Compleanno di giugno

Il titolo è quello di una canzone dei Pooh, leggermente modificato.

E a proposito dei Pooh, è stato bello leggere nel libro del mio amico Andrea Pedrinelli che anche i Pooh hanno affrontato liti e scontri anche accesi. Perché anche loro in certi momenti erano fragili, come tutti.

Sul palco fra le luci non si vede ma quaggiù siamo tutti fragili, tutti sbagliamo. Tutti ci facciamo prendere da tante cose.

E i Pooh hanno scritto parole anche per questi frangenti, così premi play, chiudi gli occhi e tornano alla mente tanti momenti di vita vissuta, vicina o lontana.

E quando sei in periodo di compleanno fai qualche bilancio. E sono sempre momenti tosti per le persone molto critiche ed instransigenti verso sé stesse.

E ti domandi se saprai buttare il cuore più in là. Dandolo sempre di più a chi ha bisogno, dal tuo parroco emerito ultranovantenne alle piccole pesti del Gomitolo e oltre.

Ti domandi pure se saprai tenerne un po’ per te e curarlo, che questi anni di paura da covid lo hanno inaridito.

E speri di essere capace di capire di più e prima cosa sentono e cosa vogliono le persone accanto a te, per non farvi più del male.

E speri. Perché di questi tempi anche la speranza è un dono.

Non è oggi ma domani ma è una notte di pensieri. E di cuore che vuole scrivere queste parole.

E infine, per le persone che non ho saputo capire o meritare e per quelle che credono che io possa odiarle…

…se avrai ali per guardare, se avrai occhi per volare, non dimenticarti di me…

Le Palme che non sento, purtroppo…

Oggi troppi auguri delle Palme che mi mettono a disagio, perché quest’anno io sento davvero poco tutto… La Quaresima, tutto…

Mi ero riavvicinato un po’ alla Chiesa, ai suoi riti, ma la loro gestione del Covid fa sì che non mi fidi ad andarci.

E inevitabilmente così mi allontano. E siccome la vita è piena di stress materiali, ho perso un bel po’ di spiritualità in questi anni.
Me la andrò a cercare da solo come ho fatto per tutta la vita, ma sarà necessariamente lontano dalle Messe.

Scelta miope della mia parrocchia, che pure quarant’anni fa trasmetteva le Messe in diretta radio. Ma don Armando voleva portare la Parola di Dio anche ai lontani, non pretendeva che tutti andassero fisicamente a Messa.

Non mi fido. Non mi fido di andare a un concerto in cui è richiesto il greenpass, figurarsi se mi fido ad andare a Messa dove non è richiesto niente e adesso non ci sono nemmeno più limiti di capienza. Dove si sta vicini, si prega, si canta e si toccano le stesse superfici.

Però sorprendentemente mi manca e sono convinto che se avessi potuto continuare a seguirla in qualche modo, avrebbe un po’ nutrito la mia anima.

È vero, a distanza non si può fare la Comunione ma il metodo che ha ottenuto la Chiesa (abbassare la mascherina, ricevere la Comunione, rimettere la mascherina) viola tutte le norme igieniche sull’uso delle mascherine. Quindi non so se in presenza la farei comunque…

Ed è vero, ci sono infinite messe trasmesse in diretta, ma non sono quelle del mio mondo, della mia zona, con le persone che conosco.

Pazienza, la spiritualità ha sempre trovato il modo di raggiungermi e io ho la ho sempre cercata. Magari con un po’ più di fatica ma continuerò la ricerca.

Tornerò a Messa quando il Covid sarà poco più di un’influenza, curabile con farmaci da banco, e non richiederà il totale isolamento che per me sarebbe un problema.

Edit

Noto che scrivere è sempre terapeutico. Mi sento più sereno e in pace col mondo dopo averlo fatto.

Stazione di Mestre

Sapere che la stazione di Mestre cambierà radicalmente da una parte mi rende felice, perché il nuovo progetto è magnifico ed effettivamente collegherà Mestre e Marghera e riqualificherà diverse aree.

Dall’altra però mi rende triste perché è come se un altro pezzo del mio passato, quello condiviso con chi non c’è più, se ne andasse. Il mondo va avanti e i ricordi restano indietro. Tutto cambia, tutto cresce, Mestre è già infinitamente diversa da quando ero bambino, ma anche da quando la percorrevamo io e mia madre fino a una decina di anni fa. E adesso cambia ancora e anche i punti fermi, come la stazione, mutano.

Tutto cambia e tutto è destinato a cambiare. E a pensarci viene un brivido di smarrimento. Poi ritrovi la serenità e pensi al bello. Perché si tutto cambia, talvolta in meglio, però  non ti allontani da chi hai perso ma ti avvicini, perché forse poi magari ci si ritroverà in un altro mondo. E ogni nostro giorno in più, ogni mese, ogni anno, ci avvicina a quel mondo. Chi non è credente (in qualsiasi Fede) non può capirlo, può pensare che questa sia una riflessione triste. Chi crede nella vita dopo la morte, invece, sa che siamo dentro a un percorso che ha un inizio e una fine, ma la fine non è l’annullamento, è solo cambiare stanza.

E allora diventa accettabile anche che il mondo cambi, che i luoghi del passato, quelli vissuti con chi oggi non c’è più, mutino aspetto e forma, perché tanto il ricordo non è la sola cosa a cui aggrapparsi, perché in futuro, fra (spero) tanti anni ci si ritroverà comunque, altrove.

