Distacchi (una storia)
Quello che segue e’ un racconto di fantasia, piu’ o meno. ;)
Basta, non sopporto piu’ tutto questo - le disse l’uomo, spalancando con un colpo secco la porta del granaio.
Vuoi uscire da qui? Non ti piace piu’ niente di quel che abbiamo costruito e condiviso? L’amicizia che ci ha portati a costruire tutto questo si deve dunque piegare alle tue intemperanze, alla tua cieca ricerca di te che ti porta a devastare tutto quello in cui credevi?
E sia, non siamo sposati ne’ legati. Siamo soci in affari ed eravamo amici. Venuta meno l’amicizia per me non ha piu’ senso continuare l’attivita’.
Certo, certo, non serve che tu mi faccia quello sguardo. Non abbiamo litigato. Ci siamo solo persi di vista. Ognuno potrebbe elencare le colpe dell’altro o credi che ne abbia soltanto io? Invece no. Abbiamo percorso un po’ di strada insieme ma a quanto pare ora… anzi no, da un pezzo, camminiamo su strade diverse e fingiamo di non accorgercene. Adesso pero’ basta. Non mi devi niente e non ti devo niente. Prendi la tua meta’ dei nostri sogni e io faro’ lo stesso.
Non dirmi “se e’ questo che vuoi”, e’ palese che lo e’ - concluse l’uomo, incamminandosi verso il campo pieno da arare.
Lavoro’, lavoro’ per ore senza voltarsi mai, sospinto dall’amarezza, finche’ quel propellente non fini’ e torno’ verso il granaio. Vuoto.
Tutt’intorno silenzio.
Doveva affrontarla, doveva chiudere quella inutile sofferenza ma ora che l’aveva fatto si accorse che non era cambiato nulla. La fattoria era comunque vuota come la sua anima. Forse un po’ di piu’ perche’ aveva dato spazio a rabbia e sentimenti di delusione che sebbene legittimi non portavano certo buoni frutti ma erano solo semi di altro dolore.
Desidero’ non aver mai detto nulla, poter tornare indietro allo stato precedente che se non altro gli lasciava la dolce-amara illusione, se non di un futuro, almeno di un passato e -forse- di un presente.
In quel momento si sveglio’, nella fattoria vuota.
Ancora una volta si mise a pensare, accumulando amarezza, che era ora di finirla con quello stato di cose.
Inserito da Gabriele
alle 00:32 in
Frammenti
|
pLink |
Nessun commento »
Vite a perdere
Raccontino pensato oggi…
che notte figa ragazzi siamo andati nella disco yo’
che forza c’ho il ballo nel sangue
e poi c’era dj rox col rhum e lo shock yo’
guarda, guarda, sfiora quella ci sta!
siamo i giovani siamo vivi siamo la notte yo’
prendi la macchina questa disco e’ per la sera
via a 250 verso il posto piu’ cool attento alla pula yo’
scorre tutto veloce ma io sono forte io mi sento ok
sono nella lista mi fanno entrare io sono dj dax yo’
una pasticca? una canna? rhum? dammi tutto!
a me non capita niente, sono ok mi sento grande yo’
cazzo gia’ le 8 di mattina, andiamo!
forse becchiamo il rave di cui parlava dj pox…
Vieni, e’ ora di andare, disse la donna dalla voce dolce e gli occhi sempre tristi.
Anna con i suoi 5 anni e tanti perche’ senza risposta lascio’ cadere dolcemente dalla sua manina una margherita e, mano nella mano con la sua mamma, usci’ dal portone del cimitero dov’era sepolto il fratello che ormai faticava a ricordare.
Inserito da Gabriele
alle 20:37 in
Frammenti, Le mie creazioni
|
pLink |
Nessun commento »
Un suono lontano
Passa un aereo,
lo sento nelle tenebre di questa notte.
Un suono lontano che presto sfumera’.
Vite in volo. Da dove? Verso dove? Non importa.
Cento, duecento, trecento anime sole
che lasciano qualcosa, qualcuno
e viaggiano nel freddo della notte
fra una valigia, un caffe’ e sorrisi sconosciuti.
Maliconia, nostalgia di giorni sereni.
Come in questa piazza virtuale
in cui tutti ridono
e si confondono in un unico rumore.
Come un suono lontano
che presto sfumera’.
Inserito da Gabriele
alle 22:53 in
Frammenti
|
pLink |
Nessun commento »
Frammenti
Il mare da lontano era quieto, le case bianche basse suscitavano ricordi di altre latitudini.
Il sole si rifletteva sull’acqua azzurra, tranquilla.
Bambini nelle strade giocavano
e tutt’intorno era serenita’ dei cuore e dell’anima.
Inserito da Gabriele
alle 22:06 in
Frammenti
|
pLink |
Nessun commento »
Radio libere del 2000
Lo studio del DJ era pieno di fumo. Il giovane: occhiali scuri, barba incolta, mozziconi qua e la, butto’ sul piatto uno degli ultimi dischi, una ballata lenta del Bennato. Abbastanza vecchia da essere considerata classica ma non cosi’ vecchia per essere etichettata come antica. Avrebbe detto due parole con la sua voce sensuale e impostata e poi via, un altro disco e SBLAMM! A casa, sotto la pioggia, in quella porca sera spesa a raccontare musica su vecchia radio con quattro ascoltatori e come sponsor le pompe funebri del paese.
Dedicata a Radio Terrona del mio amico Anto’. Dalla puglia con furore.
Inserito da Gabriele
alle 22:26 in
Frammenti
|
pLink |
Nessun commento »