27/09/2005

Paralleli

E’ strano scoprire che certe situazioni di stress non si verificano solo sul posto di lavoro ma anche in momenti di lavoro volontario…
Oggi durante la mia lettura quotidiana di Slashdot.org ho trovato il link ad un articolo che descrive perfettamente lo stato emotivo in cui io e un’amica ci siamo trovati recentemente.

Parlo di lavoro volontario e che mi legge puo’ pensare alla mia Parrocchia. Nulla di tutto cio’, li le cose vanno benone, pero’ il riferimento mi permette di tracciare un parallelo a cui pensavo gia’ da tempo.

Lavoro volontariamente in due ambiti e ho a che fare con due persone che, ci penso da tempo, in fondo sono simili. Uno e’ un vecchio parroco alla vigilia della pensione. Lui e un’altra persona si assomigliano tremendamente: fanno molte cose buone, hanno dedicato la vita agli altri, hanno un carattere forte e una grande determinazione. Non esistano a usare la prima persona singolare per esporre le loro idee, senza farsi remore se cio’ che dicono e’ scomodo o impopolare. Sono entrambe persone che stimo moltissimo per come ragionano e per quel che fanno nei loro ambiti. E questo e’ un complimento sincero.

La differenza fra loro l’ho imparata lavorandoci assieme, ed e’ una differenza netta. Entrambi sono al timone e sanno che e’ compito loro guidare la nave. Il vecchio parroco pero’ ha capito che da soli non si va da nessuna parte e che perche’ la nave arrivi alla meta bisogna avere bravi marinai. E’ lui che indica la rotta, pero’ ha l’umilta’ di ammettere che da solo non puo’ fare tutto e che gli servono gli altri. Il cammino puo’ percorrerlo solo CON GLI ALTRI. E anche se le decisioni finali spettano a lui, tratta gli altri alla pari, da’ loro motivi per lavorare, per sentirsi parte del progetto, da’ incentivi e spazi per sfruttare al meglio le altrui capacita’. La domenica dal pulpito propone i suoi insegnamenti ma appena finisce la messa e’ un uomo in mezzo agli uomini che sa accettare e sostenere i suoi fratelli, gli unici che gli permettono realmente di arrivare alla meta. Che e’ fare del bene agli altri.

Ecco, per quanto io critichi i sacerdoti e molte loro posizioni, quest’uomo lo apprezzo perche’ quando lavoro con lui mi sento un suo pari, non un mozzo che deve guardare da lontano il tavolo imbandito del capitano. Chissa’ se e’ solo il carattere o se e’ merito della sua educazione culturale. In ogni caso grazie, don Armando, per avermi accolto nella sua nave e farmi sentire sempre un suo fratello. Vorrei che fossero tutti come lei.

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