Recensione di Symphony

Appena finito l’ascolto di Symphony, il player audio mi ha proposto “Invisibili” dall’album “Inseguendo la mia musica”. Inizialmente mi sono sentito in colpa perché la ho trovata più orecchiabile della versione inserita in Symphony. Ma non c’è nulla di cui sentirsi in colpa, perché semplicemente… lo è.

Symphony è un lavoro splendido ma fa meno uso della batteria e di altri stratagemmi che “aiutano” l’ascoltatore e contribuiscono a dare alla musica moderna la connotazione di “leggera”. Symphony richiede e merita un ascolto attento, non è musica da tenere in sottofondo mentre si fa altro.

Se ascoltato con il rispetto e l’attenzione che merita, Symphony regala emozioni speciali e fa volare l’anima. La seconda parte di Parsifal è qualcosa di incredibile. Finora è la parte dell’album che mi ha preso di più, assieme all’overture iniziale.

Ecco, se devo trovare un “difetto” è che avrei voluto più strumentali per apprezzare l’orchestra. Una versione dell’album solo strumentale sarebbe bellissima. Intendiamoci, adoro Roby e la sua voce mi regala emozioni da decenni, ma qui c’è un’orchestra fenomenale e a volte avrei preferito una sinfonia… puramente strumentale.

Però sia chiaro che sono valutazioni soggettive. Oggettivamente l’album è fantastico e ascoltando le parti vocali si fatica a pensare che a cantare sia un signore di 77 anni!

Belli i testi. Dopo una vita passata a cantare parole di Negrini e D’Orazio non deve essere stato facile per Roby affidarsi a un’altra penna, ma Maria Francesca Polli ha fatto un lavoro sensazionale. L’anno scorso “Cosa lascio di me” non mi sembrava tanto nel genere di brani di Roby. Quest’anno le nuove canzoni sono più vicine a ciò che ha sempre cantato.
Emoziona soprattutto “Che meraviglia”, che riprende una locuzione spesso usata da Stefano ed è a lui dedicata.

Una tirata di orecchie al mio Roby la devo però fare.
Le strofe di “Se perdo te” ricordano un pochino una versione lenta di “Se balla da sola”. Il ritornello però cambia totalmente, quindi prendiamola per una disattenzione innocente da chi ha scritto migliaia di melodie. Un po’ più grave, ma sicuramente un errore in buona fede, che alcune sotto-melodie del brano rievochino “Per la bandiera” degli Stadio.

E poi c’è “Grande madre” che i fan più appassionati già conoscevano già ma che adesso diventa un brano ufficiale. Musica di Roby e testo di Stefano, datata 2005. L’Ave Maria della voce italiana che più amo. Bellissima e toccante.
Fa pensare il fatto che chi ha avuto una vita sentimentale così lontana dai dettami della Chiesa sappia parlare della Madonna in modo così sensibile.
Che dire poi della prestazione vocale di Roby se non “wow”?

Symphony si chiude con lo strumentale “Respiri” che regala altre emozioni e fa venire voglia di “riavvolgere il nastro” e riascoltare tutto.

Grazie Roby, grazie davvero per questo capolavoro.

Voto 9/10

Recensione di Tik Tok

Salve, sono un boomer che sta provando Tik Tok :)

No, scherzo. Non ho l’età anagrafica per appartenere alla categoria ma soprattutto cerco di tenere la mente elastica e aperta a nuove esperienze, inoltre per le attività che svolgo ho molto a che fare con i giovanissimi e la possibilità di vedere il mondo dal loro punto di vista.

Comunque, spinto da tanti video divertenti, ho deciso di provare questo benedetto Tik Tok.
Mi sono detto che una risata è meglio che sopportare le ondate nefande di fakenews di Twitter.

Detto fatto, come scrivevo da bambino.
Un clic e l’app è nel mio cellulare. 62mb, bella pesante.

Mi chiede per prima cosa la data di nascita, e qui capisco che la protezione dei minori è limitata a quelli che non sanno effettuare la sottrazione $annocorrente – 13

Sfondo bianco accecante e caratteri minuscoli. Un altro filtro di accesso pare sia la vista. Procedo con lente di ingrandimento.

Inserire email o telefono. Si vede che avere una email ormai non è più di moda.

Email. Mi manda il codice. Lo inserisco e compare un indecifrabile avviso “Stai usando il nostro servizio troppo frequentemente”.
Mi faccio mandare un altro codice e lo scrivo più l-e-n-t-a-m-e-n-t-e. Funziona.
Qualcuno ha occupato il nome utente che uso ovunque. Cominciamo bene.

Mi decido su cosa inserire e procedo. Bene, account creato.

L’app continua a illuminare lo schermo come un faro nella notte. Non è possibile utilizzare un tema scuro o ridimensionare i caratteri. Sarebbe già una buona ragione per disinstallarla ma procedo. Io cerco qualche risata e magari i video si vedranno meglio.
Imposto un paio di cose di privacy, inserisco il mio avatar abituale e aggiungo qualche contatto.

Prima nota positiva. Un paio di piccole pesti che conosco bene non compaiono fra i contatti importati e non possono essere cercate o aggiunte. Devono seguirmi loro e solo dopo le posso seguire io. Ben fatto Tik Tok, la trovo una misura saggia.

Altrettanto mi piace la possibilità di rendere privata la lista delle persone seguite. Tuttavia l’opzione è monca perché è comunque possibile vedere i follower di un account.

Sull’accessibilità Tik Tok sorprende. Pur avendo un’app oscena, almeno su Android, permette di escludere animazioni e video con contenuti che possono dare fastidio alle persone con epilessia fotosensibile. Bene.

