troppo invasivo). Posso farlo.
Io posso telefonare, prenotarlo, andare in ospedale due o tre giorni, entrare in sala operatoria e svegliarmi vedendoci come tutti, senza pericoli per la vista, per il glaucoma, ecc. E’ una tecnica gia’ usata. Si fa. Posso farla.

Non lo faro’ subito perche’ prima ci sono cose importanti e non voglio “sparire ora” ma posso. Oggi, domani, fra un mese, fra un anno.

Io posso tornare a vederci bene!!!

30/06/2006

La dottoressa Franch

C’e’ una persona a cui devo molto per come sto oggi:
mi ha ridotto il collirio per il glaucoma a una sola dose al giorno e mi ha dato, ormai nel lontano 2000, occhiali speciali con cui almeno da lontano vedo bene senza il fastidioso sdoppiamento che un’iridectomia di 11 anni prima mi aveva lasciato.

Ora la mia oculista ha avuto un incidente e ha un braccio ingessato. Pare non sia niente di grave ma desidero comunque trasmetterle pubblicamente la mia vicinanza da questo blog.

Guarisca presto!

Gabriele Favrin