Belle le voci delle impostazioni per fare pulizia. “Libera spazio”. Più chiaro di così…
Si vede che l’app è pensata per un pubblico giovane con cellulari mid-range sempre pieni.

Il tutorial iniziale mi accoglie con un video che dovrebbe far ridere ma si chiude con una bestemmia. In generale c’è tantissima volgarità e le bestemmie sembrano essere considerate accettabili. Non ho ancora trovato un modo per escluderle e sono un altro fattore che rende il mio giudizio piuttosto negativo. Mi domando se l’esperienza dei più giovani sia migliore. Con quel che vedo inoltrare dalle pesti di cui sopra ne dubito, ma mi accontenterei almeno di stare senza bestemmie.

La visualizzazione dei video è più fruibile delle impostazioni e sembra usare un tema scuro. Peccato che quando si passa alla pagina degli account degli altri o delle impostazioni torni il faro nella notte. Non sarà facile interagire. Non per me almeno.

In pochi minuti trovo qualche account familiare e me ne vengono suggeriti altri simili. Ammetto che ho scoperto e seguito vari account molto piacevoli e che li ho subito cercati anche su Instagram, in modo da non perderli se dovessi infine decidere di disinstallare Tik Tok.

Sorpresa. I video si possono condividere direttamente e anche salvare nel proprio dispositivo senza bisogno di trucchi o app esterne come con Instagram.
Idea semplice ma geniale di Tik Tok per farsi fare pubblicità gratuita dagli utenti, visto che alla fine di ogni video viene aggiunto il nome utente di chi lo ha creato ed il logo dell’app.

I video che si trovano vanno dal professionale all’improvvisato. Abbondano i piccoli trucchi di marketing del tipo “ti svelo quello che non vogliono che tu sappia”.

Soprattutto mi rendo conto che questo modello di comunicazione produce contenuti per chi ha una soglia di attenzione molto bassa e che è facile abituarsi a conoscenza e svago in pillole.
Poi mi viene in mente che da 9 anni uso Twitter che prevede contenuti ancora più brevi e mi dico di non ragionare da boomer :)

All’interno dell’app io non vedo alcuna pubblicità ma forse è merito di Pi-Hole (nel caso, si può ottenere lo stesso con i DNS di AdGuard).

Fin qui Tik Tok mi ha dato diverse cose che non volevo ma anche contenuti divertenti e piacevoli. L’app Android è oscena (mi dicono che su iOS almeno il tema scuro c’è) però ha funzioni sorprendenti.

Mi riservo un giudizio complessivo, anche dal punto di vista sociale e pedagogico, ma per il momento lo tengo installato.

PS: se volete, seguitemi! Trovate il collegamento nel menu.

Una canzone per me e mia madre

Qualche giorno fa era l’11 settembre, il ventesimo anniversario di quell’11 settembre.
Ho confidato alla mia carissima amica Claudia (no, non la persona di Roma già citata in questo blog in passato, un’altra Claudia altrettanto cara) che lo stavo vivendo con tristezza, per il silenzio che c’era in casa mia rispetto a quel pomeriggio di vent’anni fa.

Lei è stata tenera come è sempre. Le sono bastate poche parole per regalarmi serenità. Poi sono passati i giorni…
Ieri sera mi ha raccontato che quel messaggio le aveva ispirato una canzone e si è tuffata a scriverla.

Con mille timori (“sono partita dal messaggio che hai scritto tu però ci ho messo più del mio credo anche perché non so come tu ti sentissi in quel momento? quindi se è indelicata o altro scusa?“) me l’ha presentata come si presenta un pulcino appena nato.

Oggi c’è molto più silenzio
e anche il televisore è spento
ma la tua voce nel mio cuore
non si è spenta mai.

Forse ti penso un po’ di più
e il cielo è sempre meno blu
ma tu portavi il sole
anche durante la pioggia

Adesso scende sul mio viso
che ha inciso il tuo amore
ricordo quando lo cullavi
ma adesso è troppo tardi.

Rit.: Vorrei sapere se nel cielo si respiri un po’ meglio
e se tu sia l’angelo più bello
come avevo detto, e anche disegnato
eri in mezzo al mare con l’animo annegato.

Vorrei sapere se soffrire abbia avuto un senso
e se le notti in ospedale abbiano preso luce
se la morte è come un fiume
e tu ora stai nuotando
o mi stai pensando.

Vorrei che fossi ancora qui.
vorrei che fossi ancora qui.
vorrei che fossi ancora qui.
vorrei che fossi ancora qui.

Alcuni fossi non li superi mai
alcuni fossi non li superi mai
alcuni fossi ti restano dentro e ti mangiano vivo
io ti penso sempre, come da bambino.

Oggi è l’11 settembre
20 anni fa, avevamo lo sguardo assente
sul divano in preda al panico
pensavamo ai corpi in bilico.

E ci chiedevamo
come sarebbe stato
chiudere gli occhi e non riaprirli più
un po’ come dormire, ma senza sognare
adesso lo sai e questo mi fa male
e un pezzo di legno ti fa da tetto
resti immobile e hai sempre freddo
forse non senti niente,
forse non sei più niente.

Rit.

Io ti aspetterò
ti aspetterò
ci rincontreremo ancora
in qualche altro universo
dove sarò lo stesso.

io ti aspetterò
ti aspetterò.
il televisore è spento
ma il tuo ricordo no.

C’è un po’ di me, un po’ di mia madre e un po’ di Claudia in questo testo, che secondo me non ha scritto da sola ma con un aiuto dal Cielo. Gliel’ho detto e ho aggiunto che mi ha commosso profondamente il suo gesto e la sua dolcezza. Al punto che voglio conservare questa canzone nel mio blog. Un posto che frequento poco di recente ma che desidero sia testimone di questo meraviglioso dono da un’amica che tanto cerca di dare agli altri.

Grazie Claudia, per questo e per molto altro.

Avventure di un quarto di secolo fa…

25 anni e un giorno fa oggi completavo la prima versione pubblica di un programma per la piattaforma Amiga che mi avrebbe cambiato la vita.

Si chiamava HTTX ed era un convertitore da HTML a testo utilizzabile da linea di comando. Aveva un sacco di opzioni creative come la conversione in ANSI.

Ebbi la fortuna di entrare in contatto con lo sviluppatore di AWeb, allora e a lungo il miglior browser per Amiga. Il mio convertitore venne incluso nella distribuzione ufficiale del programma. Non ci guadagnai niente economicamente (solo una copia originale del CD di AWeb spedita dal Canada) ma come esperienza fu fenomenale, anche perché da lì fu facile diventare betatester delle nuove versioni. Ricordo la curiosità e l’emozione quando, ogni lunedì, la mail impiegava più tempo a scaricarsi perché c’era la nuova beta allegata. Spesso conteneva correzioni di bug trovati da me e nuove funzioni che avevo proposto io!

Poi AWeb venne incluso nelle nuove versioni del sistema operativo di Amiga 3.5 e 3.9 e con esso il mio programma. Anzi, quelli che ormai erano gli amici di AmiTrix (il distributore canadese) mi fecero anche entrare nel team di betatester delle nuove versioni del sistema operativo!
Anche lì, nessun guadagno ma il primo NDA della mia vita ricevuto per posta, compilato e spedito via fax dal tabaccaio vicino casa, orgoglioso che un “ragazzo” che aveva conosciuto bambino facesse “cose importanti e segrete con i tedeschi“. Giacché la Haage & Partner, cui era stato affidato lo sviluppo, era tedesca.

Mi trovai così a dialogare e collaborare con alcuni dei geni che avevano creato l’OS del computer che avevo amato sin dall’adolescenza!
…e pensare che tutto era partito da un programma in AmigaE scritto per necessità personale.

Quando nel 2005 ho abbandonato definitivamente Amiga ho rilasciato HTTX e tante altre piccole cose con licenza GPL, quindi se lo volete è tutto vostro. Oggi esistono compilatori E per tutte le piattaforme.

Tuttavia la storia di HTTX non si limita a una splendida avventura informatica ma ha un lato umano che per me vale anche di più.

Rilasciai HTTX come freeware, cioè gratis, ma con l’invito a chi lo avesse trovato utile a fare una donazione a un’associazione che si occupava di aiutare i bambini in difficoltà. Ricordo come fosse ieri l’email di un signore che mi ringraziava per il programma e mi comunicava che aveva fatto una donazione a un’organizzazione che dava coperte e cibo ai bambini di strada di San Pietroburgo. Sì, perché ancora a fine anni ’90 (e forse tuttora) in quella città c’erano bambini che vivevano per strada e nelle fognature…

Pensare che il tempo speso a immaginare e programmare HTTX avrebbe portato sollievo a qualcuno di quegli angioletti mi diede e mi dà tuttora una grande emozione.

30 dicembre 2016, io c’ero

Il 30 dicembre 2016 io c’ero. Non di persona. Di persona ero stato con due amici a novembre, a Padova. Io c’ero, in una delle migliaia di sale cinematografiche che trasmettevano la diretta del concerto, ricevendo il segnale via satellite da Bologna. Una novità per l’Italia, un altro primato dei Pooh dopo essere stati i primi in Italia a usare il sintetizzatore Moog (quello che si sente all’inizio di “Noi due nel mondo e nell’anima”), i primi in Italia a usare i laser ed i fumi nei concerti, i primi in Italia a suonare nei teatri e poi negli stadi, ecc…

Io c’ero ed eravamo in tanti, di tutte le età, dai piccoli agli adulti, ai più anziani. E cantavano tutte le canzoni, anche stonando, anche sbagliando le parole… Un mio vicino di poltroncina era con la fidanzata, che gli dava un pugno sul braccio se sbagliava una parola! Eravamo tutti fratelli, tutti amici, in quell’atmosfera serena dei concerti dei Pooh che ho conosciuto per tutti gli anni in cui ci sono andato, soprattutto nei pomeriggi d’estate, sotto il sole, davanti al palco, mentre i tecnici finivano di montare gli strumenti.

Io c’ero, quel 30 dicembre. E c’era con me un’amica, non fan ma che avevo invitato per passare una serata diversa. Ogni 2×3 le mandava messaggi una sua collega di Bari ultra fan, anche lei in un cinema della sua città, che commentava le canzoni e non faceva che dirle “Ti sei emozionata? Ma quanto è bella questa? Ma che meraviglia quel primo piano con gli occhi azzurri di Roby!” i fan dei Pooh sono così. Hanno il dono di avere scoperto un tesoro, anzi quattro, anzi cinque tesori, e vogliono condividerli con tutti.

Io c’ero e quando le note di “Traguardi” hanno iniziato a sfumare e il cinema ha riacceso le luci, non mi vergogno di dire che avevo gli occhi umidi.

Io c’ero ma quella volta non avevamo la fortuna di pensare “Ancora fra un anno”, titolo della canzone storicamente usata per la fine di ogni spettacolo. Quella volta finiva una storia. Ma non la loro musica, che oggi emoziona anche chi non li aveva conosciuti prima.

A Stefano

Tu sei volato in Cielo in modo straziante per noi che restiamo ma, per quanto difficile, forse dovremmo cambiare prospettiva.

Accanto al nostro dolore dovremmo pensare al fatto che per te è iniziata una nuova tappa nel percorso dell’eternità. Hai ritrovato i tuoi genitori, il tuo amico Pino, il tuo collega di sempre Valerio e ancora tante persone di cui ci hai raccontato nel libro “Confesso che ho stonato”. Puoi riabbracciare amici, colleghi, magari potrai ringraziare ancora San Giovanni Paolo II per quella pillola che ti tolse i dolori da calcoli!

A noi lasci le tue canzoni, il tuo esempio, la tua vita. Noi soffriremo e più di noi i tuoi cari, chi ha vissuto e lavorato con te. Ma nulla finisce. Proprio mentre noi diciamo “è partito” altri esclamano “è arrivato!”

Buon… qualsiasi cosa ci sia dopo. Grazie per quello che ci hai donato, per quello che ci hai lasciato.

“E si può dividersi e non sparire, se è così riabbracciaci quando vuoi” (semi cit. Domani, Pooh 2004)

Lo stesso post ma con anche un video ricordo lo trovate nella mia pagina Instagram.

15 risposte sull’app Immuni e qualche riflessione

E’ passato un secolo dal mio ultimo post. Immuni e’ arrivata. E’ finito un lockdown. E’ iniziata un’estate folle. E’ arrivato l’autunno. Il virus e’ tornato a far paura. E’ tornato un semi lockdown ma adesso ogni regione fa per se’ ed e’ un bel casino. Comunque per rispetto ai lettori ecco le risposte alle 15 domande su Immuni che mi ponevo ad aprile e che, a quanto so, si poneva pure il garante privacy.

  1. L’app e’ open source, ma non lo e’ la GAEN API ovvero Apple/Google Exposure Notification, cioe’ il framework di contact tracing creato da Apple e Google per far funzionare questo tipo di APP su iOS e Android.
  2. E’ possibile conoscere tutti i dettagli dei protocolli di comunicazione utilizzati. Tutte le informazioni si trovano nel repository di Immuni su gitbub. La questione degli IP e’ stata sollevata anche dal garante, lo scorso giugno, al momento di dare il via libera all’esercizio dell’app.
  3. Il tutto a oggi e’ gestito dallo Stato e il sistema in teoria carica solo le chiavi temporanee (resta la questione IP a cui, a oggi, non e’ stata data risposta al garante).
  4. Spetta all’ASL indicare che un individuo e’ positivo, caricando le sue chiavi con un codice fornito dal paziente stesso. Fino al 18 ottobre spesso gli operatori non sapevano come fare. In Veneto fino a quella data non ha proprio funzionato.
  5. Con l’architettura decentralizzata il traffico dovrebbe essere limitato a poche centinaia di kbyte.
  6. Con l’architettura decentralizzata i dati conservati occupano pochissimo spazio.
  7. Ufficialmente il consumo di batteria della tecnologia Bluetooth Low Energy e’ minimo, ma piu’ di un utilizzatore lamenta un calo non irrilevante della batteria, forse perche’ non recente o per qualche incompatibilita’.
  8. L’uso dell’app non dovrebbe causare interferenze con auricolari, smartwatch, ecc, ma alcuni nelle recensioni sul Play Store le hanno lamentate.
  9. A quanto so l’app non avvisa dei possibili problemi di sicurezza dati dall’attivazione del Bluetooth con versioni non patchate di Android 8 e 9 vulnerabili quindi al bug “bluefrag”. Comunque il protocollo GAEN dovrebbe aver modificato e anonimizzato i MAC address trasmessi.
  10. Ufficialmente tutto cio’ che concerne l’uso di Immuni e’ volontario, anche l’agire a seguito di una notifica. Tuttavia persone competenti in ambito giuridico hanno da subito espresso dubbi sulla liberta’ decisionale del cittadino in merito. Da notare poi che a seguito di notifica diverrebbe sbagliato firmare un’autocertificazione in cui si dichiara di non essere stati vicini a positivi.
  11. Visto come funziona il sistema scelto per Immuni, tutti le chiavi raccolte e usate per le verifiche con quelle dei positivi sono solo sul terminale dell’utente e non possono essere trasferite altrove. Le notifiche arrivano solo sul dispositivo, quindi in caso di smarrimento/furto/guasto non si ricevono e basta.
    Questo pero’ vuole anche dire che non e’ possibile, in caso di reset del telefono o sua sostituzione, conservare o trasferire su altro dispositivo le chiavi dei contatti degli ultimi 14 giorni.
  12. I criteri per la rilevazione (ipotetica!) del contatto con un positivo sono la distanza a meno di 2 metri per 15 minuti o piu’. La distanza e’ calcolata con l’attenuazione del segnale Bluetooth. In teoria contattando il medico o l’ASL si puo’ spiegare cosa si e’ fatto il giorno del presunto contatto ma a oggi non c’e’ un protocollo chiaro. Resta che avvisando il medico o l’ASL viene contattata l’ATS locale (Agenzia Tutela Salute) che dispone la quarantena. Ci sono stati casi di operatori che hanno ritenuto non necessario l’isolamento in determinate circostanze ma sono frutto di testimonianze di singoli cittadini e non di un protocollo chiaro.
  13. A oggi, avvisando il medico della notifica questi contatta l’ATS locale (Agenzia Tutela Salute) che dispone la quarantena. Solo la regione Marche ha dichiarato di garantire un tampone dopo ogni notifica dell’app.
  14. Finora lo staff di Immuni non ha fornito informazioni sul rapporto notifiche/falsi positivi. C’e’ uno studio internazionale sull’efficacia del sistema sui tram che prende in esame varie app create sulla base del framework Apple e Google fra cui Immuni. Diciamo che i risultati non sono confortanti…
  15. Per limiti del GDPR solo chi ha dai 14 anni in su’ puo’ installare l’app quindi molti problemi in questo senso si risolvono.

E adesso un commento personale.
Io non uso Immuni principalmente per due ragioni: l’assenza di dati certi sulla sua affidabilita’ e su cosa avviene dopo la notifica. Per qualche giorno c’e’ stato il dubbio che il figlio di un mio contatto stretto fosse positivo e ho avuto un sacco di sintomi psicosomatici. Figuriamoci come starei se mi lasciassero 14gg con la paura di avere il virus perche’ un’app, bonta’ sua, ha calcolato che l’attenuazione del Bluetooth di un dispositivo vicino era X e non Y… ma scherziamo??? Voglio qualche garanzia, o sull’affidabilita’ del sistema o di ricevere un tampone di verifica post notifica! Tanto mica arriva in tempo reale ma di solito dopo 4, 5 o ben piu’ giorni. Se fanno cosi’ all’estero lo possono fare anche in Italia.

Quando racconto che non uso Immuni c’e’ chi mi accusa di mettere in pericolo chi mi sta attorno. Beh, accadrebbe anche se usassi l’app: non puo’ registrare ogni occasione di contagio e quelle che registra non le notifica certo in tempo reale.
Io vivo gia’ pensando di essere positivo. Lo penso da febbraio e penso che qua lo siamo stati tutti. Uso la mascherina (che fatica, soprattutto con gli occhiali!), mantengo le distanze, igienizzo le mani ed evito contatti con amici anziani. Tutte cose che continuerei a fare anche se avessi Immuni.
Date qualche garanzia e la usero’.

Con questo post non voglio condizionare nessuno a usarla o non usarla. In altri ambiti resto neutrale proprio per evitarlo. Nel mio blogghino, pero’, dico quel che penso, altrimenti a cosa servirebbe averlo?

Altri hanno espresso critiche e osservazioni che riporto:

  1. http://www.tesio.it/2020/06/03/perche_sconsiglio_di_installare_immuni.html
  2. https://www.spreaker.com/user/runtime/dk-4×36
  3. https://www.civile.it/internet/visual.php?num=95078

15 domande sull’app Immuni

Non scrivo da un po’, perché sogni, progetti… e stress da quarantena mi hanno portato a occupare il tempo in altri modi, però questo mio blog è un porto sicuro quando ho bisogno di uno spazio stabile e non angusto come i vari social per appuntare delle questioni.

E oggi la questione è l’app di tracciamento che il governo vorrebbe proporre agli italiani per tentare di identificare rapidamente possibili focolai del covid-19. Sulla carta ci si ispira a ciò che hanno fatto altri paesi, dove però l’app è stata accompagnata da tamponi ed altri interventi. Basterà un’app? E che garanzie dà a noi cittadini di una democrazia?

Al di là del chiacchiericcio dei social, dove la fanno da padroni quelli che gridano ai 4 venti “se usate i social avete svenduto tutti i vostri dati, non rompete e installate!”, vorrei alzare un po’ il livello della questione. Ecco dunque le mie 15 (per ora!) domande.

Da cittadino attento alla privacy e alla sicurezza IT pretendo una risposta esaustiva a tutti i quesiti prima di pensare di installare e usare l’app.

Domande in attesa di risposta sull’app “Immuni”.

  1. L’app sarà open source e quindi verificabile da qualsiasi esperto o gruppo di esperti IT neutrali?
  2. Sarà possibile conoscere nei dettagli ogni specifica del protocollo di trasmissione per verificare rischi di sicurezza o mancata corrispondenza alle promesse di semi-anonimato? Ad esempio, i server registreranno gli IP da cui si collegano i dispositivi per caricare e scaricare dati?
  3. Quali dati raccoglierà esattamente l’app? Quale azienda li gestirà? Con quali limitazioni?
  4. A chi spetterà indicare che un paziente è positivo al virus?
  5. Quanto traffico dati genererà il download e l’upload dei codici ID e relativi database? Si è tenuto conto di chi ha solo connessioni a consumo?
  6. Quanto spazio occuperanno i dati dell’app e relativo database nella memoria del telefonino? Si è tenuto conto di chi ha dispositivi meno recenti con poca memoria?
  7. Quanta batteria consumerà l’uso dell’applicazione rispetto al non utilizzo? Si è tenuto conto di chi ha dispositivi meno recenti con batterie non molto potenti o che stanno perdendo la tenuta della carica?
  8. L’uso dell’app consentirà il normale utilizzo del Bluetooth per la connessione ad auricolari, smartwatch, ecc?
  9. Si è tenuto conto che i dispositivi con versioni di Android 8 e 9 non aggiornati almeno alle patch Google di febbraio 2020 sono a rischio di attacco remoto dovuto al bug “bluefrag”? L’app avviserà gli utenti di questo pericolo?
  10. Cosa accadrà a chi dovesse ignorare oppure non ricevere la segnalazione di contatto con un positivo?
  11. Sarà possibile segnalare lo smarrimento/furto/guasto del dispositivo e quindi scongiurare il rischio di ricevere una segnalazione di contatto con un positivo senza poterla leggere o dovuta agli spostamenti di un eventuale ladro?
  12. A seguito della segnalazione di contatto con un positivo (Quando? Dove? Per quanto tempo? Con quali criteri?), sarà possibile segnalare un errore, se ad esempio la persona nei giorni precedenti non si è mossa da casa o non ha avuto incontri?
  13. A seguito della segnalazione di contatto con un positivo si verrà raggiunti dall’ASL per effettuare uno o più tamponi oppure si dovrà semplicemente restare in casa due settimane in attesa di eventuali sintomi? E da soli o bloccando tutta la famiglia? Si è tenuto conto del danno per imprese, aziende, lavoratori e famiglie se questa situazione dovesse ripetersi più e più volte, magari coinvolgendo alternativamente diversi membri del nucleo famigliare?
  14. Quali misure sono state prese per evitare falsi positivi? Al termine dell’annunciata sperimentazione saranno diffuse statistiche sui numeri di falsi positivi e falsi negativi?
  15. Cosa accadrà in caso di installazione autonoma dell’app da parte di un minore? Chi sarà responsabile del suo uso?

Trent’anni

I Pooh hanno festeggiato trent’anni di attivita’ insieme nel 1996 con il brano “Amici per sempre” inserito nell’album omonimo.

Scelta felice e canzone diventata un inno, che stasera mi risuona nelle orecchie pensando a Zak, il mio caro e grande amico Zak che ho conosciuto proprio il 20 giugno di 30 anni fa in una chat del Videotel. Un’era geologica fa per l’informatica e anche per le nostre vite.

Quante ne abbiamo fatte, viste e vissute. Grazie a te, per la voglia di passare del tempo insieme ho affrontato i primi viaggi da solo fino a Brescia nonostante le mie paure e i miei occhi. Due ore e mezza andata e due ore e mezza ritorno: non c’era l’alta velocita’ e nemmeno i cellulari per restare in contatto col mondo, ma quanti libri letti e chiacchiere ascoltate! E tu, che eri pure piu’ giovane di me due due anni, che facevi lo stesso. Grazie di cuore…
Tu ci sei stato nelle nostre telefonate (in cabina telefonica, che costava meno) quando dovevo ricoverarmi per l’intervento del ’90. Tu mi hai visto entrare nel mondo “figo” di chi creava pagine ufficiali, tu hai sopportato i miei comportamenti non sempre saggi (ed e’ eufemismo). Per colpa tua, da amighista fanatico, nel 1998 ho scoperto e amato i plugin di Winamp e il gioco super educativo Carmageddon ;) e qualche mese dopo ho preso il mio primo PC.

Ricordo con simpatia i tuoi genitori, sempre premurosi con me quando venivo a trovarti. Ricordo tuo padre smanettone e curioso di tecnologia quanto te e il giorno che a uno SMAU (o era il SIM?) lui capi’, e io pure, che qualcosa nel mondo dei videogiochi stava cambiando: “bella questa grafica, per essere un PC“, disse a proposito di Prince of Persia per DOS. E fu l’inizio della fine di Amiga come macchina da gioco: i PC iniziavano ad avere le VGA. Di li’ a poco sarebbero arrivati Doom e gli altri FPS e tutto sarebbe cambiato, ma la sua previsione mi e’ rimasta impressa. Aveva e immagino abbia tuttora una grande attenzione per le cose. E tu hai preso da lui. Ricordo pure tuo fratello Dario, che ho visto piccino e poi piu’ grandicello, e con quanto affetto ti occupavi di lui.

Abbiamo attraversato le epoche, vissuto interessi e comuni e scelte diverse e scambiato scherzi. In fondo ci conoscemmo cosi’: io e il mio amico dei tempi dell’adolescenza Alessandro (DJs, chissa’ se ti ritrovero’ citandoti in questo post) giocavamo a fingerci redattori di TGM in chat e tu ci cascasti. Ehm :) Chi l’avrebbe immaginato che due anni dopo in un’altra chat avremmo intervistato quelli veri, con annesso casino, ricordi? ;)
Ma eravamo tutti giovani e di casini ne abbiamo fatti tutti, penso io piu’ di te. E tu ci sei sempre stato, con pazienza, affetto e rispetto. Ed e’ per questo che io credo che noi due saremo amici per sempre. Perche’ ci vogliamo bene, ci rispettiamo e gioiamo della felicita’ dell’altro. E tu di motivi per essere felice credo ne abbia un po’, soprattutto per aver conosciuto e collaborato con l’autore del tuo gioco, Zak McKracken! Non sai quanto sono orgoglioso e felice per te ogni volta che mi racconti un tuo traguardo!

Quindi… W noi e… Si puo’ essere amici per sempre!

Come si cambia

Mi piace dire che non cambia niente. Fino alle 23:59 erano X, dalle 00:00 sono X+1

E appunto, non cambia niente, il giorno in cui compi gli anni. Gli amici ti fanno gli auguri (graditissimi, attesi e commoventi), i forum ti mandano le mail automatiche e qualche social ti mostra i palloncini. Poi, se ti va, ti regali una torta oppure, come ho fatto io, metti online la quarta versione del tuo sito personale (la prima e’ del 1997) in cui hai recuperato un po’ di cose vecchie e giocato con le magie attuali del CSS visto che ti piace tenerti aggiornato.

E vedi che invece cambia qualcosa? Non dall’oggi al domani, ma nel lungo periodo. Rivedi le tue idee. Cio’ che anni fa non avresti fatto ora fai. Che sia studiare cose nuove, aprirti a cio’ che temevi di non saper fare, giocare con la figlia novenne (e mezzo, se no si arrabbia ;) ) del tuo amico Manuel o perfino fare un selfie e pubblicarlo. O che sia smettere di vivere di paure infondate sulle tecnologie. Ma di quest’ultima cosa parliamo in un post nei prossimi giorni che oggi e’ la mia festa.

Ma perche’ cambiamo e cosa ci cambia? Io credo siano le esperienze. I distacchi scavano solchi nel cuore (e in questi anni, oltre al lutto di mia madre, ne ho vissuti molti con amici). Poi ci sono le esperienze, sia quelle belle in cui scopri che se provi puoi anche essere felice, sia quelle brutte che pero’ ti lasciano sempre insegnamenti.

Il difficile pero’ non e’ cambiare, e’ normale farlo. Il difficile e’ tenere insieme tutti i pezzi di te e voler bene a ogni parte. Quella giocosa come quella seria, quella pronta a dare l’anima per gli altri e quella che, finalmente, ha imparato a dire dei no, anche per difendere tutte le altre parti.

E adesso basta pensieri. Buon tutto a me, al remake del mio sito e a quel che verra’ oggi, domani e poi chissa’!
Tutto sommato sono felice, anche se non tutti i pezzi sono al loro posto. Di cosa mi dovrei lamentare? Ho ripreso il controllo emotivo della mia vita ed e’ stata perfino composta una canzone per me, da un’amica. Qualcosa di buono devo averlo fatto…

Ricordarti e onorarti

Domani sono 5 anni che il tuo cuore ha detto “stop”.
Dico l’organo, perche’ il cuore inteso come bonta’, come anima, quello ha continuato ad amare e a vegliare su di me, lo so bene.

Ma come detto, domani sono 5 anni e invece oggi sono 5 dall’ultima volta che siamo stati insieme, ti ho toccata, ho sentito la tua voce parlarmi. E ho pure sentito la tua sofferenza dopo quel lunghissimo intervento. Unica consolazione per poter dire a me stesso che “stai meglio ora“.

In questi anni ti ho ricordata e onorata ogni maggio facendo donazioni al nostro caro don Armando, ma quest’anno no, e non perche’ 5 anni siano una cifra particolare che richieda scelte diverse. Quest’anno molti eventi stanno turbando la mia coscienza. Lo sai, mi sono interrogato sulle politiche di accoglienza dei migranti.

L’ho fatto, spero, in modo piu’ maturo e articolato rispetto ai media e alla politica italiana ormai fondata sugli slogan, da tutte le parti.
Ancora non so quale sia la strada giusta, ma alcune certezze le ho:

  1. Non si possono lasciare persone in balia del mare o rimandarle nelle carceri libiche, e’ disumano.
  2. Se fossi sulla terra e avessi l’eta’ e il fisico, tu saresti sulle navi delle ONG che vanno ad aiutarli.

E quindi cio’ che faro’, ispirato anche dal gesto dell’Elemosiniere del Papa, sara’ una piccola donazione a Mediterranea in tua memoria, per dar loro, nel mio piccolo, un po’ di aiuto a sopperire alle scelte sbagliate e crudeli di questo e dello scorso governo e aiutare quegli uomini, quelle donne e quei bambini.

Cosi’, sarai anche tu con loro, sulla loro nave. Anche se credo che la tua anima sia vicina a chi soffre in modi e luoghi che noi nemmeno immaginiamo.

 

 

Affidare le persone a Dio

Ho chiesto a un caro amico, per anni maestro e oggi in pensione e colonna portante della parrocchia: “Pensi mai ai tuoi tanti alunni? Cosa ne e’ stato di loro, se sono vivi, se sono felici…
E lui mi ha detto di si’, che li pensa e li affida alla Madonna, “che siano in terra o abbiano visto la luce eterna.

Faro’ anch’io cosi’, per i miei vecchi compagni di scuola (di uno so la drammatica fine, di alcuni altri so qualcosa per sentito dire…) e soprattutto per le tante persone che ho conosciuto negli anni, quelle che ho visto crescere, quelle che hanno attraversato anche solo brevemente i siti di cui mi sono occupato, ecc…

Chi non crede spesso pensa che la religione sia una grande consolazione, alla sofferenza, ai distacchi e in generale alla nostra attuale impossibilita’ di capire tutti i meccanismi dell’universo e dell’esistenza.
Magari lo e’ anche per chi crede, ma ci sono situazioni in cui non sai piu’ nulla di persone che ti sono state care e casi in cui non puoi fare nulla, davvero nulla, per qualcuno e allora, grazie al Cielo che c’e’ la preghiera!
Grazie al Cielo che puoi affidare l’anima di qualcuno a chi lassu’ puo’ averne cura. Che sia un’entita’ oppure che semplicemente sia l’energia positiva della preghiera tua e di altri.

Sul fatto che la preghiera funzioni ho gia’ avuto una dimostrazione che avrebbe convinto anche San Tommaso, ma in questo post non parlo della sua efficacia per le persone a cui e’ dedicata ma della pace del cuore che da’ anche a chi la pronuncia.

Pace del cuore VS tristezza, magari per situazioni che non possiamo cambiare. Sara’ anche consolatorio, ma ringrazio il Cielo di saper guardare oltre. Oltre il mio sguardo, oltre il mio mondo. Ringrazio il Cielo di poter chiedere a qualcuno o al cosmo di accogliere la mia preghiera per il bene delle anime che ho conosciuto, per anni o per un attimo.
E sono certo che qualunque sia la verita’ in ambito religioso, la preghiera per il bene degli altri viene ascoltata.